London Welsh, la versione anglofona di un pasticciaccio brutto. Davvero brutto

Due vittorie su due gare e promozione regolarmente conquistata sul campo. Dopo il 37 a 21 di una settimana fa ieri sera i London Welsh hanno nuovamente battuto i Cornish Pirates 29 a 20 e vinto la Championship, la seconda divisione inglese. Una vittoria che significa promozione in Premiership. Anzi, significherebbe. Perché come forse già saprete i London Welsh non hanno uno stadio con i requisiti minimi per prendere parte al massimo torneo inglese e il regolamento prevede in questo caso l’annullamento del loro passaggio nella categoria superiore e il mantenimento in Premiership di Newcastle, che invece dovrebbe retrocedere. Una follia del regolamento, ma tant’è. La RFU ha detto no anche all’affitto di un altro stadio che invece ha i requisiti – quello di Oxford – e sempre per colpa del regolamento, che prevede che una delle caratteristiche che le strutture devono avere è la loro “titolarietà primaria”, cioè deve essere il campo di gioco principale in maniera stabile.
La battaglia a colpi di carte bollate è solo all’inizio.

Manu Tuilagi la svanga e fa felice Stuart Lancaster

La commissione disciplinare della RFU ha archiviato il fascicolo aperto contro Manu Tuilagi, che era stato citato in giudizio dopo uno spear tackle nei confronti di Danny Care durante la finalissima di Premiership giocata sabato a Twickenham tra Tigers e Harlequins, vinta da questi ultimi. Spettatore interessatissimo era il ct della nazionale inglese Stuart Lancaster, che in caso di squalifica non avrebbe potuto portare il giocatore in Sudafrica, dove il XV in maglia bianca è atteso per tre incontri nelle prossime settimane contro gli springboks (e altre due partite contro i Barbarians sudafricani).
Tuilagi è dunque abile e arruolato e prenderà l’aereo per Johannesburg insieme ai suoi compagni di squadra.

Video: la finale di Premiership tra Tigers e Quins. Per intero

Lutto nel rugby: Gloucester piange la perdita del “suo” John Brain

John Brain Brain per il Gloucester era il rugby operations director: visionava giocatori, faceva contratti, stimava spese e ricavi. John Brain quella maglia in vita sua l’ha indossata per quasi 300 volte da giocatore, poi – una volta ritiratosi – era diventato l’assistente di Philippe Saint-André, attuale ct francese. Quindi era andato a Worcester come head-coach (riportandolo in Premiership), quindi era entrato nello staff del Bristol e nel 2010 era tornato a casa, a Gloucester. Domenica mattina John è venuto a mancare, lasciando un vuoto enorme a Kingsholm e dintorni, ma ci scommetto, non solo lì. Aveva 50 anni e godeva di ottima salute. A ucciderlo è stato un infarto.

Fotogallery: Arlecchini e Tigri, l’atto finale della Premiership 2011/2012

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