I primi 40 anni del Noceto Rugby

Dal sito ufficiale del club emiliano

Presentato ieri con una conferenza stampa in Club House il programma per i festeggiamenti dei 40 anni del Rugby Noceto. Presenti alla conferenza Angelo Barocelli (Presidente Rugby Noceto), Fabrizio Furlotti (responsabile stampa Rugby Noceto ed Ex Presidente Rugby Noceto), Daniele Reverberi (Consigliere Federale edEx Presidente Rugby Noceto), Mario Spotti (Presidente Comitato Regionale Emilia Romagna), Giuseppe Pellegrini (Sindaco Comune di Noceto). In sala anche l’Assessore allo Sport del Comune di Noceto Carlo Rabaglia oltre che alle persone che saranno parte attiva dell’organizzazione degli eventi per la celebrazione di questo anniversario.  A presto con la pubblicazione degli eventi del 40imo.

Piccola cronistoria aquilana

Cosa succede a L’Aquila? Chi la vende? Chi la compra? E a quali condizioni? Matteo De Santis su Abruzzo 24 Ore ha ricostruite le tappe di una vicenda piuttosto intricata…

È il 24 Dicembre 2010 (…) proprio in quelle ore si aprono i primi contatti tra Carlo Navarra e alcuni amici\giocatori dell’Aquila Rugby. Si parla della situazione attuale, si parla di quello che sta accadendo ed ecco che scatta la scintilla. L’evento scatenante è arrivato.
Carlo parla con il padre Walter e tra Gennaio e Febbraio 2011 i due imprenditori procedono alla valutazione della realtà aquilana portando avanti due direttive principali: la prima è indirizzata a valutare il mero dato tecnico – sportivo, la seconda è volta al perfezionamento della manifestazione di interesse.
Il 3 Marzo 2011 arriva la prima svolta significativa: i Navarra presentano ufficialmente la loro manifestazione di interesse. (…) I Navarra si dicono intenzionati ad acquisire il 100% della società e viene scelta la data del 31 Marzo come termine ultimo per la presentazione dell’ufficiale contratto di compravendita. Vengono però poste delle condizioni che consistono in:
1) Entro il 15 Marzo i Navarra dovranno ricevere informazioni preliminari dalla società. Ossia bilanci, dettagli, liste e statuti volti alla miglior comprensione della condizione economica della società stessa.
2) In caso di presentazione del contratto di compravendita, la società attuale dovrà dare un risposta (SI o NO) entro la data dell’8 di Aprile. In caso di risposta positiva, Walter Navarra si riserva il diritto di valutare nuovamente la situazione che si è andata a creare e dovrà dare risposta entro il 6 di Maggio, alla quale la società nero verde dovrà a sua volta rispondere entro il 13 di Maggio. La compravendita si dovrà ultimare entro e non oltre il 31 Maggio.
Romano Marinelli firma questa manifestazione di interesse e, in questo modo, accetta implicitamente le condizioni che in essa vengono esposte.
Arriviamo al 31 Marzo: i Navarra perfezionano e presentano la regolare offerta di acquisto. Probabilmente è arrivata la documentazione da parte della società e, da quanto si legge in questo documento, i Navarra non sono del tutto soddisfatti di quello che hanno letto.
Walter Navarra dimostra di avere delle perplessità riguardo i debiti della società, riguardo la quasi totale assenza di proprietà da parte dell’Aquila Rugby (fatta eccezione per una piccola casetta di legno), riguardo la situazione dei lodi e, soprattutto, riguardo la condizione di dipendenza da un’altra società: la Polisportiva L’Aquila Rugby.
Si perché dovete sapere che per iscriversi al campionato, L’aquila Rugby, ovviamente, deve provvedere alla formazione di tutte le categorie giovanili, cosa che viene garantita attraverso la Polisportiva. Da ciò deriva che l’esistenza dell’Aquila Rugby è direttamente legata alle volontà e spesso alle richieste di questa società. Walter Navarra parla di rapporti quasi ricattatori.
Sarà in questa offerta di acquisizione che si porrà come condizione il pagamento dei lodi da parte della società attuale.

