Uenuku – Una fotografa downunder: difetti kiwi non pervenuti

di Stefania Mattana

Quando ho detto che spedivo la Conforti in terra di Nuova Zelanda per scovarne possibili difetti, scherzavo per metà. La parte scherzosa è che non le ho finanziato il viaggio, ma l’aspetto della ricerca di lati negativi era serissimo.
E la pesca che Sabrina porta in barca quest’oggi sul suo diario ci mostra un mondo praticamente da favola: quando si dice essere agli antipodi!

di Sabrina Conforti

Una lista di principi che TANTA gente dovrebbe imparare. Esame di coscienza, prego!

Rispetto nel prossimo, chiunque esso sia
Il rispetto è la BASE di qualunque azione-discorso-pensiero. Rispetto TOTALE.
Non ti annullano appuntamenti 5 minuti prima. Il tempo che ti viene dedicato è tuo. Non sei un nome inserito in un programma giornaliero. Non vieni ritenuto incompetente se non hai la barba bianca e l’aria burbera. RISPETTO.

Meritocrazia
Se sei capace in quello che fai, sei cosciente del punto 1 qui sopra, e hai voglia di lavorare, pare che sia impossibile non trovare un impiego in Nuova Zelanda. La meritocrazia è il metro di misura…

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Uenuku – Due chiacchiere con… Nan Dan, la nonna di Dan Carter

di Stefania Mattana

A Motueka, cittadina a meno di 50 km da Nelson, tifano tutti All Blacks, come è praticamente d’obbligo in Nuova Zelanda. Eppure, a Motueka c’è una donna che tifa più di tutti, e tifa per Dan Carter. Lei si chiama Pam, ha 81 anni ed è l’unica nonna ancora in vita del numero 10 di Christchurch.

Vivace e solare, la donna non nasconde le sue intenzioni mondiali: dite incrociate per gli All Blacks e tutta la voce a sua disposizione per urlare e incitare i ragazzi, seduta sul suo sofà davanti alla tv.
Sembra strano che la nonna di uno degli sportivi più amati di Ovalia rimanga chiusa dentro quattro mura a guardare suo nipote dalla televisione, pur avendo l’intero circo della Coppa del Mondo di rugby praticamente sotto casa. Quando i suoi parenti si fiondano allo stadio per incitare Dan o si raggruppano tutti insieme per vedere le partite, lei preferisce stare a casa, da sola.
“Mi piace guardare la partita alla tv, vedo tutto molto meglio. – spiega Pam – Sono stata allo stadio alcune volte a Christchurch, e mi hanno addirittura dato un posto d’eccezione, dove si vedeva bene tutto. Eppure non mi soddisfava: l’atmosfera dello stadio è una cosa meravigliosa, ma non fa per me.”

Nan Dan, così la chiamano a Motueka, è davvero una supporter sfegatata, tanto che guarda le partite almeno due volte: così, dice lei, riesce a cogliere più sfumature del match, e non si perde niente. La zia di DC e figlia della signora Pam, Jan Cramond, scherza con la signora, aggiungendo quel tocco di colore che fa di Pam una vera supernonna tifosa: “La verità è che le piace guardare le partite da sola per parlare con la televisione e dire tutto quello che le passa per la testa. La sentiamo dire: ‘Forza, Danny, ce la puoi fare!’ oppure cose tipo ‘Ehi, arbitro, ma si può sapere a cosa stai pensando?’ E poi si lamenta da morire quando sostistuiscono Dan. Insomma, la mamma a volte si fa coinvolgere un po’ troppo!”. Ma lei ribatte ridendo: “Non c’era bisogno che lo sapessero tutti!”

La famiglia Carter è una tribù allargata: sei figli (di cui cinque maschi) sedici nipoti e nove pronipoti. Una famiglia molto unita, dice nonna Pam, che adora tutti i suoi nipoti. Per lei sono tutti speciali, ma ammette di andare particolarmente fiera di Dan, che lei definisce “un bel ragazzo”.
Per Dan e la sorella si è addirittura trasferita dalla sua Motueka, assieme al marito Albert, a Southbridge (50 km a sud di Christchurch), a quattro porte dalla casa di Dan. La nonna si è presa cura dei nipoti dando una mano alla nuora, impegnata nel lavoro.
“Mi sono sempre divertita con i bambini. Dan è sempre stato un bravo ragazzo, e così anche sua sorella.”
A casa Carter tutti adorano Dan: ciò che appare lampante è il suo essere un ragazzo ancora molto dedito alla famiglia, tanto da stare con loro appena si libera dai suoi vari impegni. Pam sfoggia tutta tronfia la t-shirt che Dan le ha regalato qualche anno fa: una maglietta con il simbolo di Superman e con scritto “SuperNan”, che le dona proprio a pennello.
“Danny mi chiama sempre prima di partire all’estero – racconta – L’ultima volta mi ha telefonato mentre stava andando in aeroporto, per salutarmi.”

Che la palla ovale fosse cosa di famiglia, era praticamente certo, quasi scritto nel DNA, e sia la nonna che la zia sapevano che Dan sarebbe diventato un buon giocatore. In Nuova Zelanda è facile avere un rugbista di buon livello almeno da una parte del ramo famigliare, ma Dan ne aveva addirittura uno per ogni lato dell’albero geneaologico. Inoltre, lo zio della signora Pam era Bill Dalley, mediano di mischia degli anni ‘20 che è stato anche capitano degli All Blacks.
Nonna Pam dice di non aver mai avuto dubbi sul fatto che suo nipote un giorno avrebbe vestito la maglia tuttanera: “Quando i bambini guardavano i cartoni animati, lui guardava le repliche delle partite.”

