Premessa d’obbligo: questo articolo parla del Benetton Treviso, ma è una pura contingenza, potevano esserci gli Aironi. Vero oggetto del “contendere”
sono le regole.
Il Benetton rugby ha una rosa di 41 giocatori. Quindici sono stati chiamati in nazionale. Quindi a casa ne sono rimasti 26. In realtà sono 23 perché Sepe, Muccignat e Derbyshire sono infortunati. Un altro – Benjamin Vermaak – nonostante le non perfette condizioni fisiche è stato dichiarato abile e arruolato per motivi di necessità contingente. Ventitre giocatori contati. Sono quelli con cui Treviso ha affrontato ieri sera in Galles gli Scarlets.
Ora, uno potrebbe dire, “23 te ne servono, 23 ne hai”. Vero. Però la panchina è zeppa di prime linee e le regole FIR che non consentono di mettere due stranieri in prima linea hanno obbligato il tecnico Franco Smith a dirottare Vidal – che nella vita fa il tallonatore – in terza linea.
Dice: ci sono i permit players. Vero anche questo, però questi giocatori o stanno nella lista dei 23 o non possono rimanere con le franchigie, ma fare ritorno ai loro club. Quindi Treviso si è trovata di fronte a un dubbio che sostanzialmente si può ridurre così: chiamo un permit player e lascio fuori uno dei giocatori che stanno sempre con noi anche se giocano poco e si allenano quotidianamente con il gruppo (aggiungo io, “e che pago”). Che fare? La scelta è stata quella di non ricorrere ai permit. E siccome è anche vero che non può piovere per sempre ma piove sempre sul bagnato, di mezzo ci si è trovati la giornata di recupero di Eccellenza – e nel fine settimana si gioca di nuovo – , con i vari club non proprio contenti davanti all’idea di mandare alcuni dei loro uomini migliori a giocare nel torneo celtico (alcuni avevano già fatto sapere che x era acciaccato, y non in perfette condizioni e che magari z era meglio se rimaneva a casa).
Finito? No. Perché in teoria Treviso avrebbe potuto contare su Minto e Van Zyl, non compresi nel gruppo azzurro per Dublino. In teoria, perché la comunicazione ufficiale che i due non avrebbero giocato con l’Irlanda è arrivata mercoledì dopo mezzogiorno (con i giocatori ancora a Roma), quando la comitiva veneta era in procinto di partire per il Galles. Quindi fisicamente impossibilitati ad andare a Llanelli. E comunque a spazzare ogni dubbio è arrivato uno stringatissimo comunicato federale in cui si informava che “lo staff tecnico della Nazionale Italiana Rugby ha concesso l’utilizzo per gli impegni agonistici del fine settimana dei giocatori Luca Morisi (Banca Monte Parma Crociati, 1 cap) e Roberto Quartaroli (Aironi Rugby, 3 caps)”. Gli altri? Il sottinteso, evidentemente, è che devono stare a riposo. Giusto per rimanere a Van Zyl, dopo la sfida con la Francia a Parigi (10 febbraio) ha giocato una sola gara con il Munster lo scorso sabato. Stop.
A me spiace tornare sullo stesso argomento nel giro di pochi giorni: ma qui le regole vanno cambiate, altrimenti le due franchigie che dovrebbero essere la locomotiva del movimento vengono intralciate con lacci burocratici francamente incomprensibili. In questo fine settimana è andata male al Benetton, la prossima volta potrebbe toccare agli Aironi.
Serve una legislazione sui permit players che vada nel senso opposto a quella attuale, con giocatori direttamente sotto contratto con le franchigie e che se non utilizzati vengano mandati a giocare nell’Eccellenza (sempre nello stesso club, va da sé). Servono norme più elastiche sull’utilizzo degli stranieri e una tempistica più sensata per gli atleti nel gruppo della nazionale che poi non vengono convocati per la gare degli azzuri. Servono rose un po’ più ampie di quelle finora consentite.
Certo, siamo di fronte a una specie di congiuntura astrale non facilmente replicabile (ma nemmeno così impossibile da bissare), ma è davanti all’imprevedibile e all’eccezionale che bisogna essere bravi, preparati e organizzati. La normalità sono bravi quasi tutti a gestirla.
Infine un’ultima cosa: non so quanto fosse pieno il calendario, ma forse recuperare una intera giornata dell’Eccellenza in una settimana a ridosso di Pro12 e Sei Nazioni non è stata la cosa migliore da fare. Se si fosse recuperata la scorsa settimana o la prossima, quantomeno non avrebbe incrociato il Sei Nazioni e almeno qualcuno dei problemi di cui sopra non si sarebbe presentato.

