Radio – A “Rugby 101” c’è Amerino Zatta: “Speriamo in un accordo con la FIR, però…”

Lo scontro che rischia di spaccare il rugby italiano e una lunga chicchierata con uno dei diretti interessati, il presidente biancoverde Amerino Zatta. Per cercare di capire quale sia lo stato dell’arte a qualche giorno dall’incontro che potrebbe cambiare il volto del rugby italiano. Con lui ho parlato di stranieri, soldi, capitolati (“è segreto perché così ci è stato chiesto dalla FIR”) e nuovi ct (“Mallett? L’abbiamo visto forse due volte in quattro anni…”).
Zatta conferma il rischio di fuoriuscita dalla Celtic ma spera in una soluzione positiva del caso.

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Fotogallery: la sfida con Treviso vista dai Saracens

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Fir e franchigie, tra soldi e personalismi

Rugby 1823 ha affrontato la questione Fir-Treviso – e in senso lato, franchigie – attraverso lo specchio di quello che Lutero definiva “lo sterco del demonio”, e cioè il denaro.
Duccio Fumero ha snocciolato quelli che sono i tre aspetti principali della vicenda, almeno quelli che più da vicino hanno da fare con i soldi. Vediamoli

1. La Federazione paga alle franchigie il 60% degli stipendi dei giocatori d’interesse nazionale, dello staff tecnico, dello staff medico e dei direttori sportivi.
2. Melegari ha dichiarato (lo ha detto una settimana fa proprio al sottoscritto, in questa intervista, ndr) che – parlando di stipendi – la Fir paga il 25% del budget. Calcolando due budget minimi di 8 milioni di euro (cioé il minimo richiesto dal Board celtico), un quarto equivale a 2 milioni di euro. Cioé Treviso e Aironi ricevono circa 2 milioni all’anno per un totale di 4 milioni (dati confermatemi anche da altre fonti), mentre pagano circa 6 milioni all’anno a testa.
3. La delicata questione “gettone di presenza”. Quando l’accesso alla Celtic League sembrava compromesso il Board chiese un extra di 3 milioni di euro annui alla Fir. Inizialmente doveva venir pagato al 50% dalla Fir e al 25% da ogni franchigia, ma alla fine i soldi – secondo le mie fonti – sono stati pagati dalla Federazione. E questo accordo vale per tutti e quattro gli anni di partecipazione al Pro 12.

Questo da Rugby 1823. Io aggiungerei che nonostante quello che il presidente FIR ha detto a La Tribuna questa mattina – e cioè che non è una questione di personalismi – le rivalità anche personali hanno un discreto peso in tutta la faccenda. Come hanno un discreto peso nei tanti orticelli del rugby italiano, grandi o piccoli che siano. Dispetti e dispettucci a tutti i livelli che presi singolarmente non sono poi così gravi, ma che messi in fila creano una atmosfera poco simpatica.
Ad esempio la “questione Sbaraglini”: chiamato a metà Mondiale da Mallett, il prima linea trevigiano è andato in Nuova Zelanda ma non ha mai messo il piede in campo. Secondo gli accordi, quando un giocatore viene chiamato in azzurro per sostituire un collega infortunato, la sua società di appartenenza riceve un premio di 5mila euro se impiegato in partita. Se non va nemmeno in panchina generalmente viene rimandato a casa in tempo per essere utilizzato dal suo club nel campionato di appartenenza. La Nuova Zelanda è ovviamente troppo lontana per fare avanti-indietro, ma a Treviso lamentano di non aver avuto il giocatore a disposizione per alcune settimane e di non aver ricevuto nessun rimborso. A rigor di normativa la FIR non doveva proprio nulla, ma forse il buon senso dice un altra cosa.
Ovvio che il problema tra FIR e Treviso non sono i “casi Sbaraglini”, ma nel clima avvelenato è una nuova scintilla che potrebbe trovare nuova legna da bruciare.

