D’Apice ko, per Tommy Mondiale finito

Nelson (Nuova Zelanda) – Il tallonatore della Nazionale Italiana Rugby Tommaso D’Apice (Aironi Rugby, 3 caps) è stato sottoposto questa mattina a risonanza magnetica presso l’Ospedale di Nelson a seguito del trauma distorsivo al ginocchio sinistro riportato nei minuti finali della partita di martedì 20 settembre contro la Russia.

Gli esami strumentali hanno evidenziato una distorsione di primo grado con interessamento del legamento collaterale mediale, con tempi di recupero stimati in ventuno giorni.

Lo staff medico ha conseguentemente informato il Commissario Tecnico Nick Mallett dell’impossibilità di recuperare pienamente il giocatore in vista dei prossimi due impegni della fase eliminatoria della Rugby World Cup contro Stati Uniti (Nelson, 27 settembre) e Irlanda (Dunedin, 2 ottobre).

In attesa dell’approvazione della direzione medica del torneo, sono in corso valutazioni per individuare il giocatore che sostituirà Tommaso D’Apice nella lista dei trenta convocati per il prosieguo della Rugby World Cup “Nuova Zelanda 2011”.

E’ un momento molto triste per me – ha detto il ventitreenne tallonatore riflettendo sulla conclusione anticipata del proprio Mondiale – ma ho parlato con Nick e oggi la scelta giusta per la squadra prevede il mio rientro in Italia.

Non è facile lasciare un Mondiale dopo averne giocato solo una piccola parte, ma ho ventitrè anni e continuerò a lavorare per confermarmi nel gruppo. Voglio ringraziare Nick, Carlo Orlandi e tutto lo staff tecnico per avermi fatto esordire in agosto e per avermi dato l’opportunità di vivere questa avventura neozelandese che resterà comunque per sempre nel mio cuore. Sono entrato da poco in questo gruppo ma pochi mesi mi sono bastati per capire quanto unita sia questa squadra: ai compagni che rimangono in Nuova Zelanda auguro di continuare sulla strada tracciata contro la Russia anche nelle prossime settimane e di raggiungere il turno successivo della Rugby World Cup. Ce lo meritiamo”.

Audio: Andrea Masi si metta la Russia alle spalle

L’estremo azzurro all’indomani della vittoria sulla Russia

Italia e franchigie: piccoli squarci di azzurro targati Brunel

Ieri a Nelson c’era anche il futuro ct azzurro, Jacques Brunel. cco l’intervista di Stefano Semeraro per La Stampa

«L’importante è vedere come si comporterà l’Italia sotto pressione, contro avversari
più deboli». Una verifica che Jacques Brunel, l’allenatore francese che dopo i Mondiali sostituirà Mallett e che in Nuova Zelanda commenta per la tv francese, aveva chiesto alla vigilia della partita con la Russia.
Ora cosa si aspetta?
«Anche contro gli Usa l’Italia può farcela, ma sarà meno facile. E con l’Irlanda, su
una partita secca, può succedere di tutto. Lo ha dimostrato la stessa Irlanda battendo
l’Australia».
La sua Italia. Sarà diversa da quella di Mallett?
«L’importante è l’equilibrio. Fra difesa e attacco, fra mischia e tre-quarti: ma è dai giocatori che si parte per costruire un gioco».
L’Italia li ha?
«Ha giocatori importanti, di esperienza, come Parisse, Castrogiovanni, Lo Cicero,
Perugini. E giovani interessanti. Ma sarà fondamentale trovarne altri da
crescere per l’alto livello. Quello italiano è un sistema buono, ma servirà armonia
fra Accademie, franchigie di Celtic League e Nazionale».
Le franchigie saranno al servizio della Nazionale?
«Servono a questo. Altrimenti ottenere risultati diventa difficile».
ATreviso e a Viadana non la pensano così.
«La litigiosità non va bene. Ma devo ancora studiare il rugby italiano. Per ora sto studiando la lingua italiana».
Cambierà molto nella squadra e nello staff?
«Fino alla fine del prossimo Sei Nazioni no. Poi si vedrà. La Francia dopo il Mondiale
ha voluto cambiare molto e lo ha pagato».

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L’Italia, la Russia e l’eterna arte di farsi del male da soli

Dice: “Ma nel secondo tempo il nostro approccio alla partita non è stato quello giusto. Abbiamo concesso troppo alla Russia e preso troppe mete”. Questa un po’ l’aria che si respira dopo il 53 a 17 di questa mattina. Insomma, bravi ragazzi, però potevate fare meglio, non si può mai contare su di voi fino in fondo.
Ora, tutto vero. L’Italia del secondo tempo visto a Nelson contro la Russia non era concentrata quanto quella della prima frazione. Determinata alla stessa maniera forse, ma non concentrata uguale. E tre mete concesse a questi russi sono sì un po’ troppe.

Però. Io non so quanti di voi avrebbero scommesso fino a un secondo prima del kick-off su un punto di bonus – leggi quattro-mete-quattro – conquistato in 22 minuti o giù di lì. Nove mete l’Italia ai Mondiali non le aveva mai segnate e non riesco a ricordare quando le ha fatte l’ultima volta tout court. L’approccio alla gara nei primi 40 minuti è stato esemplare: determinati e carichi il giusto, concentrati e cinici, senza quella voglia di strafare e spaccare il mondo che spesso ci contraddistingue. Una voglia che spesso ci ha portato a figuracce e batoste. Com’è che le chiamiamo? Vittorie onorevoli.
Poi succede che si va al riposo sul 38 a 7 (con meta russa arrivata su errore nostro mentre eravamo in 14 per il giallo a Ongaro), cioè partita finita con i 5 punti già in tasca.
Credo sia normale tornare in campo senza aver troppa voglia di spaccare il mondo, visto che oltretutto ci aspettano ancora due partite. Almeno due, speriamo di più.
Nel secondo tempo si è sicuramente registrato qualche errore di troppo. Tanto per dire, la marcatura di Ostroushko è veramente da babbi. Però puntare il dito su questo e mettere da parte il resto mi sembra autolesionistico e ingiusto. Potrà forse servire a scrivere qualche titolo strillato, a fare un po’ di polemiche in stile pallatonda, ma non molto di più.
Non capisco perché non tenersi ben stretto il tanto di buono visto oggi in campo, anche se l’avversario non era certo irresistibile e anche se qualche mancanza di tenuta mentale l’abbiamo sicuramente avuta. senza per questo nascondersi o non affrontare le magagne emerse qua e là.
E se proprio dobbiamo trovare un lato su cui lavorare molto e farci non poche domande, bene, chiediamoci il perché di tutti quei calci da fermo sbagliati. Perché contro l’Irlanda la concentrazione sarà sicuramente al 110% fino all’ultimo secondo, ma un piede poco caldo potrebbe esserci letale.