Uenuku – Il popolo di Lomu si stringe attorno a lui. E prova a capirci qualcosa

di Stefania Mattana

La Nuova Zelanda tutta e non solo è in ansia per le sorti di Jonah Lomu, la leggenda All Blacks ricoverata da quasi una settimana all’Auckland Hospital, per complicazioni improvvise legate alla sua patologia renale. Lomu, che soffriva di una forte nefrite, ha subito nel 2004 un trapianto di rene che gli ha ridato la vita. Niente, durante la cerimonia d’apertura della RWC a cui ha partecipato, dava a pensare che da lì a qualche giorno le sue condizioni di salute sarebbero peggiorate.

L’intera nazione e i tifosi di tutto il mondo sono preoccupati, ma dalle corsie dell’ospedale di Auckland non trapela alcuna notizia, se non che la situazione di Lomu è data come “stabile”, e che non si sa quanto dovrà rimanere ricoverato in ospedale. Indizi davvero poveri per capire il reale quadro clinico. La famiglia e gli amici di Jonah si sono stretti nel silenzio, chiedendo riservatezza e discrezione, che pare essere rispettata dalla stampa, almeno per ora. Ovviamente, la fame di notizie è tanta, così come le ipotesi che si rincorrono riguardo il suo improvviso peggioramento.

In questo periodo Lomu si stava allenando per un match di boxe per beneficienza, poi è stato colto dal malore. Interrogati dai giornali, alcuni nefrologi e specialisti in trapianti hanno espresso qualche dubbio riguardo l’allenamento agonistico della boxe e le condizioni del suo rene. Infatti, sebbene l’attività fisica faccia bene al trapiantato, gli allenamenti agonistici potrebbero aver recato qualche problema al rene di Lomu, considerando poi che si tratta di boxe, e non di curling.
Gli specialisti non hanno poi escluso altri numerosi problemi che possono aver intaccato l’equilibrio renale ed epatico di Lomu, spiegando con dovizia di particolari e con linguaggio semplice ciò che potrebbe essere accaduto all’ex All Black.

Inoltre, c’è da considerare che la cronologia e la vita di un rene trapiantato varia da caso e caso, per cui un rene può lavorare bene per 20 anni così come anche per 2 o 7 o 10 anni. I farmaci anti rigetto potrebbero aver intaccato anche la funzionalità epatica di Lomu, complicando così il quadro generale.

La gente normale sta esprimendo in ogni modo la sua solidarietà e vicinanza al campione kiwi. Dai cartelli negli stadi ai messaggi sui social network, nessuno vuole esimersi dall’esprimere il proprio affetto verso di lui.
Anche gli All Blacks hanno mandato un messaggio di supporto a Lomu: al termine dell’allenamento hanno esposto delle grosse lettere che componevano la scritta “Get Well Jonah – Kia Kaha” (Rimettiti Jonah, sii forte)
Mealamu si è fatto portavoce della squadra, esponendo i pensieri di tutti nei confronti di Lomu:
“Lui è stato una grande parte di noi del passato e probabilmente è una grande parte di noi anche oggi. É triste vedere un uomo come lui nelle condizioni in cui sta adesso, ma siamo sicurissimi che si riprenderà molto presto.”

In questi giorni, il primo ministro neozelandese John Key si recherà in ospedale per portargli personalmente tutto l’affetto della nazione. “Ovviamente ci siamo tutto molto rattristati nel sentire che non stava bene. Non appena saprò di poterlo fare andrò subito a fargli visita” ha dichiarato Key.
Tutti si stringono attorno a Lomu, e anche la mia intenzione, con questo articolo, era quella di esprimere supporto a Jonah. D’altronde, i grandi campioni non smettono mai di combattere. Jonah ha vinto tante partite, e vincerà anche questa come era solito fare lui: stupendoci.
Kia Kaha, Jonah.