(…) Flashback. Ricordate tutte quelle date che si dovevano rispettare? In particolar modo l’8 Aprile. Il giorno in cui doveva arrivare la riposta? Bene, la società nero verde non ne ha rispettata neanche una. Saltata la prima, di conseguenza, sono venute meno anche le altre.
Arriviamo al 28 Aprile: il giorno in cui un’intera città ha assistito ad una conferenza stampa che non c’è mai stata. O meglio, la conferenza forse c’è stata, ma sicuro non si è parlato di nulla. Marinelli stringe le mani, afferma che la trattativa è in via di conclusione e dice che non c’è nessun altro interlocutore. I Navarra saranno i prossimi proprietari dell’Aquila Rugby!
Passano pochi giorni e si comincia a parlare di una fantomatica seconda cordata aquilana. Pochi ci credono, molti pensano sia un bluff. Il 10 Marzo arriva l’ufficialità dell’offerta e si fa trasparenza sui nomi. Si tratta di Taddei, Palmerini, Iannini, Frattale e Marinelli. (…)
Il terzo atto si apre con la furia della famiglia Navarra che non le manda a dire a nessuno. Si definisce la situazione come la solita “aquilanata”. Si accusa Marinelli di comportamenti scorretti. Si annuncia che la battaglia non è ancora finita. (…)

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Lottare sul campo e fuori: la storia dell’ASD Nuoro Rugby

di Stefania Mattana

Questa è una storia comune, il racconto di una battaglia giornaliera in cui molti lettori probabilmente rivedranno la propria quotidianità. É una storia comune e dispiace che lo sia, per l’amore per lo sport e lo zelo che dimostra chi il rugby lo fa tutti i giorni, dal basso, con umiltà e pazienza, superando difficoltà che sarebbero insormontabili, se non fosse che i rugbisti sono davvero cocciuti.
É la storia di un manipolo di amici che nel 2007 decide di fondare un’associazione sportiva di rugby a Nuoro. Di questi amici sono rimasti Antonello e Davide, che con Alessio, Pietro e Vanna mandano avanti la loro scommessa. Li incontro nella palestra di una scuola, agli allenamenti degli under 8,10,12 e under 14. Fuori, in un campo incolto, lo striscione della società.
Quello è il nostro campo di patate. – dice Davide – Ce l’ha prestato un privato e tra qualche mese sarà il campo per i bambini.” Mi accolgono con calore e ospitalità, e mi regalano due gadget. Li tolgono fuori da un bugigattolo a fianco alla palestra, piccolo ripostiglio di uno stanzone di 30 mq pieno di cianfrusaglie e calcinacci.
Vedi, come siamo combinati? – continua Davide – Ci hanno dato questo spazio per tenere le nostre cose, ma se non fosse per la burocrazia inconcludente, questo posto sarebbe una club house perfetta. I genitori dei ragazzi si sono offerti di rimetterla a nuovo, ma niente: questo posto non si tocca, non ce lo danno. E così siamo senza sede.”

La sede. Nomadi. Senza casa. É forse la prima difficoltà che l’ASD Nuoro Rugby si è trovata ad affrontare. Una mancanza non solo materiale, ma anche psicologica. “Non avere una sede fissa significa non poter dire a un neofita: “Ehi, noi siamo in tale posto, vienici a trovare!”. E questo è un punto a nostro sfavore. Che sicurezza può dare a livello psicologico un club che non ha una casa propria? ”, spiega Pietro.
Logistica. Ma gli under 16 e i senior dove si allenano?, mi chiedo. “Al campo CONI.”, mi rispondono subito. Già, il campo di atletica di piazza Veneto, praticamente l’unica struttura comunale disponibile per tutte le società sportive che non praticano calcio. Il campo dello stadio Quadrivio è off-limits, perché lì si allena solo la Nuorese, la più famosa tra le società di calcio della città. Il camposcuola di piazza Veneto – così lo chiamano i nuoresi – è l’ultimo, carissimo baluardo per gli altri sport. E anche al camposcuola i problemi non si fanno desiderare.
Oltre al costo per la fruizione dello spazio, molto alto per tutte le società, ci sono anche i problemi legati alla convivenza di varie discipline: se si allenano altri sport, il calcio, o l’atletica, i pali non si possono montare, a meno che non si tratti di una partita ufficiale. É una delle assurde regole del gestore del campo, come quella che quando piove non ci si può allenare. Dicono che con il terreno bagnato il campo si rovina.
Ma la cosa più grave è che i fari alti della struttura non vengono mai accesi. “In pratica d’inverno non si vede un accidente. I nostri ragazzi non sanno calciare perché se proviamo un up and under rischiamo di farci male, perché non vediamo l’ovale. E anche dalla piazzola i nostri non se la cavano bene. Calciare senza pali è difficile.” dice Davide. “Però almeno sono bravi alla mano!”, ride Pietro tra il serio e il faceto.

