Le cose stanno così: dopo la vitoria sulla Francia la nostra posizione nel ranking mondiale dell’International Board non è cambiata, siamo sempre al 12° posto. Davanti a noi abbiamo Samoa, Fiji (che abbiamo battuto a novembre) e la Scozia. Quello che però la vittoria sui cugini transalpini ha concretamente cambiato è il distacco che abbiamo da questa tre squadre. Gli azzurri oggi sono a quota 73,93, Samoa è appena lì davanti a 74,02, Fiji a 74,05 e la Scozia infine a 76,96.
Distacchi davvero minimi, quindi. in caso di vittoria a Murrayfield domani pomeriggio per l’Italia non solo si spalancherebbero le porte della top ten, ma addirittura quelle della nona posizione. un’occasione da non perdere
Categoria: Nazionale
Il XV azzurro ai raggi x: il migliore che abbiamo. Almeno sulla carta
Una settimana fa l’annuncio del XV anti-Francia era stato accolto da sorpresa e qualche mugugno. Abituati come eravamo a una formazione sostanzialmente standard, sei cambi in una volta sola (più uno spostamento) ci avevano colti impreparati. I mugugni venivano dal timore che un turn-over di quelle proporzioni servisse in realtà a coprire la seguente idea: faccio giocare le “seconde scelte” con la Francia perché è una partita impossibile da vincere, poi ci giochiamo il tutto in Scozia per evitare il cucchiaio di legno.
Abbiamo poi visto tutti come è andata: azzurri determinati e con le idee chiare come non mai e Francia ko. Che significa che Mallett può davvero puntare su un gruppo abbastanza numeroso e di cui si fida quasi ciecamente.
Veniamo ora alla formazione titoalere che scenderà in campo dal primo minuto a Murrayfield. Sulla carta, la migliore che possiamo schierare in assoluto (Mauro Bergamasco a parte). Sgarbi è una certezza e se Masi dovesse confermare quanto di buono fatto al Flaminio, la maglia numero 15 non gliela leva più nessuno. Derbyshire poi lo farei giocare sempre. Infine Burton. Se è quello che abbiamo spesso visto con la maglia del Treviso, nulla da dire. Finora in nazionale è invece andato un po’ con il freno a mano tirato, ma negli ultimi 15 minuti con la Francia ha dato una bella scossa. Pelo nell’uovo: avrei potato dellapè in panchina, ma è solo un dettaglio.
Questo sulla carta. Il campo potrebbe dirci un’altra cosa. Quello che è certo è che sabato sarà una battaglia. Al Murrayfield è sempre una battaglia, ma questa volta ci sono altri elementi ad aumentare il “pepe”:
1 – la Scozia deve vincere per evitare il cucchiaio di legno
2 – un eventuale ko degli highlanders li farebbe scivolare alle nostre spalle nel ranking mondiale (ora la classifica dice: Scozia al nono posto, poi Fiji, Samoa e poi Italia. Se vincessimo noi andremmo alla posizione numero 9, facendo scivolare le altre tre)
3 – probabilmente sabato pioverà, con tutto quello che ne consegue per la tenuta del campo
Una battaglia dunque. Ma l’Italia va per vincerla.
Mogliano, salta l’amichevole con gli azzurri U20
Dall’Ufficio Stampa del Mogliano Rugby
Il tempo sembra non volere dare una mano nemmeno alla nazionale Under 20, oltre che alla squadra del Mogliano, e purtoppo dobbiamo annunciare che la prevista amichevole di questa sera non potrà avere luogo. Le piogge dei giorni scorsi che non sembrano voler cedere il passo al bel tempo, costringono i due allenatori (Cavinato e Casellato) a scegliere di non rischiare inutilmente un eccessivo affaticamento muscolare dei loro atleti giocando una partita in condizioni ambientali non ottimali dovute al terreno pesante. Questo perchè venerdi prossimo, e quindi tra 3 giorni, la nostra Nazionale giovanile è impegnata nel 6 Nazioni di Categoria contro la Scozia, mentre il Marchiol Mogliano è reduce da una partita si campionato molto impegnativa a livello fisico in quel di Parma. Gli allenamenti delle singole squadre seguiranno quindi la normale programmazione.
