Fir e franchigie, tra soldi e personalismi

Rugby 1823 ha affrontato la questione Fir-Treviso – e in senso lato, franchigie – attraverso lo specchio di quello che Lutero definiva “lo sterco del demonio”, e cioè il denaro.
Duccio Fumero ha snocciolato quelli che sono i tre aspetti principali della vicenda, almeno quelli che più da vicino hanno da fare con i soldi. Vediamoli

1. La Federazione paga alle franchigie il 60% degli stipendi dei giocatori d’interesse nazionale, dello staff tecnico, dello staff medico e dei direttori sportivi.
2. Melegari ha dichiarato (lo ha detto una settimana fa proprio al sottoscritto, in questa intervista, ndr) che – parlando di stipendi – la Fir paga il 25% del budget. Calcolando due budget minimi di 8 milioni di euro (cioé il minimo richiesto dal Board celtico), un quarto equivale a 2 milioni di euro. Cioé Treviso e Aironi ricevono circa 2 milioni all’anno per un totale di 4 milioni (dati confermatemi anche da altre fonti), mentre pagano circa 6 milioni all’anno a testa.
3. La delicata questione “gettone di presenza”. Quando l’accesso alla Celtic League sembrava compromesso il Board chiese un extra di 3 milioni di euro annui alla Fir. Inizialmente doveva venir pagato al 50% dalla Fir e al 25% da ogni franchigia, ma alla fine i soldi – secondo le mie fonti – sono stati pagati dalla Federazione. E questo accordo vale per tutti e quattro gli anni di partecipazione al Pro 12.

Questo da Rugby 1823. Io aggiungerei che nonostante quello che il presidente FIR ha detto a La Tribuna questa mattina – e cioè che non è una questione di personalismi – le rivalità anche personali hanno un discreto peso in tutta la faccenda. Come hanno un discreto peso nei tanti orticelli del rugby italiano, grandi o piccoli che siano. Dispetti e dispettucci a tutti i livelli che presi singolarmente non sono poi così gravi, ma che messi in fila creano una atmosfera poco simpatica.
Ad esempio la “questione Sbaraglini”: chiamato a metà Mondiale da Mallett, il prima linea trevigiano è andato in Nuova Zelanda ma non ha mai messo il piede in campo. Secondo gli accordi, quando un giocatore viene chiamato in azzurro per sostituire un collega infortunato, la sua società di appartenenza riceve un premio di 5mila euro se impiegato in partita. Se non va nemmeno in panchina generalmente viene rimandato a casa in tempo per essere utilizzato dal suo club nel campionato di appartenenza. La Nuova Zelanda è ovviamente troppo lontana per fare avanti-indietro, ma a Treviso lamentano di non aver avuto il giocatore a disposizione per alcune settimane e di non aver ricevuto nessun rimborso. A rigor di normativa la FIR non doveva proprio nulla, ma forse il buon senso dice un altra cosa.
Ovvio che il problema tra FIR e Treviso non sono i “casi Sbaraglini”, ma nel clima avvelenato è una nuova scintilla che potrebbe trovare nuova legna da bruciare.

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Federazione, franchigie e quel capitolato misterioso

