Fotogallery: dopo 24 anni il mondo torna ad essere All Black

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LA NUOVA ZELANDA VINCE LA PAURA E CONQUISTA IL MONDO, MA CHE FRANCIA (8-7)

La Nuova Zelanda vince facile, i galletti se ne andranno negli spogliatoi con almeno 30-40 punti sul gobbone… E poi succede quello che non ti aspetti. Gli All Blacks che controllano un primo tempo senza sfondare, poi subiscono una meta e si accende subito nella loro testa la lampadina rossa. Quella con la scritta “Aiuto!”. E la Francia più bella e determinata vista nell’ultimo mese e mezzo di torneo rischia di portarsi a casa il titolo Mondiale. Finisce 8 a 7 con una melina neozelandese di oltre tre minuti per non perdere la palla.

Gli All Blacks “meno All Blacks” degli ultimi anni, leggasi più umili e – vogliamo dirlo? – meno spettacolari. La Francia migliore del torneo, anche se quella dominatrice del Sei Nazioni 2010 era di un altro pianeta. Una partita intensa ma non bellissima sul piano puramente spettacolare. Insomma, una finale Mondiale.
Nel primo tempo meglio i tuttineri, ma non di molto, che comunque meritano il vantaggio. Piri Weepu malissimo al piede (bellissima però una sua “francesina” che ferma una giocata geniale di Trinh-Duc, lanciatissimo) che lascia sul prato 8 punti, ma il 5 a 0 con cui si chiude la prima frazione è il risultato più giusto. La meta di Woodcock nasce da un errore in touche dei galletti, touche in cui però i transalpini si mostrano migliori dei padroni di casa, così come in più generale nelle fasi statiche. Due squadre che giocano in maniera abbastanza speculare con gli All Blacks che non riescono mai a dar fuoco alle polveri dei propri trequarti, frenati forse anche dall’atavica paura di non vincere il Mondiale.
Da segnalare gli infortuni di entrambe le formazioni: prima Parra e poi Cruden devono lasciare il campo.
La partita ha una brusca accelerata all’inizio del secondo tempo: prima un calcio di Donald porta i neozelandesi oltre il break, ma subito arriva la meta di capitan Dusautoir (oggi monumentale) che riapre la partita e mette paura a tutto l’Eden Park. La gara cambia di inerzia: gli All Blacks spingono ma sono attanagliati dalla paura, fanno confusione e molti errori. Più tranquilla la Francia che sposta in avanti il baricentro, gioca meglio e non fa respirare gli All Blacks. I galletti hanno però il demerito di non beccare e alla fine complice una melina – sì, avete letto bene, melina – neozelandese di oltre tre minuti riescono a portarsi a casa un Mondiale dopo 24 anni. Ma che Francia e che fatica!

France New Zealand
Tries 1 1
Pens 0 1
Cons 1 0
DGs 0 0
Score 7 8
France
TRY 48 Min (Dusautoir)
CONV 49 Min (Trinh-Duc)
New Zealand
TRY 15 Min (Woodcock)
PENK 46 Min (Donald)
FRANCE
  • Poux
  • Servat
  • Mas
  • Pape
  • Nallet
  • Dusautoir
  • Bonnaire
  • Harinordoquy
  • Yachvili
  • Parra
  • Palisson
  • Mermoz
  • Rougerie
  • Clerc
  • Medard
RESERVES
  • Szarzewski
  • Barcella
  • Pierre
  • Ouedraogo
  • Doussain
  • Trinh-Duc
  • Traille
NEW ZEALAND
  • Woodcock
  • Mealamu
  • Franks
  • Whitelock
  • Thorn
  • Kaino
  • McCaw
  • Read
  • Weepu
  • Cruden
  • Kahui
  • Nonu
  • Smith
  • Jane
  • Dagg
RESERVES
  • Hore
  • Franks
  • Williams
  • Thomson
  • Ellis
  • Donald
  • Williams

Fotogallery: un “normale” captain’s runs da finale Mondiale

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Francesi, 50 buoni motivi per alzarsi comunque

Sulla carta non c’è partita o quasi. Sulla carta. Ma l’Equipe oggi ha stilato un elenco di 50 buoni motivi per godersi comunque la finale di Auckland. La traduzione è del giornalista di Gazzetta.it Claudio Lenzi per il suo blog Meta dell’altro mondo

