Sonny Bill Williams farà l’australiano e il giapponese. E lascia gli All Blacks

Ora è ufficiale: al termine del Super Rugby in corso SBW lascerà la Nuova Zelanda. L’annuncio è stato dato dallo stesso giocatore che ha confermato le voci degli ultimi giorni. Il centro (ora ex) all blacks 26enne da settembre vestirà la maglia dei Panasonic Wild Knights, club giapponese di Ota, non lontano da Tokyo.
Quello che non ha annunciato ufficialmente è il successivo passaggio alla NRL – la League australiana – con i Sydney Rooster, anche se per la prima volta ha ammesso che la trattativa è in corso: “Non ho firmato nulla, ha detto il giocatore – ma stiamo parlando da un po’, è vero”. Il contratto con i giapponesi prevede che SBW giochi con loro anche la stagione 2013/2014. Insomma, nei prossimi due anni il giocatore farà ping-pong tra Australia e Giappone, e conoscendolo proverà ad inserire anche degli incontri professionistici di pugilato.
Con questa mossa Sonny Bill diventa probabilmente il giocatore più pagato nel mondo ovale, ma il prezzo da pagare è la perdita della maglia All Blacks: per i prossimi due anni almeno non farà parte dei tuttineri e quindi nemmeno noi italiani potremo vederlo in azione il prossimo novembre all’Olimpico di Roma. La sua intenzione è con ogni probabilità quella di tornare nel 2014 in madrepatria (e nel rugby a XV) per potersi giocare i Mondiali del 2015. Ma che faranno in Nuova Zelanda dove non sono pochi quelli che si sono stufati del modo di fare del giocatore?

La ripicca di Sonny Bill Williams quando (e se) tornerà nella League

Il quadro dovrebbe essere questo: SBW finisce la stagione di Super Rugby con i Chiefs, poi va in Giappone per qualche mese e quindi si accasa ai Sydney Roosters (rugby a 13), lasciandosi aperta la parentesi per il Sol Levante anche nella stagione 2013-2014. Quindi ritorno in Nuova Zelanda in tempo per i Mondiali inglesi del 2015. In tutto questo bisogna poi trovare un po’ di spazio per qualche incontro di boxe, ovviamente.
Questo è il piano del giocatore per i prossimi anni, anche se non ancora ufficiale (e bisogna vedere, perché in Nuova zelanda qualcuno comincia a stufarsi di questi continui salti e chiede regole più stringenti). Vedremo.
Ad ogni modo dall’Australia mi arriva una notizia davvero “colorita”: una radio di Sydney ha diffuso alcuno dettagli del contratto che legherebbe il giocatore ai Roosters. Uno è particolarmente interessante: una clausola infatti prevederebbe che nel caso in cui il suo rientro in NRL metta di fronte la squadra di Sydney e i Bulldogs il centro all blacks non scenderà in campo. Perché? I bulldogs sono stati la sua ultima squadra australiana e Sonny Bill non vuole che quel club possa in alcun modo godere del ritorno di immagine e interesse mediatico che il suo rientro inevitabilmente si porterà dietro…

Piccoli “Sonny Bill” crescono: il prossimo a salire sul ring sarà Kaino

L’appuntamento è fissato per il 13 dicembre a Auckland, per quel progetto di raccolta fondi contro il cancro alla prostata (“Fight for life”) che lo scorso anno avrebbe dovuto vedere salire sul ring per incrociare i guantoni SBW e Jonah Lomu. Poi le difficili condizione fisico-sanitarie dell’ex all blacks hanno fatto naufragare il tutto.
Questa’anno su quel ring salirà però un altro (ex) tuttonero: Jerome Kaino. Il terza linea sta recuperando da un infortunio e poi andrà a giocare in Giappone, dove ha firmato un contratto di due anni con il Toyota.
E Kaino combatterà contro un altro rugbista, Willie Mason, ex Tolone e atleta dei Newcastle Knights (rugby league australiana).

Lo stupro a Cape Town, il tallonatore esce allo scoperto: “L’accusato sono io, ma sono innocente”

E’ il tallonatore Nathan Harris il giocatore neozelandese della nazionale U20 ad essere accusato di aver violentato una donna in un albergo di Città del Capo la notte dopo la finalissima del Mondiale Juniores.
Il giocatore si proclama innocente attraverso un comunicato fatto soprattutto per tutelare i suoi compagni di squadra: “L’unica persona coinvolta sono io – si legge – nessun altro è implicato nella vicenda. Voglio far sapere con forza che sono innocente: non ho fatto entrare nella mia stanza nessuna donna, è contro le regole della nazionale. Sono profondamente dispiaciuto e voglio chiedere scusa ai miei compagni di squadra, ai membri dello staff, a parenti e amici, ma soprattutto alla mia famiglia per i problemi che sto provocando. Gli ultimi cinque giorni sono stati i peggiori e più dolorosi della mia vita. Sono sotto inchiesta, quindi non posso rivelare nessun dettaglio sulla vicenda”.

Interrogatori e test del DNA tra i Baby Blacks, prosegue l’inchiesta sullo stupro di Città del Capo

Non si placano le polemiche per la vicenda che vedrebbe coinvolti alcuni giocatori della nazionale neozelandese U20 coinvolti in uno stupro avvenuto venerdì notte al Southern Sun Hotel Newlands di Città del Capo, dopo la finale del Mondiale Juniores.
Le non molte notizie sinora trapelate parlano di quattro giocatori implicati nella vicenda, ma l’intero staff neozelandese è stato fatto comunque ripartire dal Sudafrica dopo aver dato massima collaborazione e aver ottenuto il via libera proprio per questo.
Almeno ad un giocatore, ma forse sono due, è stato comunque prelevato del DNA e si stanno attendendo i responsi, così come un giocatore (non si sa se si tratta della stessa persona) è stato interrogato in loco dalla polizia.
La ragazza rimasta vittima della violenza, una 22enne, si sarebbe presentata da sola all’albergo dei neozelandesi e secondo un membro dello staff dell’hotel si è presentata come una cugina di un giocatore, era ubriaca e sapeva esattamente in quale stanza voleva andare.
Atleti e membri dello staff potrebbero tornare in Sudafrica per nuovi interrogatori.