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Federazione, franchigie e quel capitolato misterioso

Antonio Liviero per Il Gazzettino

Va riscritto il capitolato che regola i rapporti tra Fir e franchigie. Lo sostiene il consigliere federale Luigi Torretti, 52 anni, manager pubblico ed ex presidente del Venezia Mestre. Torretti, come si esce da questo conflitto Fir-Benetton? «L’unica è mettere le parti attorno a un tavolo e trovare un punto di equilibrio».
Le sembra facile?
«Da un lato bisogna tener presente che le competenze di Treviso oggi in Italia non le ha nessuno, forse neppure la federazione. E che sarebbe un suicidio pensare di non utilizzarle al meglio. Dall’altro il Benetton deve essere consapevole di non poter continuare a rappresentare se stesso ma di doversi inserire in un contesto più ampio sia in ambito territoriale che federale».
Lei ha chiesto che la mediazione sia svolta direttamente dal presidente Dondi. Perché?
«Con tutto il rispetto per Sacca e Checchinato, i quali sicuramente faranno il massimo (l’incontro ci mediazione con Treviso è previsto il 21, ndr), ritengo che in una situazione così difficile debbano spendersi i vertici. È il momento dei generali, non dei luogotenenti. Mi auguro che Dondi ci ripensi e decida di mettere in campo tutta la sua autorevolezza».
È censurabile il fatto che il Benetton si sia rivolto a un organo federale sulla norma che riduce gli stranieri e che abbia spedito delle raccomandate?
«Direi di no. Esistono appositi livelli istituzionali a cui rivolgersi. L’importante è che la maniera sia corretta».
Ma allora?
«Siamo in un momento in cui la tensione è salita e qualsiasi azione, da una parte o dall’altra, sembra una provocazione».
Cosa ne pensa della riduzione degli stranieri da 3 a 5?
«L’obiettivo è giusto, ma va condiviso. Mentre è evidente che le franchigie non sono state coinvolte. Treviso è preoccupato per le ricadute economiche in quanto ha contratti in essere, la Fir invoca una maggior competitività della nazionale. Bisogna trovare un giusto equilibrio e prima di tutto dialogare». (…)
Il segreto sul capitolato tecnico con le franchigie?
«Fa parte della cultura complessiva del Paese. Non c’è motivo perché accordi fatti nell’interesse del movimento non debbano essere pubblici».
Non crede che alla sua scadenza questo accordo andrebbe riscritto in maniera condivisa?
«Se ci sono obiettivi comuni la politica dell’imposizione non paga per nessuno. Il progetto Celtic è nato con forzature, sotto forti pressioni dei partner stranieri. Ma il progetto sta andando avanti positivamente. Una riscrittura del capitolato, una sorta di patto trasparente, che parta da un’analisi costruttiva e condivisa dei contenuti, non potrebbe che rafforzare il rugby italiano, ed è dunque auspicabile».

Heineken Cup: i Saraceni si pappano i Leoni 42-17

Che a Londra sarebbe stata durissima era più che preventivabile, ma forse qualcosa di più dal Benetton ce lo si poteva aspettare. I biancoverdi reggono un tempo, poi sono travolti dai campioni inglesi in carica. Una lezione che ci dice che la strada è ancora lunga, ma la base di partenza c’è.

MARCATORI: pt 3′ e 19′ O. Farrell p.; 22′ O. Farrell meta tr. O. Farrell; 27′ De Waal p.; 40′ O. Farrell p.; st 6′ Strettle meta tr. O. Farrell; 20′ Wyles meta; 24′ Joubert meta tr. O. Farrell; 33′ Sbaraglini meta tr. De Waal; 37′ Smit meta tr. O. Farrell; 39′ Padrò meta tr. De Waal.
SARACENS: Wyles (st 21′ Goode); Strettle, O. Farrell, Barritt (st 25′ Powell), Short; Hodgson, de Kock (pt 17′ Spencer); Joubert, Saull (pt 2′ Melck, pt 8′ Saull), Brown; H. Smith, Borthwick (st 25′ Kruis); Stevens (st 16′ Carstens), Brits (st 17′ Smit), Gill (st 16′ Nieto). All. McCall.
BENETTON TREVISO: Nitoglia; De Jager, Benvenuti (st 36′ Burton), Sgarbi, Williams; De Waal, Semenzato (st 36′ Botes); Barbieri (st 18′ Vosawai), Zanni, Vermaak; Van Zyl (st 29′ Bernabò), A. Pavanello (st 8′ Padrò); Cittadini (st 12′ Fernandez Rouyet), Vidal (st 8′ Sbaraglini), Rizzo (st 30′ Di Santo). All. Smith.
ARBITRO: Lacey della Federazione Irlandese.
NOTE: pt 16-3; cartellino giallo a: Brits (pt 26′), Vidal (pt 34′); spettatori: ; Heineken man of the match: Owen Farrell (Saracens); calciatori: Saracens (Farrell 7/10), Benetton Treviso (De Waal 3/3); punti in classifica: Saracens 5, Benetton Treviso 0.