Video: Jock Hobbs, il ricordo della tv neozelandese

FIR-Auckland Blues, il misunderstanding continua

L’ultima giravolta sulla vicenda (qui la ricostruzione) la riporta Christian Marchetti dalle pagine del suo Solorugby, intervistando il team manager azzurro Gino Troiani.
Riporto uno stralcio integralmente:

A proposito di Under 20, a proposito di gap, torna allora in auge il discorso relativo alla possibile alleanza Fir-Auckland Blues di cui vi ha parlato per primo Solorugby.org (…). “Prima bisogna considerare i ritorni di una collaborazione esterna come quella con gli Auckland Blues – ha detto Troiani – Se questi sono maggiori delle spese è giusto che la Fir vi investa e, sono certo, farà di tutto per stringere un accordo di questo tipo”. Domanda innocente: anche se la Fir ha già detto no? “Ha detto no per ora, ma la proposta è interessante e ci si può lavorare. Se non quest’anno il prossimo”.

Questo lo stato dell’arte quindi. Ma questa è la versione “romana”, quella neozelandese infatti è un po’ diversa. Ad Auckland infatti da ormai un mese aspettano una risposta definitiva da parte della FIR. Hanno inteso benissimo che l’accordo non si farà, ma aspettano un sì o un no definitivo come generalmente si fa tra persone civili. Risposta che però ancora latita.
Pensare che gli Auckland Blues – assieme a Canterbury la province neozelandese più importante, il cuore della NZRU, la federazione neozelandese – attendano le volontà italiane qualche mese o addirittura per un anno è quasi fantascienza. Auckland, dicono i rumors, si sta già muovendo verso altre direzioni. Se la FIR tra un anno si dovesse ripresentare non troverebbe una porta chiusa, ma qualcuno che risponderebbe un tanto gentile quanto fermo “grazie, ma non ci interessa”. A prescindere, direbbe Totò.
Il lato peggiore della vicenda non è tanto la scelta di approvare o meno il progetto in questione. Le parti fanno le loro valutazioni e poi decidono. Le scelte possono essere più o meno corrette, le ragioni e le criticità di ogni opzione essere più o meno pesate, ma questo rientra nel libero arbitrio, nella libertà e nella capacità di scelta di ognuno.
Il lato peggiore della vicenda sono i modi. Pensare che si possa tenere nell’incertezza una controparte, tanto più se importante, è forse una cosa che si può fare rimanendo indenni se ci si trova tra le Alpi e il Canale di Sicilia. Ma già in Canton Ticino o in Costa Azzurra le cose cambiano. Figuriamoci in Nuova Zelanda. Il prezzo da pagare in tutta questa vicenda non è un accordo saltato o meno, ma la perdita di credibilità. E in questo caso per quella temo sia  già troppo tardi.

La Nuova Zelanda piange e dice addio a Jock Hobbs

Alla fine della scorsa settimana era stato ricoverato d’urgenza per un improvviso peggioramento dovuto alla leucemia diagnosticatagli nel 2005. Le condizioni erano subito parse molto gravi e il figlio Michael – giocatore degli Auckland Blues – era rientrato immediatamente dal Sudafrica, dove la squadra si trovava per due gare del Super Rugby. Questa notte Jock Hobbs è morto lasciando un vuoto enorme in Nuova Zelanda.
Ex capitano degli All Blacks, ex Amministratore Delegato e Presidente della NZRU, ex Presidente di RWC 2011 Ltd, è l’uomo che ha (ri)portato la Coppa del Mondo nella terra dei Maori, dovendo però lasciarne l’organizzazione nel 2010 a causa della leucemia che ora l’ha stroncato. Aveva 52 anni.

Cruden, altri due anni con la NZRU e i Waikato Chiefs

Il 23enne mediano d’apertura ha rinnovato il contratto con la federazione neozelandese e con la franchigia della Nuova Zelanda del nord.
Il rinnovo è di due anni e scadrà quindi alla fine del 2014. Facile immaginare che ne seguirà un altro: se Aaron Cruden se ne andasse dalla madre patria perderebbe la possibilità di essere convocato per i Mondiali del 2015. Certo, davanti a lui continuerà probabilmente ad esserci un certo Dan Carter, però…

 

Gli All Blacks perdono un pezzo della loro storia: Richard “Tiny” White ha passato la palla per l’ultima volta

E’ morto a Gisborne Richard White, seconda linea all blacks con 23 test e 55 partite giocate con la maglia dei tuttineri. Durante la sua carriera è sempre stato in campo nei test-match ed è stato sostituito soltanto una volta. Nel tour del 1953-1954 che portò la Nuova Zelanda in Europa e Nord America per giocare ben 36 partite, scese in campo da titolare in 30 gare.
L’ex seconda linea aveva 86 anni (era nato nel giugno del 1925) e si era recentemente ammalato.
Per due volte è stato sindaco della stessa Gisborne.
E’ stato anche presidente della Poverty Bay Rugby Football Union, squadra in cui era cresciuto e con cui aveva conquistato la maglia della nazionale.