Tuttineri al Beccaria con l’ASR Milano. Un film per farli diventare “All Bec”

Paolo Foschini per Il Corriere della Sera Milano

L’episodio risale a due anni e mezzo fa, ma era sempre rimasto chiuso dentro i ricordi di chi lo aveva vissuto: cinque rugbisti della nazionale più forte del mondo, la Nuova Zelanda degli All Blacks, e un gruppo di ragazzi detenuti ai Beccaria. Quei cinque erano stati invitati a fare la loro «Haka dance» di guerrieri maori dentro il carcere minorile di Milano e a scambiare qualche azione di gioco con la giovane squadra che già da qualche tempo, là dentro, era
stata messa insieme dai volontari dell’A.S. Rugby Milano. La cosa straordinaria, se riuscite a immaginarla, è che quando i due gruppi si trovarono in campo l’uno di fronte all’altro furono proprio questi ultimi — ragazzini da scippo, facce da gatti e vita affamata negli occhi — a guardare i campioni con aria di sfida per dir loro: «Non avete paura a giocare con noi?». Ci mise qualche secondo, in verità, il pilone degli ll Biacks a rispondere con un sorriso: «No». La storia è solo un piccolo tassello delio struggente documentario intitolato con azzeccata ironia All Bec – Il senso di una meta: cortometraggio di Giorgio Terruzzi, Susanna Nasti, Marco Pastonesi e Davide Artusi che racconta quattro anni di
esperienza sportiva con i ragazzi del Beccaria. Il rugby come educazione alla vita. Con appuntamento ai campionato che, ogni volta, inizia fuori.

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