Accademie, movimento, professionismo vero: i mali dell’Italrugby

La rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero su Il Gazzettino. Oggi da stampare e conservare

Il settore giovanile è una finestra sul futuro. E da quello che si è visto ai recenti Europei Under 18 di Madrid, il domani appare inquietante. Altro che “sistema franchigie” che scricchiola: è l’interapiramide del rugby italiano che rischia grosso.
Nell’esordio contro il Galles gli azzurrini allenati da Chini e Troiani sono stati travolti
41-8 dal Galles, quarta forza della manifestazione, per essere poi addirittura battuti
dalla Georgia e relegati a lottare per il settimo posto con il modesto Portogallo
(sconfitto 41-14). Un brusco ridimensionamento dopo il successo di febbraio sull’Irlanda.
Ma bisogna tener conto che la nazionale più forte del Trifoglio è quella scolastica e non la selezione dei club affrontata a Badia. E che per trovare negli annali un altro successo dei nostri ragazzi contro uno dei primi 12 paesi al mondo bisogna risalire all’aprile del 2006 (contro la Scozia A Treviso).
Certo la vittoria, a livello giovanile, non deve essere un dogma. Conta di più la crescita
dei giocatori. Ma la sconfitta sistematica è di sicuro il segnale di un’anomalia. Che
fare? Prima di tutto tornare a lavorare sulla base del movimento: più è larga, più il
vertice della piramide può arrivare in alto. E non solo per aumentare le probabilità
di scoprire talenti. C’è bisogno come il pane di tante altre figure: arbitri (fondamentali
per il gioco), educatori, dirigenti. Non vorrei che qualcuno scambiasse gli ottantamila
dell’Olimpico o del Meazza per praticanti.
Secondo: bisogna eliminare al più presto a livello di campionati l’enorme e pericoloso
sbalzo tra Under 16 e Under 20. Tre classi d’età raggruppate in una sola categoria
per avere i numeri sufficienti a garantire squadre e campionati a fronte di un calo di praticanti juniores, rischia di bruciare la generazione dei più giovani: troppo il divario fisico e di esperienza. Vero che nelle regioni leader si trovano i correttivi, ma se la palla
ovale vuole davvero uscire dalla dimensione regionale deve cominciare a ragionare
su altri numeri.
La soluzione del primo problema è naturalmente propedeutica al secondo. Ma c’è
dell’altro. Le Accademie zonali dovrebbero integrarsi maggiormente col territorio e
i club, offrire formazione di alto livello, non posti “garantiti” o contratti da professionisti.
Quelli bisogna meritarseli sul campo. E se la maglia azzurra è un valore, tutti i giocatori devono avere le stesse opportunità di indossarla. Anche chi è fuori dall’Accademia. Una sana competizione per la nazionale può aiutare la crescita. L’impressione è che non sia
così. In caso contrario, basterà far parlare chiaramente i fatti. Gioverà a tutti.
Infine la formazione. Credo che la Fir abbia il dovere di importare i migliori saperi tecnici oggi disponibili in Europa, gente specializzata nei settori giovanili. E non tanto per ovviare a lacune degli allenatori italiani (ce ne sono di bravi), anche se i limiti nei fondamentali ai Mondiali Under 20 li hanno visti tutti. Ma perché, almeno periodicamente, gli stimoli e il confronto fanno bene. E aiutano a tenersi alla larga dalla tentazione dell’autoreferenzialità.

McCaw di nuovo in campo, ci siamo

La conferma ufficiale l’avremo quando verranno diramate le convocazioni per la partita dei Crusaders, attesi domenica in casa dei Waratahs, però il coach della franchigia di Christchurch si è già lasciato andare ad anticipazioni e l’attesa per rivedere Richie Mccaw in campo è quasi finita: “Non voglio rischiarlo, però sta bene e potrei chiamarlo…”
Insomma, per il lungodegente capitano all blacks – che lo ricordo, non gioca dalla finale del Mondiale di fine ottobre – è probabilmente arrivato l’attesissimo momento del ritorno in campo.

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Australia, ora lo staff tecnico è davvero completo. Ufficializzato l’arrivo di McGahan

La federazione australiana ha completato lo staff tecnico della nazionale in vista dei test di giugno e del Rugby Championship, il torneo che con l’ingresso dell’Argentina manda in soffitta il Tri-Nations. Fanno il loro ingresso Tony McGahan, Andrew Blades e Nick Scrivener.
McGahan non ha bisogno di presentazioni, visto che arriva dal Munster dove ha ricoperto vari ruoli, compreso quello attuale di head coach, negli ultimi 7 anni.
Blades takes è un ex-nazionale e campione del mondo del 1999 che torna a fare il coach degli avanti per i wallabies per la seconda volta. Ha esperienze anche in Inghilterra – Newcastle Falcons – e nel Super Rugby con i Brumbies.
Scrivener invece ha allenato in passato l’Edimburgo e (anche lui) i Brumbies. Attualmente ricopriva nell’ARU il ruolo di responsabile dell’Australian Rugby Union’s Academy programme.

2012 Wallabies Coaching and Management Team
Head Coach: Robbie Deans
Coaching Coordinator: Tony McGahan*
Forwards Coach: Andrew Blades*
Coaching Assistant: Nick Scrivener*
Strength and Conditioning Coach: Ashley Jones*
Manager: Bob Egerton
Logistics Manager: Matt Sheppard*
Doctor: Dr Warren MacDonald
Physiotherapist: Andrew RyanAnalyst: Andrew Sullivan

*denotes new member of the management team