Sul “caso Piacenza”: finiamola subito con il complottismo

“Che merda!”. E questo va bene. “Dovrebbero radiarli a vita!!!”. Un tantino giustizialista, magari, ma ci può stare. “Guarda caso proprio adesso che l’Italrugby si appresta a riempire lo stadio Olimpico…”. Ecco, questo no.
Sono alcune reazioni a caldo che hanno cominciato a diffondersi nel web subito dopo l’esplosione del caso-Piacenza.
Permettetemi di mettere subito qualche paletto: il complottismo non porta da nessuna parte e ci fa avvicinare terribilmente e pericolosamente a mondi da cui da sempre prendiamo le distanze. Quelli dove quando succedono queste cose si parla subito di “casi isolati”, di “mele marce”. Quei mondi dove si attacca a prescindere quando sul banco degli imputati c’è un avversario e dove si difende a prescindere quando su quello stesso banco c’è un amico.
Chi pensa che il rugby – o qualsiasi altro ambiente – sia un’isola felice dove tutto funziona secondo le regole, dove tutti si vogliono bene e vige l’armonia universale è un illuso. Il rugby è fatto di persone, e persone poco corrette ce ne sono ovunque.
La differenza la fanno solo gli anticorpi, la capacità cioè di “isolare” subito questi comportamenti e in seconda battuta di sanzionarli adeguatamente. Questo, a mio modestissimo avviso, è la caratteristica che deve distinguere questo ambiente. L’amore universale – per quanto bello – lasciamolo alle utopie. In compagnia del complottismo.

PS: vorrei spezzare una piccola lancia a favore dei complottisti: non sono d’accordo con le vostre tesi, ma effettivamente titoli così fanno davvero arrabbiare…

Rugby, musica e droga: 13 giocatori in stato di fermo

I carabinieri di Piacenza hanno arrestato 35 persone per detenzione e spaccio di stupefacenti, smantellando un consistente giro di droga, soprattutto cocaina, in occasione di incontri di rugby e durante concerti di star della musica. Lo ha reso noto con un comunicato il Comando provinciale, precisando che è stata arrestata anche la campionessa italiana e vicecampionessa europea di ‘natural body building’ over 52 kg; tredici i rugbisti di squadre di serie A, B e C sono coinvolti a vario titolo nell’ indagine.
L’operazione, estesa anche alle province di Parma, Varese, Bergamo, Brescia, Pavia, Lodi e Milano, è stata chiamata ‘Flanker’ perché uno dei principali attori della vicenda rivestiva questo ruolo nella squadra di rugby in cui giocava. Come secondo lavoro però faceva il buttafuori in alcuni locali notturni e, insieme ad altri indagati, si occupava della security nell’ambito di importanti eventi musicali in tutta Italia, approfittandone per smerciare stupefacenti ai concerti delle star, inconsapevoli di quanto avveniva. Una misura cautelare interdittiva dalla professione, limitativa della libertà personale, è stata notificata a un’ avvocatessa del foro di Piacenza, per gli illeciti rapporti a favore degli spacciatori. I dettagli dell’operazione verranno resi noti in una conferenza stampa, in mattinata, al Comando provinciale dei carabinieri di Piacenza

Treviso-FIR, è il giorno del giudizio?

Giornata piena oggi. In mattinata la Conferenza stampa RBS 6 Nazioni 2012 al Salone d’Onore del CONI, ma è soprattutto nel pomeriggio che probabilmente verrà presa una decisione determinante per il futuro del movimento italiano.
E’ infatti in programma l’incontro tra il Presidente federale Giancarlo Dondi e i massimi dirigenti del Benetton Rugby. Sul tavolo tutti i problemi che hanno portato ad un vero e proprio scontro tra la migliore squadra italiana e la FIR: la gestione degli stranieri e questioni economiche soprattutto, ma non solo. Una lotta che potrebbe portare adirittura all’esclusione di Treviso dal torneo celtico (dio non voglia mai…), ipotesi vagheggiata, a cui nessuno vuole arrivare – stando almeno alle parole – ma mai smentita categoricamente.
Ad ogni modo potrebbe essere un incontro determinante, soprattutto perché è il primo a cui partecipa personalmente anche Dondi.
Si farà l’Italia oppure si muore?

Milano in difficoltà, Marcello Cuttitta indica la via per uscirne

Marco Zorzo per Leggo

Marcello Cuttitta è una di quelle icone che vederla lontano dalla Milano della palla ovale fa tristezza. È in viaggio sul treno che lo porta a Bologna, dove ricoprirà il ruolo di diesse ai Lions: responsabile del settore giovanile, fino all’Under 20.
Cuttitta, ma per lei nella Milano del rugby in piena crisi non c’è proprio posto?
«Sono sempre disponibile se c’è un progetto serio. Ma basta con le pagliacciate».
In che senso, scusi?
«Beh, sappi amo tutti com’è finita con l’Amatori Milano».
Qualcuno magari non lo sa.
«Ho allenato l’Amatori per sei anni. I primi quattro sono stati ok, poi un disastro. Negli ultimi due ho fatto di tutto tranne che il coach. Alla fine siamo retrocessi in Bl, ma essere arrivati ai playout nella passata stagione è stato già un successo».
Da tre mesi l’Amatori non esiste più, il Grande Milano e l’Asr rischiano la retrocessione. La Milano del rugby piange. È proprio finita?
«Assolutamente no. Sono convinto che basterebbe poco per salvarsi, probabilmente servirebbe un cambio tattico per entrambe. Conosco parecchi giocatori delle due squadre: sono bravi, devono combattere fino all’ultimo. Per quanto riguarda l’Amatori, fa male al cuore vedere com’è finita la storia».
La crisi del rugby milanese quando è iniziata?
«A traino con quella del rugby italiano. E pensare che nel 1995 avevamo azzerato il gap con le anglosassoni. Poi è arrivato il professionismo a rovinare tutto il lavoro fatto».
Non è il caso di una sola squadra ma di qualità a Milano?
«Anch’io sarei dell’idea di un’unica franchigia con i migliori giocator i. Però non c’è mai stata la volontà. Purtroppo il mondo del rugby è sempre particolare, nel senso che ognuno si prende il diritto di parlare e di comandare. Delle tre formazioni milanesi solo l’Asr ha meritato veramente sul campo».

Benetton Treviso vuol dire infermeria e squalifiche. E motivazioni discutibili

Preoccupazioni biancoverdi e azzurre: Paul Derbyshire ha un problema alla spalla mentre Robert Barbieri lamenta la frattura all’orbita di un occhio. Ce la faranno per il Sei Nazioni?
Capitolo diatriba con la FIR: la federazione ha ufficialmente confermato la squalifica fino al 28 gennaio al tecnico Franco Smith per la vicenda stranieri legata alla partita del 3 settembre con il Connacht (Pro12). Niente squalifica invece per il presidente Amerino Zatta, a differenza delle notizie filtrate nei giorni scorsi. Per il club invece 250 euro di multa.
Il responsabile dell’Alto Livello FIR, Carlo Checchinato, cerca di gettare acqua sul fuoco: “È una semplice sospensione, senza effetti reali. Smith può allenare e andare in tribuna per le partite”.
E allora perché comminarla? I casi sono due: se Treviso ha aggirato le regole va sanzionata, se non lo ha fatto (cosa che personalmente penso, per quello che può valere) non va punita. Altrimenti diventa una gara a chi fa la voce più grossa, cosa piuttosto stupida in un momento di tensione tra club e federazione.
Dai, su bambini, fate i bravi.