Impossibile non provare empatia per Jonah Lomu, ricoverato da una decina di giorni con il rene trapiantato in piena crisi, tanto che forse sarà necessario un altro trapianto. Tutto il mondo ovale stringe i denti con lui e continua a mandargli messaggi positivi di sostegno e affetto. Sia Jonah che la sua famiglia hanno chiesto rispetto e silenzio sulla sua salute, gettando i fan – e una nazione intera – nella preoccupazione più grande. Fino a quando la leggenda All Blacks non ha deciso di vendere al miglior offerente un’intervista esclusiva sulle sue condizioni generali, lasciando molti dei suoi supporter a bocca aperta.
I rumors sono iniziati qualche giorno fa, quando alcune testate neozelandesi hanno parlato della possibilità che un noto settimanale femminile avesse convinto la famiglia Lomu a prestarsi all’intervista, ovviamente denaro sonante alla mano. La voce si è poi sparsa per tutta la blogosfera e le testate straniere, trovando solide argomentazioni anche sulle pagine francesi. Alla fine, la caporedattrice di Women’s Magazine ha confermato di avere l’esclusiva sull’intervista, ma non ha rivelato l’ammontare del caché. Una somma che comunque pare aggirarsi attorno ai 10,000 dollari neozelandesi (quasi 6 mila Euro) e che ne frutterebbe quasi il doppio in termini di vendite del giornale. Le reazioni dell’opinione pubblica non sono tardate ad arrivare, e come ci si aspettava le più numerose e dure provengono dai “delusi”. Il distretto sanitario di Auckland ha preferito, per esempio, specificare la sua posizione di neutralità nell’affare, rilasciando un comunicato stampa nel quale si afferma totalmente estraneo ai fatti: “É doveroso specificare che il nostro distretto sanitario è venuto a conoscenza della possibilità di un accordo esclusivo con una rivista, ma non abbiamo avuto alcun coinvolgimento in qualsiasi accordo”, recita l’annuncio. Le voci del “popolo” sono giunte forti e chiare: “Jonah si sta facendo i soldi sui suoi reni. Spero che ne dia un po’ anche a Grant Kereama” (lo speaker radiofonico che nel 2004 gli donò il rene, ndr); “Pensate che Lomu si meriti tutta la nostra solidarietà, adesso?” hanno cinguettato su Twitter.
Probabilmente comprensibile, difficilmente accettabile, per i Lomu fans. Non si gioca con la salute, mai. Ce lo insegnano da quando si va all’asilo, e quelli che sfruttano il male degli altri per fare soldi li chiamano sciacalli. Jonah non può essere uno sciacallo di se stesso, non ha alcun senso. Lui, che è sempre stato un signore nel bene e nel male, stavolta l’ha fatta veramente fuori dal vaso. E la delusione della gente che lo acclama e lo sostiene non si può ignorare. Ora Lomu ha solo una carta da giocare, per tirarsi fuori da questo vicolo cieco e imbarazzante: devolvere le entrate dell’intervista in beneficenza. E Jonah, se leggi questa pagina di Uenuku, sappi che ti sto facendo un appello: fallo.
Categoria: Nuova Zelanda
Un nuovo trapianto di reni per Jonah Lomu?
Gli organi ricevuti nel 2004 non funzionerebbero più a dovere e perciò la prospettiva di un nuovo trapianto sarebbe molto probabile. Sarebbero queste le condizioni in cui versa Jonah Lomu, da qualche giorno ricoverato a Auckland per un improvviso peggioramento delle sue condizioni fisiche. Il condizionale è d’obligo visto che non esiste al momento nessuna conferma ufficiale e sulla vicenda è calato il silenzio di amici e familiari (ricordo che sembra che Jonah abbia venduto anche questo tipo di esclusiva a un magazine femminile…)
Uenuku – Il popolo di Lomu si stringe attorno a lui. E prova a capirci qualcosa
La Nuova Zelanda tutta e non solo è in ansia per le sorti di Jonah Lomu, la leggenda All Blacks ricoverata da quasi una settimana all’Auckland Hospital, per complicazioni improvvise legate alla sua patologia renale. Lomu, che soffriva di una forte nefrite, ha subito nel 2004 un trapianto di rene che gli ha ridato la vita. Niente, durante la cerimonia d’apertura della RWC a cui ha partecipato, dava a pensare che da lì a qualche giorno le sue condizioni di salute sarebbero peggiorate.