La signora Carter non si risparmia nemmeno una considerazione nei confronti del lavoro da modello del nipote. Nonostante l’età, non sembra turbata dal vedere il corpo del nipote, a volte poco vestito, sui cartelloni pubblicitari: “Se avessi un corpo come il suo io lo farei – ha detto divertita – Fa parte del suo lavoro, sembra che gli piaccia e questa è la cosa più importante.”

L’ultima battuta la lascia invece agli All Blacks in generale: “Auguro loro buona fortuna, la migliore fortuna. I ragazzi possono fare dare il meglio che possono, ma sono umani anche loro. La gente spesso sembra dimenticarlo.”
Pillole di saggezza.

Uenuku – Gossip e politica dietro le quinte di Australia-Italia

di Stefania Mattana

Presenze VIP e misteri da risolvere albergano sulle tribune ormai vuote del North Harbour di Auckland.
Pare infatti che Australia-Italia giocata domenica scorsa sia stato teatro di uno spiacevole disguido diplomatico tra la Nuova Zelanda e l’Australia. Il Sydney Morning Herald riporta infatti un comportamento maleducato e decisamente bordeline di un ministro kiwi seduto a guardare la partita, che pare abbia preso a insultare pesantemente i Wallabies durante le fasi di gioco. Fonti che sembrano attendibili raccontano di grida, parolacce e ingiurie gratuite ai giocatori che subivano il gioco italiano. Parole hanno lasciato a bocca aperta tutti gli astanti. Quando poi gli australiani hanno iniziato a prendere in mano la partita, pare che l’uomo abbia abbandonato lo stadio.

La stampa wallaby e la federazione australiana di Union hanno voluto vederci chiaro, ma per tutta risposta hanno ricevuto solo continue e ripetute smentite da parte del premier John Key e del resto dell’entourage kiwi: d’altronde, i neozelandesi non potevano comportarsi altrimenti.
Intanto impazza il toto-ministro, ribattezzato “Ministro delle Cattive Maniere”: a presenziare al match c’erano il ministro della difesa, quello dell’immigrazione e quello delle infrastrutture, ma è quasi certo che l’ingrata poltrona del neonato ministero rimarrà quantomeno anonima – e si spera di nuovo vacante.

Interrogati sull’accaduto, i giocatori australiani hanno espresso indifferenza e disinteresse, mentre si sono pronunciati favorevolmente colpiti e felici della presenza allo stadio di Orlando Bloom e della moglie Miranda Kerr. Quest’ultima, neonato al seguito, si è presentata al North Harbour con una bella maglia Wallaby, scatenando il consenso e il cinguettio su Twitter di campioni come James O’Connor e Quade Cooper.
Insomma, gossip batte politica uno a zero, almeno così la pensano i giocatori, che forse preferiscono solo il tifo positivo a quello contro.

Panchina degli All Blacks, Kirwan si candida

“Se mi chiamano dirò sicuramente di sì”. D’altronde, chi non lo farebbe? la federazione neozelandese ha già fatto sapere che dopo il Mondiale e quale che sia il risultato ottenuto la panchina degli All Blacks cambierà padrone e al posto di Graham Henry – in sella dal 2003 – vedremo qualcun altro. L’allenatore, hanno fatto sapere da Auckland, potrà anche essere straniero, ma i paletti previsti rendono la cosa quasi impossibile: il coach che si siederà sulla panchina più ambita al mondo deve infatti aver lavorato in Nuova Zelanda per almeno tre degli ultimi cinque anni. Non è ben chiaro cosa significhi quel “lavorato” (aver fato l’allenatore o anche altro?), ma questo elimina candidati come Mallett o Lievremont, per esempio.
Chi in qualche modo si autocandida è John Kirwan, ex ala tuttanera – e che ala! – ex ct della nostra nazionale e attualmente alla guida del Giappone. “Certo che direi sì, è il miglior lavoro del mondo – ha detto Kirwan al Dominion Post – sarebbe il momento in cui mi sentirei più orgoglioso in tutta la mia vita, ma al momento io penso solo al mio Mondiale con il Giappone”.

 

Uenuku – Una fotografa downunder: la cerimonia Waka Ama

di Stefania Mattana

Che la Nuova Zelanda custodisse in sé tesori inestimabili della sua tradizione millenaria, la fotografa Sabrina Conforti lo sapeva già prima di partire. Ma da quanto scrive nel suo blog, non si aspettava di certo quella valanga di forti emozioni che le sono piovute addosso! Quello che si è visto in tv durante la cerimonia di apertura non è nulla rispetto a ciò che ha visto Sabrina dalla sua prima fila. E allora, buona lettura a tutti!

di Sabrina Conforti

Una di quelle giornate in cui ti senti quasi in uno dei miei migliori sogni: Nuova Zelanda + Rugby + Mondiale = UnSaccoDiFelicità. Cammini per strada ed ancora non riesci a realizzare: ci siamo!
La mia personale liason officer Melita (un monumento a questa donna) mi organizza tutto. Ore 15.30 cerimonia delle waka ama: 600 maori in arrivo su queste tipiche canoe. Ma sì, due barchette, un paio di urletti…cosa vuoi che sia. Riesco ad infilarmi in prima linea, eccomi sono pronta!
Mi distraggo un secondo e non vedo che le imbarcazioni stanno arrivando da laggiù, dove…

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