Antonio Liviero per Il Gazzettino

Va riscritto il capitolato che regola i rapporti tra Fir e franchigie. Lo sostiene il consigliere federale Luigi Torretti, 52 anni, manager pubblico ed ex presidente del Venezia Mestre. Torretti, come si esce da questo conflitto Fir-Benetton? «L’unica è mettere le parti attorno a un tavolo e trovare un punto di equilibrio».
Le sembra facile?
«Da un lato bisogna tener presente che le competenze di Treviso oggi in Italia non le ha nessuno, forse neppure la federazione. E che sarebbe un suicidio pensare di non utilizzarle al meglio. Dall’altro il Benetton deve essere consapevole di non poter continuare a rappresentare se stesso ma di doversi inserire in un contesto più ampio sia in ambito territoriale che federale».
Lei ha chiesto che la mediazione sia svolta direttamente dal presidente Dondi. Perché?
«Con tutto il rispetto per Sacca e Checchinato, i quali sicuramente faranno il massimo (l’incontro ci mediazione con Treviso è previsto il 21, ndr), ritengo che in una situazione così difficile debbano spendersi i vertici. È il momento dei generali, non dei luogotenenti. Mi auguro che Dondi ci ripensi e decida di mettere in campo tutta la sua autorevolezza».
È censurabile il fatto che il Benetton si sia rivolto a un organo federale sulla norma che riduce gli stranieri e che abbia spedito delle raccomandate?
«Direi di no. Esistono appositi livelli istituzionali a cui rivolgersi. L’importante è che la maniera sia corretta».
Ma allora?
«Siamo in un momento in cui la tensione è salita e qualsiasi azione, da una parte o dall’altra, sembra una provocazione».
Cosa ne pensa della riduzione degli stranieri da 3 a 5?
«L’obiettivo è giusto, ma va condiviso. Mentre è evidente che le franchigie non sono state coinvolte. Treviso è preoccupato per le ricadute economiche in quanto ha contratti in essere, la Fir invoca una maggior competitività della nazionale. Bisogna trovare un giusto equilibrio e prima di tutto dialogare». (…)
Il segreto sul capitolato tecnico con le franchigie?
«Fa parte della cultura complessiva del Paese. Non c’è motivo perché accordi fatti nell’interesse del movimento non debbano essere pubblici».
Non crede che alla sua scadenza questo accordo andrebbe riscritto in maniera condivisa?
«Se ci sono obiettivi comuni la politica dell’imposizione non paga per nessuno. Il progetto Celtic è nato con forzature, sotto forti pressioni dei partner stranieri. Ma il progetto sta andando avanti positivamente. Una riscrittura del capitolato, una sorta di patto trasparente, che parta da un’analisi costruttiva e condivisa dei contenuti, non potrebbe che rafforzare il rugby italiano, ed è dunque auspicabile».

La guerra Fir-Benetton: Dondi tende la mano a Treviso

Da La Tribuna

«Nessuno vuole escludere Treviso dalla Celtic. Ma è chiaro che la federazione non può investire milioni e avere una nazionale e due franchigie che parlano linguaggi diversi, che non hanno lo stesso gioco. Siamo i primi a voler risolvere con il buonsenso i problemi». E’ un presidente Dondi distensivo quello che interviene nella querelle che da settimane vede avversari la Fir e Treviso, divisi su stranieri, soldi e sul rispetto delle condizioni fissate a suo tempo dal capitolato. Un documento – di fatto la Costituzione della Celtic per le due italiane – tuttora coperto da segreto di Palazzo. Perché non partire da quello che è scritto nel documento, reso finalmente pubblico? Dondi smentisce ogni personalismo (lui e Munari sono agli antipodi nella visione del rugby italiano) : «Spiace vengano fuori cose non vere, in consiglio non ho affatto sostenuto che la vicenda con Treviso sia politica e non tecnica, figuratevi se il nostro rugby ha bisogno di queste cose, c’è bisogno di unione di intenti e di lavoro in sinergia, l’ultima cosa che ci serve sono le polemiche – ribadisce il presidente Fir – siamo i primi a sapere quello che hanno fatto i Benetton per questo sport, non possiamo che apprezzare ed essere loro grati».
Tutto è rinviato a fine novembre: il 24 la giustizia sportiva si pronuncerà sul ricorso di Treviso contro la norma limitante il numero di stranieri (da 5 a 3). Ma soprattutto dopo il 20 si incontreranno le delegazioni ufficiali di Benetton (il presidente Zatta e digì Munari) e Fir (vicepresidente vicario Sacca e responsabile alto livello Checchinato). Dovranno cercare un accordo che ponga fine alla querelle. (…)
Se il tavolo salta, Treviso rischia davvero grosso. Dal Veneto a Roma, ha molti nemici. Intanto, è stato molto distensivo alla Ghirada il primo summit tecnico fra il nuovo ct azzurro Jacques Brunel, accompagna to da Alessandro Troncon, e il coach biancoverde Franco Smith con il suo staff. Sul tavolo la gestione dei nazionali e i nuovi nomi per l’Italia dopo il fallimentare mondiale che ha chiuso l’era Mallett. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Rugby Roma, spunta il nome di un papabile presidente

