E Castro fece arrabbiare il Vaticano…

C’è stato un tempo in cui pensavo che essere anticlericale fosse sostanzialmente una perdita di tempo. Pensavo fosse meglio lasciarli nel loro brodo. Pensavo. Il fatto è che nel loro brodo non ci rimangono e hanno sempre da dire sulla minestra altrui, su come va fatta e come va mangiata. Cosa piuttosto diffusa tra le religioni monoteiste. Non è una questione di religione, ma di come vivere la propria religiosità e cercarla di imporla anche al resto del mondo, che crede ad altro o non crede affatto.
Scusate, ma queste cose mi fanno arrabiare, perciò vi invito a leggere il comunicato stampa..

“I pių grandi campioni dello sport diventano santi e personaggi di biblica memoria: un’iconografia forte, quella scelta da Sky per la sua nuova campagna pubblicitaria Solo su Sky lo sport fa miracoli. Ma la sensibilità di un credente può venirne colpita? Tv Sorrisi e Canzoni, in edicola martedì 26 luglio, lo ha chiesto ad alcuni esponenti del mondo cattolico e a personaggi della tv.
Primo fra tutti il cardinale Ersilio Tonini, che risponde in modo netto: “è una gravissima mancanza di rispetto: associare la religione al concetto di vendita e acquisto insito in una pubblicità è contro la dignità. E se perdiamo questo rispetto, come facciamo a insegnare i giusti valori ai più giovani?. Duro anche il parere della critica televisiva Mirella Poggialini: “E’ una pubblicità antipatica, un esempio di cattiva educazione. Non si può usare la parola “miracolo” per una pantomima così”. Critico, ma con giudizio, il direttore dell’Avvenire Marco Tarquinio: “Premesso che questi spot non mi piacciono, ugualmente però non li trovo cattivi. Mi rifaccio alla saggezza popolare che dice: Scherza coi fanti e lasciare stare i santi. Sky si è avventurata su una china scivolosa perché tocca i sentimenti pių profondi della gente: forse anziché fare una parodia sarebbe stato meglio inventare qualcosa di nuovo”.
Stessa linea anche per Massimo Giletti: “Non amo questa pubblicità, ma non la condanno. Un po’ di ironia e autoironia sono fondamentali nella vita: certo è che in questo modo si svilisce il concetto di religiosità”. Più aperta Lorena Bianchetti: “Non credo ci sia un’intenzione denigratoria: la pubblicità ha bisogno di forme di comunicazione semplici e credo sia questo il caso. Il problema è, piuttosto, di carattere generale: è tutta la società ad aver svuotato la religione della sua profondità”.

5 pensieri riguardo “E Castro fece arrabbiare il Vaticano…”

  1. Mi sembra che il concetto sia invertito. Non è la religione che va a “impicciarsi del resto del mondo”, come vorrebbe far intendere chi vede l’interesse della Chiesa verso la società come un business, mentre in realtà i credenti hanno ben altra visione, ma è il business che deride la religione usandola in modo irrispettoso per il proprio utile.
    Il problema di fondo è che la Chiesa ritenga che miracoli e santi non siano delle goliardate, ma cose serie, quindi non pretendiamo che venga passata in cavalleria qualcosa che offende realmente chi crede che i miracoli siano qualcosa di più del pacchetto sport a prezzo scontato.
    “Scherza coi fanti, ma lascia stare i Santi”, è un detto antico, che voleva insegnare a portare rispetto a chi ha valori profondi diversi dai nostri, mentre oggi ci si sente in diritto di poter sbeffeggiare tutto e tutti in nome di un libertinaggio che ci fa credere di essere al di sopra, senza che nessuno possa permettersi nemmeno di giudicarci.
    Non credo di essere un “bacchettone” o un “baciapile”, gioco a rugby da 20 anni, sono laureato in materie scientifiche, sono giornalista e non credo di rappresentare il prototipo del pensiero arretrato, ma la pubblicità di Sky mi ha lasciato un senso di fastidio di fondo.

    1. Ciao matteo. Vedi, io non metto in dubbio il fatto che qualcuno si possa sentire offeso da quella pubblicità. Abbiamo sensibilità diverse, qualcuno che ci rimarrà male per qualunque cosa ci sarà sempre. Il punto è il passo successivo: e cioè la denuncia. Lascia perdere che a questo giro è stato un giornale a chiedere a Tonini e dintorni una opinione. Scommetto che in capo a qualche giorno ci saremme comunque ritrovati davanti a un editoriale di Famiglia Cristiana, Tempi, Avvenire o altri.
      la pubblicità in questione può piacere o meno, ma non ha nulla di blasfemo. Dovrebbe bastare questo per lasciar scivolare nell’indifferenza l’intera campagna. Devo ammettere che probabilmente il vivere in Italia non aiuta: sono talmente tanti i motivi di intrusione – sì, matteo intrusione, non trovo altra definizione – della sfera religiosa in quella pubblica che anche una semplice campagna pubblicitaria diventa materiale “sensibile”.
      Non sono un mangiapreti, ma le regole dello stato per me valgono più di qualunque religione, non perché “più alte” o cazzate simili, ma perché riguardano tutti, indistintamente dal pensiero e dal credo. Vorrei che ognuno fosse libero di credere a ciò che vuole purché non commetta reati e non pesi nemmeno per un euro sul bilancio pubblico.
      Tutto qua.

  2. tse tse… Volevo proprio vedere come reagiva TV sorrisi e canzoni se invece di sky la pubblicità fosse stata fatta da Mediaset per promuovere Mediaset Premium…

  3. marco – zell ha perfettamente ragione, questa è polemica creata ad arte solo per bloccare la pubblicità di un diretto concorrente, non riesco a capire l’indignazione solo per questa pubblicità e non per altre simili. Perchè chiedere il blocco della pubbblicità Sky sui santi e non quello della Lavazza? anche in questo caso si trata di pubblicità in cui si scherza sui santi, anzi si ironizza persino sul paradiso ma nessuno si indigna. La frase di Tonini poi tocca punti quasi di ridicolo il concetto di vendita e religione a lui suona irrispettoso, ma nei vari santuari Vaticano compreso la vendita di relique, rosari, bottigliette di acqua benedetta e quanto altro non gli sembra irrispettoso. Di quali valori parla se loro stessi hanno fatto un business dei vari santi, gli unici valori che ho visto circolare lì erano cash ed abbondanti.

  4. La pubblicità di Sky un poco mi aveva dato fastidio e non sono nemmeno praticante. Penso di aver capito l’ironia pero non mi e’ piaciuta. Ma non perche ho pensato che fosse mancato di rispetto nei confronti della Chiesa ma perche utilizzare cosi la religione per vendere un abbonamento satellitare mi faceva venire la tristezza. Il business dei santi come dice Marco..forse la tristezza e’ pensare che la religione sia oggi business (o politica) gia di suo e che quella pubblicità rappresenti questa cosa in modo preciso. Io distinguerei comunque chi crede,la cultura, il vangelo e una religiosità sincera rispetto alla sua volgarizzazione o banalizzazione. Poi io da laico penso che bisognerebbe rispettare i credenti.

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