Mallet e un addio (dopo i Mondiali) quasi sicuro. Ma senza sbattere la porta
Giorgio Cimbrico, da Il Secolo XIX
L’EQUIPE: “Total Fiasco”. Medard, l’estremo spuntato: “Meno di niente”. Lievremont, il ct che non dà le dimissioni: “Verso lo zero”. I francesi l’hanno presa malissimo, peggio che a Berlino 2006. Con la palla rotonda, les italiens sono sempre stati meglio, ma con quella ovale… Blu a letto dopo cena; azzurri in mischia sino a notte fonda, con birra e gin tonic che ricompaiono dopo lunga astinenza. Il rugby è uno sport tolemaico: chi è più forte, vince, senza lasciar spazio alle imprevedibilità, gas esilarante del calcio. Ma allora, com’è che l’Italia batte la Francia, padrona del 6 Nazioni 2010, due volte finalista mondiale, potenza assoluta? Mirco Bergamasco, l’uomo dal piede improvvisamene d’oro: «Tanti anni passati a giocare in Francia e dentro di me, sempre questo sogno. Realizzato». Nick Mallett, ct: «Avevamo avuto una sfortuna pazzesca contro Irlanda e Galles. Fossimo a 6 punti, sarebbe più giusto». Giancarlo Dondi, presidente di lungo corso: «Fatte scelte giuste: Masi estremo ha corsa, ha impeto. Semenzato ha tecnica, coraggio: a Treviso non gioca quasi mai ma tre partite gli sono bastate». Ancora Mallett: «La squadra è cresciuta. Oggi, 25 giocatori da palcoscenico. Un processo lungo, con progressi che per qualcuno è stato da record, 100%». Il processo ha preso molta parte del tempo del contratto quadriennale. Ora, l’impresa. Ed è su Mallett che è ricamato l’interrogativo sul futuro di Ovalia. «Tra dieci giorni, appuntamento con il ct», assicura Dondi, pronto a promettere «che ai Mondiali sarà lui» a comandare le operazioni. E dopo il 2 ottobre (partita decisiva con l’Irlanda) o dopo il 10, eventuale quarto di finale tinto di storicità, quando l’accordo si esaurirà? «Vuole una mia opinione? In un paese come il nostro, dove la sete della vittoria è furibonda, otto anni sono tanti». Il nome di Jacques Brunel riprende quota, ne perde l’autocandidatura di Mallett, che ha rifiutato l’offerta della federazione inglese di dirigere la struttura tecnica. L’antica coppa rimane all’Inghilterra che (22-16) prosegue verso lo Slam ma la Scozia arriva al 67′ prima di concedere una meta (di Croft) ed è capace di reagire con una magia di Evans. Sigilli finali di Wilkinson. L’Inghilterra, 8 punti, va a Dublino, il Galles, a quota 6, a Parigi Per l’Italia, ritorno sul luogo di un’altra prima volta (maledizione-trasferta spazzata nel 2007) con la Scozia che ha il cucchiaio di legno a portata di mano.
12/03/2011, la vittoria più importante della storia del rugby italiano
Certo c’è Grenoble, l’indimenticabile vittoria che nel 1997 ci ha aperto le porte del Sei Nazioni. Il presidente FIR Dondi però sabato, subito dopo la partita, ha tenuto a precisare che l’Italia nel Sei Nazioni ci sarebbe entrata comunque. Quella partita ha comunque messo un timbro e spazzato via i dubbi (inglesi) dell’epoca.
Quella di sabato però è diversa. A Grenoble si giocava la finale della Coppa Europa, torneo certamente “minore” rispetto al Sei Nazioni.
A Grenoble avevamo di fronte una Francia reduce dal Grande Slam nell’allora Cinque Nazioni, fortissima e forse un po’ scarica. Al Flaminio invece i nostri avversari erano (sono) i detentori del trofeo e dovevano assolutamente vincere per poter sperare di mantenerlo in casa loro. Ciononostante si sono presentati a Roma piuttosto spocchiosi. E non solo loro: l’Equipe sabato mattina titolava “Vacanze romane”… Risultato, non ci hanno capito nulla, fin dall’inizio, contro una squadra che non si è presentata in campo con l’atteggiamento da loro preventivato (ma come si sono permessi!, avranno pensato).
Intendiamoci, non voglio affatto sminuire la vittoria di Grenoble, anzi. E’ una pietra fondamentale del movimento rugbistico italiano.
Ma quella di sabato è diversa: certifica definitivamente il salto di qualità del nostro rugby. A dispetto dei risultati sul campo il Sei Nazioni 2011 è il migliore mai disputato dall’Italia. Gli avversari hanno sempre messo in campo i loro uomini migliori tra quelli disponibili (che vuol dire: vi temiamo, potete batterci), e – Inghilterra a parte – oggi potremmo esser qui a parlare anche di tre vittorie in quattro partite, perché con Irlanda e Galles a mancarci è stata quella cattiveria e la freddezza che invece abbiamo visto con i francesi. Cattiveria e freddezza che – ad esempio – ci erano mancate un anno fa con l’Inghilterra. Al rugby italiano mancava una vittoria così, capace di liberare tutte le energie mentali che per qualche motivo sono finora rimaste bloccate. Ora gli azzurri andranno in campo un po’ più leggeri, ben sapendo che le squadre contro cui possono davvero poco si contano sulle dita di una mano, mentre con le altre se la possono giocare a viso aperto.
L’importanza di questo 12 marzo la coglieremo bene nei prossimi mesi, nei prossimi anni.
Diciamo che in una scala di valori da 1 a 10 Grenoble vale 9, il Flaminio 9,5. Il 10? Arriverà. Un primo appuntamento è già fissato per il 2 ottobre, a Dunedin, contro l’Irlanda.
