“Come si fa ad annunciare che un ct non sarà più tale a pochi mesi da un Mondiale? Succederà come nel 2007….”
Le lamentazioni anti-FIR dopo che è stato svelato un segreto che tale più non era ormai da tempo – Nick Mallett via dalla panchina azzurra dopo il torneo iridato di settembre, quale che sia il risultato – sono sostanzialmente queste.
Non campate per aria, per carità, ma lasciano un po’ il tempo che trovano.
Iniziamo dal quadro complessivo: probabilmente quello che Mallett poteva dare con questo gruppo è stato già dato. Forse sarebbe stato meglio tenersi una porticina aperta, del tipo “in caso di raggiungimento dei quarti di finale al Mondiale…”, ma questo è possibile solo nel mondo del fanta-mercato. Per tre motivi:
1 – Mallett difficilmente avrebbe accettato una proposta del genere. Insomma, o credi in me o non ci credi, e non può essere una singola partita (Italia-Irlanda del 2 ottobre a Dunedin) a stabilirlo
2 – L’eventuale successore non avrebbe accettato di attendere il risultato di quella partita, soprattutto visti i nomi che circolano
3 – Avete idea della ridda continua di voci circa il futuro del ct? Quella sì un’atmosfera poco sostenibile dall’intero gruppo azzurro…
Quindi o a Mallett si proponeva un prolungamento di almeno due anni (cosa che ci stava vista la crescita degli ultimi mesi e Nick avrebbe accettato) – e non era questa l’intenzione della federazione – o meglio la decisione presa. Chiara e netta (certo quella specie di Excusatio non petita messa alla fine del comunicato FIR si poteva evitare…).
Un annuncio che non dovrebbe portare grossi scossoni tra gli azzurri, legatissimi al coach sudafricano, ma fior di professionisti che sanno come vanno queste cose. Un legame che potrebbe dare nuove motivazioni a molti che in Nuova Zelanda giocheranno l’ultimo mondiale della loro carriera per motivi anagrafici.
In più c’è lo stesso Mallett, che a differenza del Berbizier del 2007 non ha firmato per nessun altro e ha anzi fatto capire che potrebbe rimaere per un po’ a spasso. Per lui arrivare ai quarti con l’Italia – cosa mai successa finora alla nostra nazionale – sarebbe una rivincita personale e un risultato prestigioso da aggiungere a un curriculum già di tutto rispetto.
La vera tara del torneo 2007 fu la spaccatura nel gruppo dei giocatori più che l’annunciato addio dell’allora ct. Che in quella situazione certo non aiutò, ma oggi l’atmosfera tra i giocatori è profondamente diversa.
Un’ultima cosa: alle nostre latitudini c’è una tendenza a sopravvalutare il Mondiale. Intendiamoci, è un torneo importantissimo, ma un Paese come il nostro deve fare la tara della sua crescita o meno prendendo come metro di misura il Sei Nazioni, non una competizione il cui bilancio finale viene dato dal risultato di una singola partita.
PS: ciao Nick, e buona fortuna