Diffidenza. Nonostante questo, però, il rugby piano piano sembra crescere, a Nuoro. Alcune scuole hanno risposto positivamente alla richiesta di Pietro e co. di poter spiegare il rugby all’ora di educazione fisica. E i risultati sono sorprendenti. “C’è molta curiosità verso il rugby. Le ragazze in particolare si sono proprio innamorate della palla ovale, e chissà che non possa nascere un progetto almeno per il seven rosa, più in là. Il rugby suscita interesse e fascino, soprattutto quando i ragazzi capiscono che non è uno sport violento. C’è contatto, ma non c’è violenza gratuita.”, racconta Davide.

Federazione e colori della maglia. Un ulteriore ostacolo per la crescita del rugby a Nuoro (e in Sardegna) risiede nelle direttive che la Federazione ha posto per la presenza dei club ai vari campionati di categoria. “Per carità, sono dettami anche giusti, ma troppo rigidi per una regione come la Sardegna. Questi paletti rischiano di tarparci le ali. A Treviso e Rovigo magari hanno anche senso, ma qui dove siamo in pochi è dura. ” dice Alessio. Ed effettivamente, non è semplice essere presenti a tutti gli eventi e a far giocare i ragazzi, considerando il numero dei tesserati in relazione alla densità di popolazione nel territorio. In sintesi: poche, pochissime squadre in un’isola grandissima con gli eventi per categorie che si accavallano in luoghi diversi negli stessi giorni, a cui si aggiunge un numero poco folto di tesserati. Ma questo sembra essere forse l’ultimo problema dei dirigenti del rugby Nuoro, che anche stavolta riescono a vedere il lato buono della faccenda. “Non avevamo i numeri richiesti dalla FIR per partecipare al campionato under 14, e allora i nostri si sono uniti alle giovanili del Cagliari. In questo modo, il Cagliari ha partecipato al campionato senior, e i nostri ragazzi a quello giovanile. É incredibile quanto siano maturati come giocatori e come persone in pochi mesi di partite. Una crescita esponenziale.” decanta allegro Pietro.  Sognano una squadra senior, i cinque di Nuoro, una squadra che per vari motivi non riesce a disputare un campionato, come ha fatto due anni fa: lavoro, problemi tecnici, adolescenti che salutano la città natale per andare a studiare dove l’università c’è davvero, come Sassari o Cagliari. Alcuni dei senior di Nuoro giocano a Olbia e Oristano, e sono orgogliosi alfieri della loro città. Perché il barbaricino è un tipo tosto, che sia un pilone o un’ala.
Il sogno di questi cinque rugbisti non tentenna nemmeno per un istante, nemmeno dopo l’elenco di tutti i problemi e problemucci di cui sopra. Ma non vi viene mai voglia di mollare tutto?, ho chiesto. Pietro e Davide hanno riso di cuore, prima di rispondermi. “A volte penso: ma perché non me ne sto a casa a dormire, la domenica? E invece mi ritrovo in un anno a fare 10 mila kilometri di trasferte. – dice Davide – Perché quello che ti danno questi ragazzi, quello che ti dà il rugby è una cosa che solo chi ha giocato può capire davvero.”
Noi davanti ai problemi non ci fermiamo. – aggiunge Pietro – Quando vedi questi ragazzi che giocano e diventano grandi, non puoi fermarti. Non puoi.
Lo sport a Nuoro sta morendo, ed è un peccato perché Nuoro era un esempio virtuoso per le altre città, dove tutti gli sport minori sono sempre riusciti a ritagliarsi un proprio angolo e  a fare bene. E se lo sport a Nuoro, agonizzante, ha ancora una speranza di riprendersi e vivere, è anche grazie a persone come Antonello, Alessio, Davide, Pietro e Vanna. ¯

Caos Rugby Roma: un racconto dalla capitale

Chiara Zucchelli per “Il Romanista”