non si può dire che la benetton non collabori con la FIR….. ma la FIR collabora con le franchigie e in questo caso evidente con Benetton? I 2 azzurri non utilizzati non potevano essere liberati e messi a disposizione di Treviso per la trasferta di Llannelli? Anche perché oltre a mancare 3 MM su 4, mancavano anche terze e seconde linee ed i 2 servivano e come… Inoltre che utilità ha mantenere la regola sull’utilizzo degli stranieri in un periodo come questo? Mah…. Che senso ha? Il solito: programmazione in FIR non sanno cosa sia….. Con gli uomini contati ed in alcuni ruoli scoperta, ieri Treviso doveva far conto anche della regola degli stranieri… Assurdità totale che regna in FIR…. Che utilità ha quella regola in questo momento? Nessuna….
Ottimo post.
Ma quel “La normalità sono bravi quasi tutti a gestirla” sa tanto di Vittorio Munari che comunque ha perfettamente ragione.
Ottimo ancora
Ciao, beh, a me pare semplicemente una ovvietà. E poi c’è un “quasi”…
AC, hai perfettamenre ragione, le regole sugli stranieri tengo a precisare esistono solo in Italia vedasi quelle per l’estremo e l’apertura e quella che non possono giocare 2 stranieri in prima linea. sono due regole idiote che andrebbero cancellate, anche perchè servono solo a creare confusione e disagio alle squadre e secondo me vanno pure contro le regole del board…anche perchè in giurisprudenza mi han sempre insegnato che se l’organismo di più alto livello traccia delle norme generali, un organismo che stà sotto nella piramide non può emanare delle norme più restrittive rispetto a quelle generali…poi ovviamente mi posso anche sbagliare ma nella normalità…ah dimenticavo la Fir è un mondo a parte
Mi sono permesso di scrivere in MAIUSCOLO le mie integrazioni solo per una facilità di lettura, oltre ad aver aggiunto l’ultimo paragrafo (che ribadiremo fino alla nausea!!!) :
“…Serve una legislazione sui permit players che vada nel senso opposto a quella attuale, con giocatori direttamente sotto contratto ECONOMICO con le franchigie e che se non utilizzati vengano mandati a giocare nell’Eccellenza (sempre nello stesso club IN QUANTO PROPRIETARI DEL CARTELLINO, va da sé). Servono norme più elastiche sull’utilizzo degli stranieri e una tempistica più sensata per gli atleti nel gruppo della nazionale che poi non vengono convocati per la gare degli azzuri. Servono rose un po’ più ampie di quelle finora consentite.”
In parole semplici, ribadiamo noi, occorre introdurre la normativa I.R.B. sulle FRANCHIGIE anche in ITALIA, come in tutto il resto del mondo ovale!!!
non ho familiarita’ con direttiva IRB sulle franchigie. puoi chiarire?
Le norme I.R.B.consentono alle franchigie di utilizzare giocatori senza che questi debbano obbligatoriamente essere tesserati con essi. Faccio un esempio: il Munster NON ha nessun giocatore tesserato, per la F.I.R. sarebbe una squadra fantasma. I giocatori che giocano con il Munster (e così dicasi per le altre irlandesi, gallesi, scozzesi, argentina, sudafricane, australiane, neozelandesi,…basta?!?) sono tesserati con le società che fanno parte della franchigia (geografica, accordi, ecc…), in questo caso la provincia. Il Munster mette solo sotto contratto professionistico dei giocatori che ritiene utili al proprio obiettivo, il cartellino resta di proprietà del club che ha formato il giocatore o che lo ha acquisito (quando Federico Pucciariello, pilone, si trasferì al Munster, non fu tesserato con il Munster – non è possibile – ma fu tesserato con il Cork). Questo fa si che, innanzitutto, non si interrompa il legame/cordone ombelicale (ovviamente parliamo dei giocatori formati e non acquistati) tra un giocatore è la società che l’ha avviato, formato, cresciuto e fatto esplodere nel rugby: per esempio, Morisi irlandese, non sarebbe dovuto essere ceduto dalla sua società di formazione (ASR Milano) ai Crociati Parma, da questi ceduto alla Benetton Treviso (…avete presente il mercato del bestiame?!?!?) ma sarebbe rimasto sempre di proprietà dell’ASR Milano potendo tuttavia provare le que qualità a livelli maggiori. Quando il Morisi irlandese non dovesse giocare per una partita con il Munster cosa fa?!?! Semplice, va a giocare nel suo club di provenienza (e non se ne vergogna, è la sua casa). Nel campionato delle province irlandesi ho visto giocare campioni del mondo!!!
Altro aspetto, la franchigia, non dovendo acquisire contratti di giocatori anche a rischio di valutazione, in quanto i contratti definiamoli “a consumo” (ossia, tanto ti alleni prendi X, tanto sei in lista gara prendi Y, …), può periodicamente verificare nuovi giocatori provenienti dai clubs della sua franchigia, può pensare di acquisire un giocatore “da fuori” ancora “in erba” e parcheggiarlo in un club tanto che acquisisca quel livello necessario al top level, pagandolo ovviamente meno che non fa formato (o peggio ancora accontentarsi di bufale rotte o vecchie o di scarto…).