  1. Perché è un momento storico
  2. Perché lo sport non è una scienza esatta
  3. Perché amo il XV della Francia, qualsiasi sia il suo stile
  4. Perché guardare la finale, è una buona scusa per non andare a fare footing
  5. Per essere sicuri che è davvero la Francia ad affrontare gli All Blacks
  6. Perché Richie McCaw
  7. Perché non avremo più occasione di andare in paradiso in pigiama
  8. Per essere puntuali sugli Champs-Elysées, quando ci sarà da festeggiare la vittoria
  9. Perché sono neozelandese
  10. Per registrare la partita
  11. Perché non c’ero nel 1998
  12. Per bere un buon succo di Kiwis al risveglio
  13. Perché non sarò ancora andato a letto
  14. Perché è da molto che vado a letto presto
  15. Perché da quindici giorni ho l’aria un po’ trasandata con questi baffi…
  16. Perché, anche partendo adesso, non farei mai in tempo ad arrivare all’Eden Park
  17. Perché si l’ovalgono tutto
  18. Perché è rimasto del dolce
  19. Perché è l’ora del Gallo
  20. Per mettermi lo scotch sulle orecchie
  21. Perché rotolarmi nel letto non fa parte dei miei valori
  22. Perché Vincent Clerc segnerà una meta di 80 metri
  23. Perché mi sono perso tutte le altre partite della Coppa del Mondo
  24. Per vedere Chabal nell’intervallo
  25. Perché nei pub i Bleus fanno il pieno di mete
  26. Per servire la colazione a letto a tutta la famiglia e vedere il match in tutta tranquillità
  27. Perché su Twitter non si vedono le mete
  28. Perché neanche su Facebook
  29. Perché, al di là di tutto, i miei “simpatici” figli mi avranno già svegliato
  30. Perché il mattino, al risveglio, mia moglie sembra un All Black
  31. Perché 30 ragazzoni muscolosi sono la risposta a mio marito, a letto e in tutti gli altri momenti della giornata
  32. Perché la messa non c’è ancora stata
  33. Per prendere l’aperitivo tre ore dopo
  34. Per rileggere la lettera di Guy Moquet ai miei figli
  35. Perché il mio cane si chiama Medard
  36. Perché Medard andrà a spasso tutta la mattina, credetemi!
  37. Per fare come 12 milioni di francesi
  38. Per fare come 20 milioni di francesi (fonte TF1)
  39. Per vedere David Douillet provare a infilarsi la maglia di Morgan Parra
  40. Per versare certamente una lacrima
  41. Per mettere lo champagne in fresco
  42. Per fare la haka con mia suocera
  43. Per farsi venire l’acquolina prima del match Béziers-Tarbes delle 17.30
  44. Perché è dal 9 settembre che non vogliamo perderci l’ultima partita
  45. Perché alla fine non vincerà la Spagna
  46. Perché mi sembra di capire che la finale è domani, non oggi. Bene, allora torno a letto
  47. Perché un match degli All Blacks è sempre bello, qualunque sia l’avversaria
  48. Perché no?
  49. Perché Marc Lièvremont se lo merita
  50. Perché tiferò per la mia squadra fino alla fine

Nuova Zelanda in fibrillazione tra gioia e incubo-Maracanà

Così un lancio REUTERS racconta l’atmosfera neozelandese all’alba (australe) di un giorno che laggiù aspettano da 24 anni

E’ un’impresa talmente disperata che alla fine potrebbe riuscire. La finale della Coppa del mondo 2011 di rugby, in programma domani all’Eden Park con inizio alle 10 ora italiana, sembra una partita a senso unico, in cui la Nuova Zelanda dovrebbe facilmente sbarazzarsi della Francia. Ma nello sport non si sa mai, come insegna Brasile-Uruguay al Maracana’ dei Mondiali di calcio del 1950, e proprio la paura di fare quella fine comincia a serpeggiare nella patria degli All Blacks, dove tutto e’ stato pianificato affinche’ si verificasse il trionfo della squadra di casa.
In effetti alcune citta’, e non solo Auckland, sono gia’ pavesate a festa e si attende soltanto il fischio finale della grande sfida per dare il via a celebrazioni in grande stile e colossali bevute. Ma sara’ davvero cosi’ oppure ha ragione il ct francese Marc Lievremont (alla seconda finale, dopo quella del ’99 da giocatore) quando dice che ”ce la possiamo fare”?
Sarebbe una delle sorprese piu’ clamorose nella storia dello sport, tenendo conto che una nazionale straniera non vince all’Eden Park contro i neozelandesi dal 1994, quando furono proprio i francesi a battere i Tutti Neri. Che da allora sul suolo patrio hanno perso soltanto un’altra volta, contro il Sudafrica due anni fa a Dunedin.
Numeri che dovrebbero far tremare i Coqs, come anche il precedente della finale iridata giocata, sempre in Nuova Zelanda, nel 1987 fra le stesse due squadre ed appannaggio dei padroni di casa. Ma la Francia, battuta dall’Italia appena sette mesi fa al Flaminio e primo XV ad arrivare alla finale mondiale con alle spalle due sconfitte nel girone eliminatorio (Nuova Zelanda e Tonga), ed avendo vinto la semifinale esclusivamente con i calci di punizione, fa capire di non aver paura di nessuno, forte della propria consapevolezza di non aver nulla da perde, e del suo ruolo, rivestito in passato, di ‘bestia nera’ della Nuova Zelanda.
Cosi’ la festa alla fine, anche se in pochi ci credono, potrebbe finire in tragedia perche’ nel paese dove in questi giorni sono state dipinte di nero perfino alcune pecore e dove quattro milioni di persone, sparse in un territorio grande come l’Italia, vivono di rugby per 24 ore al giorno (c’e’ stato davvero chi ha praticato l’astinenza sessuale durante il Mondiale in modo da avere piu’ energie per tifare All Blacks) una sconfitta non sarebbe accettata. La Nuova Zelanda del rugby ha alle sue spalle una serie infinita di risultati positivi ma soltanto una Coppa del Mondo in bacheca, e 24 anni dopo, anche sfruttando il fattore-campo, sarebbe il caso di riconquistare il trofeo intitolato a William Webb Ellis ”Per questo dico – ha sottolineato oggi il capitano degli All Blacks Richie McCaw – che quella di domani sara’ la partita piu’ importante della mia carriera, l’appuntamento che non si puo’ fallire. Rispettiamo la Francia, ma non possiamo sprecare un’occasione del genere. L’opportunita’ di disputare una finale mondiale non capita tutti i giorni, e’ cio’ per cui io e tanti altri abbiamo cominciato a giocare a rugby. Ho ripensato ai miei dieci anni di carriera ed ora sono assolutamente determinato a dimostrare cosa posso fare sul campo. Lo stesso vale per i miei compagni”.
Nel gran finale di Auckland ci sara’ anche un pizzico d’Italia: il ‘television match officier’, l’uomo che in caso di dubbio deve guardare le immagini in moviola e assegnare o meno la meta, e’ Giulio De Santis. Per avere in campo gli azzurri invece bisognera’ attendere ancora chissa’ quanto.