Belle partite e un Terzo Tempo in linea con la tradizione. Il Mondiale di rugby under 20 ospitato in Veneto a Padova, Rovigo e Treviso riscuote successo e piace anche a John Kirwan. L’ex ala degli All Blacks, ex ct della nazionale italiana ed attualmente ct del Giappone (avversario degli azzurri il 13 agosto a Cesena), ieri era a Rovigo per assistere alle partite dei suoi Baby Blacks neozelandesi (92-0 al Galles) e degli azzurrini (sconfitti 27-3 dall’Argentina). Ovviamente Kirwan ha osservato con piacere lo sbarco anche al ‘mondialino’ del Terzo Tempo Peroni Village, contorno abituale per i match della nazionale dei ‘grandi’. “L’atmosfera è molto bella, è un modo per richiamare la gente allo stadio ed offrire un bel contorno, con la musica, la banda e… la birra”, dice Kirwan. “E poi c’é il terzo tempo assieme alle squadre, che cenano nel Villaggio. D’altronde questo è il rugby e queste sono le tradizioni”. E poi ci sono bellissime partite da vedere, specialmente se giocano i neozelandesi. “Beauden Barrett è fortissimo, ha un tempismo perfetto per un estremo. Anche tatticamente è sveglio, ha una buonissima visione. Mi sono piaciuti anche i due flanker, hanno lavorato e placcato. Mark Anscombe? Il figlio del c.t. è anche della mia zona (Auckland), lo conosco bene, si sta inserendo con i Blues, è un’apertura interessante”. Più difficile giudicare gli azzurrini. “Ma questa è l’età per farli giocare, per fargli fare esperienza. E’ importante inserirli anche nell’alto livello, per vedere se hanno la capacità mentale e tecnica. Se sbagliano? Se ci credi, devi dare loro delle possibilità, fargli fare un percorso e fargli capire che se sbagliano una partita non è importante”. Quando Kirwan lasciò la panchina azzurra, al suo posto arrivò il francese Pierre Berbizier. La storia si ripete ora con il sudafricano Nick Mallett, che dopo i Mondiali di ottobre sarà sostituito da Jacques Brunel. “Nick ha lavorato bene, ma la FIR ha deciso di non continuare: fa parte del nostro mestiere”, dice Kirwan. “Si è sempre detto che i francesi sono per mentalità quelli più vicini agli italiani, ma io non credo più a queste cose, ormai il rugby si è globalizzato. Brunel è un ottimo allenatore, ha vinto tanto ed è stato anche assistente di Bernarde Laporte in nazionale francese. Ha tanta esperienza”.