Così facendo, la franchigia è una struttura professionistica che si occupa unicamente della preparazione e formazione di giocatori per il massimo livello, non disperde energie e risorse in altri settori, lì ci sono i clubs di riferimento, ovviamente gira una parte dei benefici economici ai propri clubs, …
Sembra difficile?!? Sembra utopistico?!? Non lo so, ma non credo, io lo scrissi nella relazione di presentazione di una candida alla Celtic League, ma lo stesso discorso può, e secondo me deve, essere introdotto nel massimo campionato nazionale.
L’altro giorno parlando con il massimo esponente del rugby italiano, gli ho detto che il campionato di Eccellenza dovrebbe essere di 12 formazioni, senza retrocessioni per 4 anni (in quanto non vedo economicamente più di 12 formazioni) per permettere di investire sui giovani e non correre a comprare stranieri di quinta, sesta fascia a gennaio per salvarsi, ma di queste f12 formazioni almeno 4 dovrebbero essere franchigie!!!
perchè solo con le franchigie posso pensare di elevare al massimo livello italiano certe realtà ad alta densità, vedi Torino, Milano, Campania/Sud, Roma stessa, dove vivono micro realtà, spesso in conflitto uterino tra loro, e che non permettono di elevare il livello tecnico/agonistico.
Scusate la lunghezza, ma per chiarire i concetti qualche volta occorre essere anche prolissi.
E non è vero che con le franchigie si uccidono i clubs, anzi con le franchigie anche i piccoli clubs mantengono la propria identità e storia, e i propri investimenti nei giovani. Da parmigiano, vi posso dire che i clubs si uccidono con certi…matrimoni (Gran Rugby, Gran Ducato, Gran Parma, Crociati…).
bel post, mostra tutte le difficoltà di organizzazione del movimento: difficile stupirsi poi che i margini di crescita siano così pochi….
la logica è semplice: per migliorare, i giocatori hanno bisogno di esperienza ad alto livello. possibile che non si riescano a pensare poche semplici regole in tale direzione?
l’innalzamento da 41 a 44 la vedo una cosa positiva, e ci vorrebe piu’ programmazione.
pero’ la nazionale verra’ sempre prima del club, e quindi se lo staff ritiene che van zyl abbia bisogno di riposo per essere in forma alla prossima fa benissimo. i giocatori che vanno in tribuna ci vogliono proprio per emergenze il giorno prima della partita. fanno cosi’ tutte le nazioni. la nazionale (che anche per questo paga il 60%) puo’ decidere di far giocare un giocatore, oppure mandarlo in panca, tribuna o anche riposare.
un giocatore che si allena con le celtiche ma va a giocare col club non so quanto funzionerebbe. le squadre, anche quelle d’eccellenza, hanno bisogno d’affiatamento durante la settimana. e’ meglio che per periodi siano con le celtiche e basta, o che come iannone siano aggregati.
la regola sull’utilizzo degli stranieri andebbe affinata, ma il pirncipio va bene. i club italiani hanno tradizione di riempirsi di stranieri poco capaci. senza questa regola forse viadana avrebbe avuto 3 giocatori stranieri solo in terza che magari giocano tutti insieme. la fir spende 7mln all’anno per il Pro12, che senso ha avere squadre con interi reparti stranieri? va bene fare il Moratti o il Boudjell al a casa tua e con i soldi tuoi, ma non con quelli della federazione, in un torneo per federazioni, dove non retrocedi e quindi non paghi per i rischi che prendi.
il problema se chiamare un terza linea permit o schierare un tallonatore a terza perche’ l’hai in squadra e’ un problema francamente molto secondario, una scelta di treviso che poco a che fare con le scelte della federazioni.
per quanto riguarda la partita di ieri, secondo me e’ stata butatta via e le regole avrebbero cambiato pochissimo.
Ai Crociati in lotta x non retrocedere mercoledì contro AQUILA mancava Morisi rientrato Morisi per domenica perso Caffini contro la MANTOVANI permit agli Aironi alla faccia della regolarità del campionato di eccellenza
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Il problema è che la FIR quando ha realizzato il progetto Celtic non ha fatto nessuna analisi generale sullo status delle esperienze esterne alla nostra pur bella Italia. La FIR ha fatto la corsa al posto in puro politichese e non ha pesato eventualità ampiamente prevedi bili. Dico prevedibili anche se dovrei dire scontate perchè era assolutamente scontato che in epoca di Sei Nazioni e di Mondiali ecc le due franchige si sarebbero svuotate, il progetto voleva così.
