Sarà ancora la scritta Cariparma a campeggiare in bella vista sulle maglie della nazionale italiana di rugby. L’annuncio è stato dato in mattinata a Parma, al Ridotto del Teatro Regio, in una conferenza stampa ufficialmente organizzata per presentare il miniraduno di due giorni del gruppo di Mallett, ma dove in realtà il presidente della FIR Dondi e il suo omologo di Cariparma, Ariberto Fassati, dovevano annunciare il nuovo accordo.
Un accordo per nulla scontato, visto che negli scorsi mesi sembrava che Enel dovesse subentrare quantomeno sulla divisa dei giocatori. Alla fine invece l’ha spuntata ancora Cariparma – banca che fa parte di Credit Agricole – grazie a un cospicuo aumento della somma che andrà a finire nelle mani del tesoriere della federazione: si passa infatti da 1,5 milioni a 2 (e oltre) per ohni anno da qui fino al 2014, con opzione al 2015, quando in Inghilterra ci saranno i Mondiali.
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Maurizio Mondelli, ricordo di un presidente
La rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero su Il Gazzettino di oggi
Oggi pomeriggio a Roma il rugby dà l’addio a Maurizio Mondelli, spentosi sabato all’età di 76 anni. Con lui scompare un dirigente storico, l’uomo che ha portato l’Italia nel Sei Nazioni. Dall’84 al ’96 fu il presidente della Fir. Dodici anni di governo, superato solo dall’attuale presidente Giancarlo Dondi, che il prossimo 21 settembre compirà 15 anni di mandati. Ingegnere romano, rapporti stretti col Coni, della cui giunta ha fatto parte, Mondelli era il delfino del presidente Fir Aldo Invernici. E con il Veneto e la Lega dei club ebbe scontri feroci. Alla sua elezione è legata la grande spaccatura della regione leader del rugby, una divisione drammatica nel periodo delle forti rivalità tra Padova, Rovigo e Treviso, che di fatto dura ancora a distanza di quasi 30 anni. E che ha sempre impedito una presidenza veneta. Nell’84 il grande rivale di Mondelli era il rodigino Giancarlo Checchinato, appoggiato dal Benetton e dal Milano ma non dal Petrarca. Si sentiva forte del 10% delle deleghe ma finì sotto inchiesta per aver versato l’equivalente di una muta di maglie al Cus Roma in cambio del passaggio al Rovigo dell’azzurro Claudio Tinari. Le regole del dilettantismo non lo consentivano e tre gradi di giudizio in 20 giorni (un record) lo portarono a una squalifica di 2 anni e 4 mesi. Gli subentrò in extremis come candidato Arrigo Manavello che perse la sfida per una manciata di voti. Racconta l’ex presidente del Benetton: «Ho combattuto a lungo Mondelli, ma devo riconoscere che ha fatto anche cose importanti, ha realizzato molti impianti». Molte critiche riguardavano l’emarginazione dei club. Tuttavia sotto la gestione Mondelli l’Italia ha ottenuto risultati importanti sia a livello giovanile (seconda al Fira del ’94) che di nazionale maggiore. I successi di Coste sono legati al sistema delle borse di studio, un’anticipazione del “professionismo” che trasformò gli azzurri in un superclub prima degli altri. Arrivarono i trionfi storici sull’Irlanda e la Francia che contribuirono ad aprire le porte del Sei Nazioni. Svolta che Mondelli annunciò con un’intervista al Gazzettino nel luglio del ’95. Ma i meriti furono anche “politici”. Nell’87 l’Italia era entrata nell’International Bord, dal ’90 con diritto di voto. E nel ’93 il tecnico italiano di punta, Vittorio Munari, fu chiamato da Keith Rowlands, segretario generale dell’Irb, nella commissione tecnica incaricata delle modifiche al regolamento. Un riconoscimento di grande prestigio sulla scena internazionale. Mondelli spese abilmente i suoi crediti al momento di scegliere il paese ospitante la Coppa del Mondo del ’99. Da una parte Inghilterra e Galles, dall’altra l’Australia, storica alleata dell’Italia. Il voto di Mondelli era decisivo. Sul “Guardian” uscì un articolo che spiegava come l’Italia avesse in mano le chiavi per entrare nel Sei Nazioni: quel voto, appunto. La coppa finì in Europa e pochi mesi dopo il boss del Galles Vernon Pugh, inprocinto di diventare presidente del Board, dichiarò che era tempo di ammettere l’Italia al Torneo.
Rugby in lutto: è morto Maurizio Mondelli
All’Ospedale Gemelli di Roma è scomparso, all’età di 76 anni, il Presidente Onorario della FIR Maurizio Mondelli.
Mondelli aveva ricoperto la carica di Presidente della FIR per tre mandati, dal 1984 al 1996, guidando il movimento sino all’avvento dell’era professionistica e rimanendo vicino alla Federazione anche in seguito, insignito del titolo di Presidente Onorario e successivamente della massima onorificenza federale, Pro Singulari Merito.
“Abbiamo perso un dirigente che ha ricoperto un ruolo fondamentale – ha dichiarato il Presidente federale Giancarlo Dondi – ed uno dei piú grandi ed entusiasti amici del rugby italiano. Maurizio è stato il primo italiano a sederai nel consiglio dell’International Rugby Board, un dirigente esemplare i cui insegnamenti continueranno a vivere in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo da vicino e collaborare attivamente con lui. Oggi non possiamo che provare tristezza per la scomparsa di una figura tanto importante per lo sviluppo del rugby italiano, ma quanto Mondelli ha seminato nei suoi anni di presidenza continuerà ad accompagnarci per molto tempo a venire”.
In omaggio alla memoria del Presidente Onorario Maurizio Mondelli, il Presidente Giancarlo Dondi ha disposto che su tutti i campi d’Italia venga osservato, oggi e domani, un minuto di silenzio.
I funerali del Presidente Onorario Maurizio Mondelli si terranno lunedì 16 maggio alle ore 15.00 presso la Chiesa di Ponte Milvio in Roma.
FIR, in gravi condizioni l’ex presidente Mondelli
Maurizio Mondelli ha guidato la federazione per 12 anni (fu lui a volere George Coste sulla panchina azzurra), dal 1984 al 1996, quando passò il testimone a Giancarlo Dondi. oggi è presidente onorario della FIR e membro del Coni. le sue condizioni sono peggiorate dopo un intervento chirurgico.
Dondi a Radio R101: “Vi presento Jacques Brunel”
Intervista che ho fatto al al presidente federale per le news e per il sito di Radio R101 a poche ore dall’annuncio dell’arrivo del nuovo ct (dopo i Mondiali in Nuova Zelanda).
Come si è arrivati a scegliere Brunel, le speranze sul gioco e sulla crescita del movimento, i compiti innovativi – per il nostro panorama – che l’attuale coach del Perpignan andrà a ricoprire.
Ma anche i rapporti con le due franchigie celtiche, il torneo d’Eccellenza, il problema “televisivo” della Celtic League e il Mondiale U20 che va iniziando a giugno in Veneto.