Cosa sta succedendo a Roma? Ce lo racconta Solorugby

Ancora nell’occhio del ciclone il “Tre Fontane”, lo storico impianto capitolino dove dovrebbe muovere i primi passi quella che stiamo ribattezzando “Rugby Roma 2”. Il consorzio all’interno del quale dovrebbero confluire le quattro società createsi all’indomani della scomparsa della Rugby Roma ha ricevuto l’altro ieri l’ultimatum da Coni Servizi: accordo tra le società altrimenti addio concessione per l’utilizzo della struttura. (…)

MOSETTI PRESIDENTE? Tuttavia la Roma 2 manca ancora di una struttura dirigenziale. Sfumata l’ipotesi di Franco Gargiulo quale “presidente super partes”, si iniziano a fare altri nomi. Primo fra tutti quello dell’ex responsabile della comunicazione della Rugby Roma Massimiliano Mosetti. (…)

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Treviso e la guerra con la FIR, parla Zatta: “La Benetton in Eccellenza? Se necessario, sì”

Ivan Malfatto su Il Gazzettino

TREVISO – Il Benetton Treviso rischia l’esclusione dalla Rabodirect Pro12 la prossima stagione. Torneo dove è attualmente sesto con 4 vittorie e 4 sconfitte. Il motivo è il contenzioso a suon di carte bollate (un ricorso alla corte federale e 4 raccomandate) con la Federazione per il cambiamento in corsa delle regole di partecipazione. Se la mediazione chiesta dalla Fir non avrà esito, la proposta dell’incontro tra le parti sarebbe il 21 novembre, a gennaio la cacciata potrebbe diventare realtà. Anche se il presidente Giancarlo Dondi afferma «di non volerla prendere nemmeno in considerazione».
Amerino Zatta, è un rischio concreto?
«Non voglio rimanere in paradiso a dispetto dei santi – risponde il presidente del Benetton – Se la Fir vuole partecipare in proprio alla Pro 12 lo faccia. Basta saperlo e programmarlo».
Se succederà davvero cosa farete?
«Prenderemo atto. Cercheremo di capirne i motivi. E torneremo da dove siamo venuti. Nel campionato italiano d’Eccellenza. Dove per competere ci basterà un budget molto minore».
Se invece vi daranno la possibilità di continuare?
«Vorremmo vincere ancora di più in Pro12. Provare a fare un salto di qualità in Heineken Cup. Continuare a dare il meglio della nostra esperienza alla nazionale italiana, come sempre fatto finora».
Qual è il motivo del contenzioso con la Fir?
«Una serie di situazioni che sono venute meno rispetto a quanto fissato nel capitolato iniziale di partecipazione alla Celtic tra Fir e franchigie».
Anche di natura economica, oltre al risaputo numero di stranieri ridotto da cinque a tre?
«Sì, c’è pure un problema economico. Rispetto a come eravamo partiti oggi i numeri stanno dicendo cose decisamente diverse».
Zatta non entra nel dettaglio, perchè il capitolato lo vincola alla segretezza. Ma sembra si tratti del contributo federale alle franchigie non in linea con quanto pattuito. Più altri importanti problemi di gestione. Sullo sfondo del contenzioso ci sono anche le prossime elezioni Fir e l’ipotesi di una franchigia alternativa al Benetton con base in Veneto, allestita da vecchi tessitori federali e affidata alla guida tecnica di un ex et azzurro. Per far chiarezza basterebbe togliere il segreto dal protocollo Celtic. Perchè la federazione non lo fa?