La Rugby Roma a un passo dal baratro. A meno che un pool di imprenditori, coordinati da Gabriele Caccamo e vicini al mondo dello sport (e del rugby in particolare), non riesca nell’impresa (perché di questo si tratta) di salvare una delle società più gloriose del rugby italiano, che ad ottobre ha festeggiato gli 80 anni di storia. I fatti: il presidente Paolo
Abbondanza ha fatto sapere ai suoi giocatori che gli stipendi di maggio non verranno pagati. Si pagheranno,  quindi, soltanto marzo e aprile, visto che la squadra è ferma a febbraio, mentre lo staffa gennaio. Abbondanza avrebbe poi, tramite terzi (e quarti) fatto sapere che non intende pagare i ragazzi per andare al mare, visto che molti di loro abitano a Ostia e dintorni. Parole bizzarre, se si considera che ai giocatori, come aveva chiesto proprio la dirigenza da lui scelta, era stato chiesto di allenarsi fino al 15 maggio. Cosa che, puntualmente, sta accadendo. Abbondanza ha anche confermato la richiesta di recessione di tesseramento avanzata alla Federazione e avrebbe, infine, fatto comunicare ai giocatori – sempre da altre persone – che non sarà lui ad iscrivere la Rugby Roma al prossimo campionato. Per questo, adesso più che mai, è necessario che qualcuno, d’accordo
con le istituzioni, salvi la società bianconera. In questi giorni sono in programma incontri decisivi in questo senso. La speranza è che si possa presto trovare una soluzione, magari in un’ottica di risanamento oculato ma ben gestito, che possa garantire a chi lavora nella Rugby Roma (e anche alleloro famiglie) una serenità che, soprattutto in questo ultimo anno, ostata un miraggio. Con tanto di effetti negativi anche in campo, visto che una delle migliori formazioni dell’Eccellenza non è riuscita a qualificarsi per i playoff.

Niente fusione a Parma, per GranDucato e Crociati è di nuovo derby

Paolo Mulazzi per SportParma.com

Nella riunione di ieri sera a Colorno, il GranDucato ha deciso di continuare l’avventura per conto proprio: si prospetta una squadra sempre più giovane. Da parte Crociati Rfc inizia il toto-allenatore
Erano in molti che chiedevano, ultimamente con insistenza, se questa ennesima fusione, termine comunque improprio, si sarebbe fatta o meno. I tempi sarebbero già scaduti: siamo a maggio, regular season finita, sarebbe già da programmare la prossima stagione. D’accordo che la parola programmazione nel rugby italiano è concetto sempre più astratto e che si ricomincia un mese dopo rispetto al solito ma … Ma si farà? No. Questo è stato deciso dalla riunione tenutasi ieri sera a Colorno dagli stati generali del GranDucato: si va avanti da soli. Questo in risposta al “sasso” lanciato dal presidente dei Crociati Rfc, Villani un paio di mesi fa.

(…) i motivi sono principalmente due: la posizione “di forza” dei Crociati, diciamo pure Noceto cui a sentir parlare di fusioni viene l’orticaria, in virtù del piazzamento e conseguente incasso dei proventi per la partecipazione alla prossima edizione, forse ultima versione, della Challenge Cup (e mettiamoci pure l’ingresso della Bonatti come sponsor …) e le politiche federali (non dimentichiamoci che nell’affaire Crociati non è stata esente) che potevano vedere di buon occhio la conferma di due squadre a Parma piuttosto che il ripescaggio di Venezia (con molteplici problemi) o la perdente della finale di serie A e una formazione parmigiana in grado di vincere.
Dunque resterà la stracittadina.

(…)E gli allenatori? Non ancora deciso sulla conferma del duo De Marigny-Prestera da un lato, non Filippo Frati dall’altra a quanto pare. Prato è molto vicina, considerando i vari contatti e che Fabio Gaetaniello dovrebbe “abdicare” per problemi di lavoro. Fifty-fifty con l’amico-collega Andrea De Rossi quindi. C’è chi suggerisce un ritorno di Andrea Cavinato, che dopo il Junior World Championship sarà a disposizione, ma conoscendolo bene vuole, intanto, il massimo dell’organizzazione (ma non siamo più a quei tempi); c’è pure la soluzione interna Mazzariol che già conosce l’ambiente, è stato pure secondo di Sgorlon ed ha ottenuto un buon risultato con l’Under 20, in attesa di domenica. Casellato, al momento, nicchia e “conferma” che rimarrà a Mogliano.

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