L’intera nazione e i tifosi di tutto il mondo sono preoccupati, ma dalle corsie dell’ospedale di Auckland non trapela alcuna notizia, se non che la situazione di Lomu è data come “stabile”, e che non si sa quanto dovrà rimanere ricoverato in ospedale. Indizi davvero poveri per capire il reale quadro clinico. La famiglia e gli amici di Jonah si sono stretti nel silenzio, chiedendo riservatezza e discrezione, che pare essere rispettata dalla stampa, almeno per ora. Ovviamente, la fame di notizie è tanta, così come le ipotesi che si rincorrono riguardo il suo improvviso peggioramento.
In questo periodo Lomu si stava allenando per un match di boxe per beneficienza, poi è stato colto dal malore. Interrogati dai giornali, alcuni nefrologi e specialisti in trapianti hanno espresso qualche dubbio riguardo l’allenamento agonistico della boxe e le condizioni del suo rene. Infatti, sebbene l’attività fisica faccia bene al trapiantato, gli allenamenti agonistici potrebbero aver recato qualche problema al rene di Lomu, considerando poi che si tratta di boxe, e non di curling.
Gli specialisti non hanno poi escluso altri numerosi problemi che possono aver intaccato l’equilibrio renale ed epatico di Lomu, spiegando con dovizia di particolari e con linguaggio semplice ciò che potrebbe essere accaduto all’ex All Black.
Inoltre, c’è da considerare che la cronologia e la vita di un rene trapiantato varia da caso e caso, per cui un rene può lavorare bene per 20 anni così come anche per 2 o 7 o 10 anni. I farmaci anti rigetto potrebbero aver intaccato anche la funzionalità epatica di Lomu, complicando così il quadro generale.
La gente normale sta esprimendo in ogni modo la sua solidarietà e vicinanza al campione kiwi. Dai cartelli negli stadi ai messaggi sui social network, nessuno vuole esimersi dall’esprimere il proprio affetto verso di lui.
Anche gli All Blacks hanno mandato un messaggio di supporto a Lomu: al termine dell’allenamento hanno esposto delle grosse lettere che componevano la scritta “Get Well Jonah – Kia Kaha” (Rimettiti Jonah, sii forte)
Mealamu si è fatto portavoce della squadra, esponendo i pensieri di tutti nei confronti di Lomu:
“Lui è stato una grande parte di noi del passato e probabilmente è una grande parte di noi anche oggi. É triste vedere un uomo come lui nelle condizioni in cui sta adesso, ma siamo sicurissimi che si riprenderà molto presto.”
In questi giorni, il primo ministro neozelandese John Key si recherà in ospedale per portargli personalmente tutto l’affetto della nazione. “Ovviamente ci siamo tutto molto rattristati nel sentire che non stava bene. Non appena saprò di poterlo fare andrò subito a fargli visita” ha dichiarato Key.
Tutti si stringono attorno a Lomu, e anche la mia intenzione, con questo articolo, era quella di esprimere supporto a Jonah. D’altronde, i grandi campioni non smettono mai di combattere. Jonah ha vinto tante partite, e vincerà anche questa come era solito fare lui: stupendoci.
Kia Kaha, Jonah.
Uenuku – The dark side of Graham Henry, quando anche Brontolo ride e scherza
A una settimana di distanza dagli storici 100 caps di McCaw, in casa All Blacks ci si prepara a festeggiare un po’ più in sordina un anniversario diverso, quello della centesima volta di Graham Henry sulla panchina tuttanera.
Sono passate 100 partite dal 2004, ma la figura di Henry stenta a decollare in termini di stima e affetto, soprattutto da parte di chi non si trova in Aotearoa. Dalle polemiche inutili e a volte noiose alle sue scelte opinabili nelle formazioni All Blacks (ma d’altronde, siamo tutti un po’ allenatori!), passando per quella sua aria spesso troppo burbera e accigliata, certamente coach Henry non è mai stato in lizza per la fascia di mister simpatia. Eppure dietro questa corazza dura e taciturna si nasconde un lato morbido e piacevole. Lo giurano i suoi stessi All Blacks.
“Più è tranquillo, più significa che è arrabbiato – ha dichiarato John Afoa – Quindi se lo sentite in silenzio vi conviene cambiare strada.”