Uenuku – The dark side of Graham Henry, quando anche Brontolo ride e scherza

di Stefania Mattana

A una settimana di distanza dagli storici 100 caps di McCaw, in casa All Blacks ci si prepara a festeggiare un po’ più in sordina un anniversario diverso, quello della centesima volta di Graham Henry sulla panchina tuttanera.
Sono passate 100 partite dal 2004, ma la figura di Henry stenta a decollare in termini di stima e affetto, soprattutto da parte di chi non si trova in Aotearoa. Dalle polemiche inutili e a volte noiose alle sue scelte opinabili nelle formazioni All Blacks (ma d’altronde, siamo tutti un po’ allenatori!), passando per quella sua aria spesso troppo burbera e accigliata, certamente coach Henry non è mai stato in lizza per la fascia di mister simpatia. Eppure dietro questa corazza dura e taciturna si nasconde un lato morbido e piacevole. Lo giurano i suoi stessi All Blacks.
“Più è tranquillo, più significa che è arrabbiato – ha dichiarato John Afoa – Quindi se lo sentite in silenzio vi conviene cambiare strada.”
I ragazzi tuttineri sostengono che quella di Henry sia solo una facciata, giustificata anche dagli alti standard di serietà e impegno che ovviamente una nazione richiede al suo allenatore, specie se si tratta di Nuova Zelanda e di nazionale ovale. Ali Williams giura che coach Graham sia dotato di un grande senso dell’umorismo, mentre Piri Weepu assicura che la fama di allenatore austero è assolutamente immeritata.
“Ogni volta che la gente lo vede, magari sembra scontroso, ma è solo un aspetto che inganna – ha dichiarato Weepu – É un tizio abbastanza affabile. Credo che sia un po’ cambiato dal 2004, quando ha iniziato a creare la sua squadra: da allora si è addolcito un po’, e probabilmente adesso è più accessibile.”
Weepu tuttavia ha ammesso che Henry non si tira mai indietro quando si tratta di performance sotto tono dei suoi ragazzi. D’altronde, lui ha il coltello dalla parte del manico, e a lui spetta il compito di fare ai suoi le lavate di capo.  “Forse è successo una o due volte, nello spogliatoio, quando non stai dando del tuo meglio – ha continuato – I suoi standard sono molto elevati e devi cercare di soddisfarli, altrimenti sei fuori. Così un paio di volte lo abbiamo visto esplodere proprio, ma per fortuna per la maggior parte del tempo facciamo bene, tanto che con lui in panchina abbiamo un alto tasso di successo”.
E proprio il suo tasso di successo – 84 vittorie in 99 partite – è un record che non ha rivali nello sport a livello internazionale. Un numero che gli ha fatto vincere riconoscimenti e premi. L’unica macchia rimane quella di Cardiff 2007, quando gli All Blacks, per la prima volta nella storia del mondiale, sono usciti ai quarti. Henry è rimasto con la valigia pronta per un po’, ma per sua fortuna gli è stata concessa una seconda opportunità, merce rara quando attorno a te girano soldi, fama e successo.
E adesso si trova davanti al compimento della sua seconda chance, e se la deve vedere con infortunati di lusso come Muliaina, Read, o con giocatori mandati spesso e volentieri in tribuna anche a scopo cautelativo.
Un approccio a volte esageratamente criticato e che Ali Williams difende a spada tratta, proprio lui che ha vissuto un calvario di infortuni e che ha sempre ritrovato un posto nella panchina tuttanera.  “Lui è un uomo che spara dritto e ti fa capire dove ti trovi. Non posso non parlare bene di lui. Ha aiutato la mia carriera, per non dire che l’ha salvata. Lui mi dice come sono le cose veramente. A volte uno non vuole sentire la cruda verità se le cose non vanno come dovrebbero, ma è quello che alla fine devi sapere, di modo che così puoi davvero migliorare ” Il ritratto di Graham Henry visto da dentro è diverso da quello che appare dal di fuori: difficile immaginarsi un Henry sorridente e divertente, ma chissà che a ‘sto giro i mondiali gli diano una buona occasione per mostrarci anche questo lato nascosto.

Inghilterra 2015 senza All Blacks? Ah, il vil danaro…

E se la Nuova zelanda non partecipasse al Mondiale 2015? Una fantasia, o un incubo, dipende da come la si vuole leggere. Una specie di storia del terrore paventata però dall’amministratore delegato della federazione All Blacks, Steve Tew. Motivo sono le difficili condizioni economiche in cui versa la stessa NZRU, colpita come il resto del mondo dalla difficile congiuntura finanziaria. E Tew ne approfitta per rilanciare sul tavolo della riforma della gestione economica dell’International Board.
In una intervista al Guardian chiede che si parli dei flussi in entrata e in uscita derivanti da un torneo iridato, visto che “è noto – dice – che le grandi Union perdono un sacco di soldi per parteciparvi, e questo non ha alcun senso”. “Noi abbiamo perso circa 7 milioni di sterline – prosegue Tew – Vogliamo una completa revisione del modello finanziario dell’IRB. Altrimenti le possibilità che si vada in Inghilterra con queste prospettive sono davvero basse. E’ tempo di cambiare”.
La battaglia vera è quella sulla gestione degli sponsor, che gli All Blacks vorrebbero un po’ più libera, con la possibilità di gestire autonomamente marchi che potrebbero essere anche competitor di quelli ufficiali del torneo. Chiaro che una simile “liberalizzazione” sarebbe una vera manna per chi come i tuttineri attira sponsor e soldi come la carta moschicida. Ma per gli altri?

