Nelson, dove 141 anni fa nacque il rugby neozelandese

Quel 14 maggio in campo erano in 36, ad assistere in circa duecento, erano le due del pomeriggio di un sabato. Il campo un prato che oggi si trova nella riserva botanica di Nelson e l’anno il 1870: quel giorno in Nuova Zelanda venne giocata la prima partita di rugby di cui si abbia memoria. Ad affrontarsi il Nelson RFC (“Town”) e il Nelson College (“Gown”), 18 giocatori per parte che dopo tre ore di gioco videro il risultato fermarsi sul 2 a o per il Town.
La partita venne giocata solo 2 giorni dopo la stesura del primo codice di regole ufficiali del paese oceanico.
E lo scorso 14 maggio a Nelson sono accorse 120mila persone (circa il doppio degli abitanti della cittadina che farà da base alla spedizione azzurra i Mondiali di settembre) per le celebrazioni e il remake di quella partita, con tanto di giocatori vestiti con abiti d’epoca.

Video: McCaw e quella voglia di rimanere in Nuova Zelanda

Così il capitano degli all blacks ha spiegato alla stampa la sua decisione di rinnovare il contratto con la federazione neozelandese

Dunedin perde “la casa del dolore” e guadagna uno stadio di materiale riciclato

Massimo Calandri per Repubblica.it

La Casa del Dolore chiude, e non c’è peggiore notizia per gli appassionati di rugby di tutto il mondo. Perché Carisbrook, ovvero The House of Pain – la Casa del Dolore, appunto -, è uno degli stadi magici di questo sport. Un santuario dove prima la squadra locale, l’Otago, e poi gli All Blacks, hanno celebrato per anni i loro successi infliggendo agli avversari sconfitte così brutali e impietose da imporre il leggendario e minaccioso soprannome. Un fantasma nero, un incubo, un ba-bau per tutti quelli che si trovavano a passare da queste parti. Però fra tre mesi è finita.
(…)Carisbrook chiude, con ogni probabilità aprirà un supermercato. Ma contemporaneamente Dunedin festeggia la prossima apertura di un altro tempio ovale, il New Otago Stadium: il primo stadio del mondo da rugby interamente coperto, un capolavoro di ingegneria che verrà testato durante i Mondiali ovali e che il 2 ottobre ospiterà Italia-Irlanda, incontro decisivo per il passaggio ai quarti della manifestazione.
Trentamila spettatori, una gigantesca calotta trasparente di 20.000 metri quadri – supportata da cinque archi alti più di cento metri. Posizionata in modo da ricevere e riproiettare, raddoppiandola, l’intensità della luce solare, anche – e soprattutto – quando piove. Il tetto raggiunge i 47 metri di altezza nel punto più alto, 37 in quello più basso: è stato calcolato che statisticamente un pallone ovale non viene calciato più in alto di 29,4 metri, quindi nessuna preoccupazione di centrare il soffitto (…) uso esasperato di pannelli solari e forme eco-sostenibili di energia: il complesso è stato realizzato con il 97% di materiale riciclato. Il New Otago Stadium (Forsyth Barr è il nome ufficiale) sorge non lontano da Logan Park e dai campi degli Otago Highlanders, dove prima c’era una fabbrica di pesce e curiosamente o forse nemmeno troppo – qui la popolazione è tutta di origine scozzese  –  accanto ad un fiume che si chiama Leith, come quello di Edimburgo.
L’inaugurazione è prevista per il 7 agosto con il match tra North Otago e West Coast. “Poi altri quattro-cinque incontri, e il primo vero test il 10 settembre con Inghilterra-Argentina”, spiega David Davies, chief executive officer del progetto. Che conferma l’interessamento di alcune squadre di calcio scandinave (ed una – molto nota – francese), intenzionate a costruire qualcosa di molto simile a casa loro. (…)

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Sonny Bill Williams e un futuro neozelandese

Sonny Bill Williams, a meno di clamorose sorprese, rimarrà in Nuova Zelanda anche dopo i Mondiali. Il fortissimo centro dei Crusaders starebbe infatti per rinnovare il contratto con la federazione neozelandese. La conferma arriva dal manager del giocatore, secondo il quale la trattativa potrebbe chiudersi in poco tempo. Su Sonny Bill sono puntati gli occhi di alcuni club francesi (Tolone in testa), e di non poche squadre di rugby a 13, pratica dalle quale arriva il giocatore.

McCaw rimane, Rokocoko parte e Dan Carter…

Richie McCaw sta per firmare il nuovo contratto che lo legherà ancora alla federazione neozelandese. Lo ha detto lo stesso capitano di Crusaders e All Blacks al New Zealand Herald. Insomma, si lavora sui dettagli, ma la strada ormai è decisa.
Capitolo Rokocoko: l’ala dei Blues è ormai praticamente un giocatore del Bayonne, dove raggiungerà Sione Lauaki, Tialata e Mark Chisholm. Per gli Aironi rimane dunque un sogno.
Infine Dan Carter, di fresco rinnovo anche lui con la NZRU.Il numero 10 ha fatto sapere di essere stato vicinissimo a lasciare la Nuova Zelanda per la Francia, nello specifico per andare a Parigi e indossare la maglia del Racing Metro. Carter ha detto che davanti a un contratto da 6,5 milioni di dollari ha vacillato. Chi non l’avrebbe fatto?