I ragazzi tuttineri sostengono che quella di Henry sia solo una facciata, giustificata anche dagli alti standard di serietà e impegno che ovviamente una nazione richiede al suo allenatore, specie se si tratta di Nuova Zelanda e di nazionale ovale. Ali Williams giura che coach Graham sia dotato di un grande senso dell’umorismo, mentre Piri Weepu assicura che la fama di allenatore austero è assolutamente immeritata.
“Ogni volta che la gente lo vede, magari sembra scontroso, ma è solo un aspetto che inganna – ha dichiarato Weepu – É un tizio abbastanza affabile. Credo che sia un po’ cambiato dal 2004, quando ha iniziato a creare la sua squadra: da allora si è addolcito un po’, e probabilmente adesso è più accessibile.”
Weepu tuttavia ha ammesso che Henry non si tira mai indietro quando si tratta di performance sotto tono dei suoi ragazzi. D’altronde, lui ha il coltello dalla parte del manico, e a lui spetta il compito di fare ai suoi le lavate di capo. “Forse è successo una o due volte, nello spogliatoio, quando non stai dando del tuo meglio – ha continuato – I suoi standard sono molto elevati e devi cercare di soddisfarli, altrimenti sei fuori. Così un paio di volte lo abbiamo visto esplodere proprio, ma per fortuna per la maggior parte del tempo facciamo bene, tanto che con lui in panchina abbiamo un alto tasso di successo”.
E proprio il suo tasso di successo – 84 vittorie in 99 partite – è un record che non ha rivali nello sport a livello internazionale. Un numero che gli ha fatto vincere riconoscimenti e premi. L’unica macchia rimane quella di Cardiff 2007, quando gli All Blacks, per la prima volta nella storia del mondiale, sono usciti ai quarti. Henry è rimasto con la valigia pronta per un po’, ma per sua fortuna gli è stata concessa una seconda opportunità, merce rara quando attorno a te girano soldi, fama e successo.
E adesso si trova davanti al compimento della sua seconda chance, e se la deve vedere con infortunati di lusso come Muliaina, Read, o con giocatori mandati spesso e volentieri in tribuna anche a scopo cautelativo.
Un approccio a volte esageratamente criticato e che Ali Williams difende a spada tratta, proprio lui che ha vissuto un calvario di infortuni e che ha sempre ritrovato un posto nella panchina tuttanera. “Lui è un uomo che spara dritto e ti fa capire dove ti trovi. Non posso non parlare bene di lui. Ha aiutato la mia carriera, per non dire che l’ha salvata. Lui mi dice come sono le cose veramente. A volte uno non vuole sentire la cruda verità se le cose non vanno come dovrebbero, ma è quello che alla fine devi sapere, di modo che così puoi davvero migliorare ” Il ritratto di Graham Henry visto da dentro è diverso da quello che appare dal di fuori: difficile immaginarsi un Henry sorridente e divertente, ma chissà che a ‘sto giro i mondiali gli diano una buona occasione per mostrarci anche questo lato nascosto.
Uenuku – Una fotografa downunder: la Nuova Zelanda dalla A alla Z!
Dopo l’abbecedario del rugbista perfetto, poteva mancare l’alfabeto
della Nuova Zelanda? Ovviamente no! Ce lo ha preparato la nostra Sabrina, che trovandosi in terra di kiwi non poteva che essere la più esperta di Uenuku!
Allora prendetevi cinque minuti e imparate… l’alfabeto kiwi!
di Sabrina Conforti
La mia personale visione di Nuova Zelanda, dopo il primo mese di permanenza. Finalmente un po di lieve polemica, stavo diventando troppo sdolcinata!
Air New Zealand
Pensavate A come All Blacks? Quelli stanno sotto a R come Rugby…
Paragonabile alla nostra Alitalia, ma “in versione Ryanair”, con aerei ad elica. I voli interni sono ogni ora e non esistono controlli. Se hai solo il bagaglio a mano (7kg) basta arrivare 15 minuti prima della partenza. Puoi tentare di portare il trolley “come se pesasse 7kg”, a volte funziona…
Birra
Troppa. Questo non mi piace. Un bere sconsiderato di chiara derivazione anglossassone, ma si dice che gli Australiani…