Nella testa di McCaw

La rubrica “Mischia aperta” si Antonio Liviero su Il Gazzettino

Richie Cuor di Leone non convince col cappellino dei 100 cap. Ha troppo l’aria del bravo ragazzo, dello studente di college. E in effetti McCaw, per bene lo è: cresciuto in una famiglia di agricoltori, ha avuto un’infanzia felice, si è diplomato con lode in agronomia all’università di Christchurch. E naturalmente con la palla ovale era un fenomeno già da ragazzo.
Però sul campo non è quel che si dice uno stinco di santo. Anzi, si è fatto una fama da baro nei raggruppamenti a terra. I sudafricani dicono che se non indossasse la maglia nera sarebbe il giocatore più sanzionato. (…)
E a furia di pensarla così è diventato l’incubo degli avversari, il rubapalloni più temuto al mondo.
A 30 anni ha vinto quasi tutto: 4 volte il Super 15, 7 il Tri-Nations, 3 Slam delle Isole britanniche e altrettanti oscar Irb di miglior giocatore del pianeta. Solo una cosa gli manca. Quella che sta più a cuore ai suoi connazionali: la Coppa del Mondo. Due volte Richie se l’è vista sfuggire di mano: nel 2003 in Australia e nel 2007 in Francia. Una maledizione. L’ultima fu una catastrofe nazionale. (..)
Ed è solo per la Coppa maledetta che non ha accettato le offerte da capogiro, lui che già guadagna 700mila euro a stagione, dei club europei (…)
Pressione enorme: è il giocatore che in queste settimane rischia di più. Se dovesse andar male ancora una volta, ha pronto un biglietto aereo per l’Europa. Di sola andata, ovviamente. (…)
Gli avversari cercheranno di mettere pressione a lui e agli arbitri: «Frottole, io conosco il regolamento sulla punta delle dita e mi spingo fin dove gli arbitri mi consentono. Se do così fastidio agli avversari è perché faccio bene il mio mestiere». Fare il rubapalloni lo diverte. Ma è anche il gesto tecnico che meglio di ogni altro può cambiare le sorti di un match di alto livello. Senza i suoi placcaggi (19 contro la Francai), senza il suo lavoro sporco a terra, gli All Blacks non potrebbero mai lanciare così bene il loro scintillante gioco in piedi. Richie lo sa. (…)

 

Le ultime sulle condizioni di Lomu

Le ultime su Jonah, un lancio ANSA delle 21 e 58 di domenica sera

La Nuova Zelanda trema per Jonah Lomu. Secondo quanto rende noto l’edizione online del quotidiano ‘New Zealand Herald’, l’ex fenomeno degli All Blacks, 36 anni, e’ stato ricoverato d’urgenza per l’insorgere di un serio problema ai reni e sembra anche al fegato.

Lomu, grande protagonista dei Mondiali del 1995 e primatista di mete segnate, soffre da 16 anni di nefrite renale e nel 2004 e’ stato sottoposto a trapianto del rene. Ne’ l’attuale moglie Nadene, ne’ quella precedente, Fiona, hanno voluto fare commenti, mentre il suo ex manager Phil Kingsley Jones ha detto di augurarsi, ”come tutti nel mondo, che Jonah possa riprendersi rapidamente, non solo per cio’ che lo ha reso famoso ma per il tipo di persona che e’ adesso. Ha superato tanti problemi, e ce la fara’ anche adesso”.
Le condizioni dell’ex fuoriclasse sono stabili, e per ora non e’ previsto che venga dimesso.

Lomu, ‘icona’ del rugby universalmente riconosciuta, di recente era stato protagonista della cerimonia inaugurale della Coppa del Mondo 2011, in Nuova Zelanda, e si stava allenando per salire sul ring da peso massimo in un match benefico in programma a dicembre. Come suo possibile avversario era stato indicato Sonny Bill Williams, asso degli All Blacks di oggi che alterna l’attivita’ di pugile professionista a quella rugbistica.

Secondo Robert Walker, preside di medicina all’Universita’ di Otago, sarebbe da escludere che l’attivita’ da pugile possa aver causato problemi di salute a Lomu, mentre Carmel Gregan-Ford, esperta del ministero della salute proprio nel campo dei trapianti ha spiegato che ”i sintomi di Lomu potrebbero far pensare ad una crisi di rigetto. Dopo un trapianto del rene puoi andare avanti un anno come venti, dipende dal rene stesso, e c’e’ sempre il rischio di rigetto. Se il rene smette di funzionare c’e’ la possibilita’ di un altro intervento, con tutti i rischi che cio’ comporta”. Dal ritiro della nazionale neozelandese, l’assistente allenatore Steve Hansen, intervistato sempre dal ‘New Zealand Herald’ ha detto che ”si tratta di una notizia molto triste. Non ne sappiamo molto, solo che e’ stato ricoverato in ospedale. I nostri pensieri sono con lui, e gli auguriamo una rapida soluzione dei suoi problemi”