Il problema è la convivenza fra il professionismo degli altri ed il dilettantismo dei nostri dirgenti federali, fra il dilettantismo di questi ultimi ed il professionismo di molti dirigenti delle franchige.
Pe ril resto il tuo post è bellissimo ed ampiamnete condivisibile. Fra me e te c’è una divergenza sulla crescita, utilizzo e selezione dei permit players ma messo in questo modo la distanza si accorcia.
Rilancio il tuo post
@stefano, con alcune eccezioni, l’approssimazione dei dirigenti federali, e’ lo specchio di quella dei dirigenti di club. Non per altro dondi si avvia ad un’altra elezione all’unanimita’. Lo stato dell’eccellenza deriva tanto dall’incuria federale, quanto dall’incapacita’ dei nostri club storici.
Ed e’ preoccupante che sono tutto bravi a giocare a fare gli imprenditori, poi collassano e non pagano i giocatori o implorano gli aiuti FIR. Si somigliano e si meritano.
caro gsp il problema dei soldi è un’altra questione!!! non si tratta di fare il Moratti della situazione con i soldi della fir renditi conto che squadre come Tolosa, Leinster, Ospryeys, Munster possono vantare proventi che arrivano dalla vendita di biglietti, abbonamenti stagionali e dal Merchandaing, il liberty stadium e gli stadi di Tolosa, Limerick son sempre pieni, hai notato lo stadio di Monza quando gli Aironi han giocato in Heiniken? Un deserto, e han voluto pure uno stadio più grande per il pro12…una vergona!!! e non pensare che tutte le altre franchige del pro 12 ricevano gran sovvenzioni dalle proprie federazioni
Guarda che monza e’ stato un risultato eccezionale per gli aironi. 8000 alla prima partita di HC non si vedeva da anni, ed anche all’ultimo hanno fatto piu’ spettatori dello zaffanella pieno.
beh certo…viva allora il mafioso di Dondi che è il male minore…io resto della stessa idea di GIB…normativa irb sulle franchige…ops…ho scritto un pò di boiate 🙂 …cmq si capisce
Io non mi tengo proprio niente ed a dondi non darei in affidamento nemmeno 5 euro. Treviso, viadana e tutti gli altri lo hanno consapevolmente votato, rieletto e lo rieleggeranno ancora.
si parla di stranieri mediocri…e vero ci sono un sacco di ciofeche ma qualcuno si ricorda per esempio da dove viene Tyson Kids?, con chi ha giocato prima di essere messo in rosa da quei rozzoni e ormai bolliti Aironi? Allora uno potrebbe anche dirmi che e facile giocare con Carter e avere una mischia con Torn, Read e briscola ma quanto ha giocato?, punto primo, punto secondo giocando in mezzo alla mediocrità si finisce per adeguarsi e cmq a conti fatti io avrei preferito sempre e tutta la vita Kids a Tebaldi
Per stranieri mediocri mi riferivo all’eccellenza. Quello che non era possibile in celtic era avere 3 stranieri in terza in una sola squadra, o una mediana tutta straniera, come sarebbe inevitabilmente capitato senza le complesse regole FIR.
Bellissimo post che condivido al 100%.
Non convengo con gsp sulla partita di ieri, “gli Scarlatti” pur se ottima squadra, non son mai stati storicamente un problema per il Benetton. Fino a ieri, grazie alla FIR.
Mi chiedo quale disastro accadrebbe se per assurdo (?) tutta la rosa della nazionale fosse a carico di una sola franchigia.
Che questa federazione sia sempre meno professionale e sempre più politica lo vede anche un cieco.
@picco, ma come fino ieri grazie alla FIR. c’erano le stesse regole FIr quando benetton ha vinto all’andata. Vuoi che le italiane si fermino durante il 6n mentre gli altri giocano? senza FIR non c’e’ Pro12.
e prima che si dica che io difendo la FIR, io li voglio fuori, Treviso e tutti gli altri li votano. prendetevela con loro.
Faccio i complimenti anch’io per l’articolo: chiaro e puntuale. Visto che la concomitanza di 6N e PRO12 (e gli altri campionati) è inevitabile, bisogna studiare qualcosa.
Le soluzioni sono 2: una squadra in eccellenza per le due celtiche o, come suggerito nell’articolo e più “economico”, giocatori tesserati con le celtiche prestati in eccellenza e richiamati in casi del genere.
@gib, ma non ci sono regole IRB, forse tineiferisci alle regole IRFU. Poi in irlanda ci sono tipi di contratti diversi, ma quelli giocatori piu’ forti sono direttamente con la federazione. Il fatto che si citi il club d’appartenenza e’ ormai solo un fatto formale, non ci giocano mai col club, o forse quando rientrano da un infortunio. I gallesi hanno altre regole per esempio. Ribadisco non conosco nessun allenatore serio che fa giocare uno che sistematicamente non si allena con la squadra.