Martedì il Trofeo Garibaldi vinto dagli Azzurri lo scorso 12 marzo al Flaminio di Roma ai danni della Francia (prima vittoria dell’Italia nell’era 6 Nazioni) lascerà la sede della Federazione Italiana Rugby per raggiungere il Boscolo Hotel Exedra in piazza della Repubblica 47 a Roma, dove alle 12.00 sarà esposto per la prima volta ed in anteprima al pubblico.
La scultura di Jean Pierre Rives vi rimarrà fino alle ore 14.00 circa. Sarà l’occasione per brindare ancora una volta alla vittoria della squadra italiana.
Il Trofeo raggiungerà nel pomeriggio la sede del Museo del Rugby, Fango e Sudore, di Colleferro (Corso Filippo Turati, 121) dove rimarrà esposto dalle 16.00 alle 23.00 di mercoledì 11 maggio.
La festa di Italia-Francia dal terreno del Flaminio si sposterà in Corso Turati a Colleferro con il Terzo Tempo aperto a tutti a partire dalle 19.00. Piatto forte: porchetta, accompagnata dalla birra offerta da Peroni, la birra ufficiale della Nazionale Italiana Rugby.
Che cosa spinge una donna a buttarsi nella mischia? Giovanna Giannelli, nata a Torre del Greco, cresciuta a Roma, sa solo che il rugby, per lei, è sempre stato una passione travolgente. Dopo aver allenato squadre come la Capitolina e la Lazio Rugby 1927, e stata chiamata a seguire (con Paolo Garbeglio) la squadra della Luiss: tutti ragazzi grandi e grossi, studenti o ex studenti dell’ateneo romano. Una donna alla testa di un “mucchio selvaggio” di rugbisti. E allora?
All’inizio della carriera, confessa, veniva guardata con scetticismo: certo, finché allena i ragazzini del minirugby (in provincia di Viterbo), o cura progetti per portare la palla ovale nelle scuole, nessuno si stupisce. Ma quando la vedono a bordo campo, coperta di fango, mentre “striglia” giocatori taglia XXL, c’è chi resta sbalordito. A torto. Non tutte le ragazze vanno matte per la danza classica. E non tutte le bambine giocano solo con le bambole. Lo sa bene sua figlia Anna, 4 anni: ha assistito alla sua prima partita, in panchina con la madre, quando aveva solo 40 giorni.
L’opera dell’artista Jean-Pierre Rives – gloria della Francia negli Anni 70, oggi scultore professionista – vinto dagli Azzurri lo scorso 12 marzo, quarto turno dell’RBS 6 Nazioni – sarà esposto per la prima volta al pubblico in Italia l’11 maggio presso il Museo del Rugby, “Fango e Sudore” di Colleferro (Corso F. Turati, 121).
Il Trofeo prima di arrivare nella cittadina laziale verrà esposto a Roma martedì 10 maggio in anteprima alle 12.00 presso il Boscolo Hotel Exedra (Piazza della Repubblica, 47), in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’evento.
Il Trofeo Garibaldi – istituito in occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, che si disputa annualmente tra le Nazionali di Francia ed Italia – fu assegnato per la prima volta a Roma il 3 febbraio 2007 alla Francia che prevalse sull’Italia 39-3. Per quattro anni ad appannaggio del XV d’Oltralpe è stato vinto dagli Azzurri al Flaminio di Roma lo scorso 12 marzo con il risultato di 22-21, in un match passato già alla storia come il secondo storico successo dell’Italia sui Transalpini dopo la vittoria di Grenoble del 1997 (22 marzo, Finale di Coppa Europa, 40 – 32).
A volte la vita e il caso propongono quasi contemporaneamente due storie apparentemente molto simili tra loro, ma che alla fine sono più lontane di quanto non si potrebbe pensare a un primo e superficiale sguardo.
Succede infatti che il Real Madrid perda la semifinale di andata di Champions League di calcio in casa contro i rivali storici del Barcellona. Una sconfitta figlia anche di una espulsione un po’ affrettata comminata a un giocatore madridista a metà del secondo tempo. Apriti cielo: l’allenatore del Real José Mourinho attacca i “poteri forti” e poi via con la solita tiritera dei torti arbitrali che sembra ormai – purtroppo – la litania obbligata del calcio, che sembra non riuscire una delle lezioni-base dello sport: a volte capita anche di perdere.
A parte che sentire uno del Real Madrid lamentarsi dei poteri forti è un atto di comicità tanto involontaria quanto irresistibile, ma se anche quell’espulsione avesse dato una svolta alla gara, va pure detto che il Barcellona ha avuto sin dall’inizio un possesso palla di oltre il 70%. Insomma, le merengues non l’hanno quasi mai vista.
Ora veniamo a noi, alla palla ovale. Perché succede che nelle stesse ore uno dei giocatori più forti del Top 14 – nonché uno dei più noti al mondo – si lamenti degli arbitraggi nel campionato francese. Lo fa dopo una vittoria e non parlando di un caso specifico, ma di una situazione generale. Lo fa usando un linguaggio diretto e duro, ma non volgare. Lui è Sebastien Chabal, “l’orco”.
Dove sta la differenza tra i due? Beh, qualcuna – e molto sostanziale – c’è. A parte quella di non usare l’arbitraggio come un alibi perenne per giustificare le proprie manchevolezze, c’è il comportamento delle società dei due protagonisti. Il Real Madrid tace, fa magari filtrare qualche imbarazzo, ma nulla più. Il Racing Métro, la squadra di Chabal, invece sospende in via cautelativa il suo giocatore. Il 12 maggio la Commissione Disciplinare deciderà la squalifica per la seconda linea dai lunghi capelli. Che rischia moltissimo, persino la convocazione per il Mondiale o secondo una lettura parecchio intransigente (ma possibile) dei regolamenti addirittura la radiazione. Mourinho? l’Uefa lo ha messo sotto inchiesta. Alla peggio una multa e qualche giornata di squalifica.
La morale? Che il calcio è irremediabilmente malato e il rugby sanissimo? Certo che no. Però se anche i pallatonda cominciassero a punire certi comportamenti (sempre, a prescindere dal nome dei protagonisti o dalle maglie da loro indossate) magari qualcosa in meglio per il calcio cambierebbe.
E punire anche i simulatori non sarebbe male (guardare la clip sotto, please). Non arrivo a chiedere che la simulazione non venga insegnata ai ragazzini fin dalla più tenera età, che mi rendo conto pretenderei troppo…
Avete presente Max Guazzini? Il vulcanico presidente dello Stade Français, quelle delle magliettine rosa aderenti, delle donnine in topless trainate da enormi uomini coperti solo da un gonnellino. Quello del calendario “Dieux du Stade”, tra i più celebri del decennio.
Ecco, quel tizio lì, forse per dimenticare le difficoltà agonistico-finanziarie del suo club si è dato a una nuova passione, la produzione di musica. Che detta così non è nulla di strano, ma non stiamo parlando di un disco “normale”. Il disco prodotto da Guazzini si chiama “Credo” ed è un disco di canti gregoriani. E si sta comportando benissimo: uscito l’11 aprile è andato subito ai piani alti delle classifiche di vendita.
Guazzini ha spiegato il suo progetto, nato un po’ per caso: “Ci pensavo da anni: ho un iPod e ho sempre voluto metterci dei canti gregoriani, ma sono difficili da trovare…”
Ecco una clip estratta dal disco prodotto da Guazzini