La tradizionale rubrica “A mischia aperta” di Antonio Liviero su Il Gazzettino
(…) Cominciano dalla difesa, pietra angolare del gioco moderno. Se togliamo la finale, dove le motivazioni e l’adrenalina hanno sopperito, com’era logico, a molte lacune (ma non in occasione della meta di Bacchetti) i risultati sono stati spesso deludenti. Persino nelle semifinali. Rovigo e Petrarca non hanno avuto avversari difensivamente credibili. Si veda ad esempio la meta di Mahoney a Parma più da dopolavoro che capolavoro. E non per demeriti dell’eroico neozelandese, sia chiaro, ma proprio per l’inconsistente opposizione. Idem a Padova. La travolgente reazione del Petrarca ha infranto argini di carta e la dice lunga sul reale livello tecnico del Prato, capace tra l’altro di stare ai vertici della classifica senza un’apertura di ruolo.
Altro indicatore la mischia. Se è vero che tutte le grandi squadre hanno una grande mischia, e che senza un pack forte (anche se non necessariamente il migliore) non si vince una competizione di alto livello, quale può essere il valore di un campionato dominato da un club (il Rovigo) il cui pacchetto veniva destabilizzato e stoppato a volte in maniera persino imbarazzante? Che gli avversari non siano stati in grado di approfittare dei limiti macroscopici della mischia rossoblu, la dice lunga sul valore complessivo del torneo detto di eccellenza. Tanto è vero che appena una squadra vi è riuscita si è presa il titolo. Del resto, se la finale del campionato ha messo in campo un solo giocatore di interesse nazionale (Ravalle) e i nostri migliori club sono stati maltrattati in Europa, come attendersi esiti diversi?
La strada per risollevare le sorti del campionato è in parte compromessa e comunque lunga. Una cosa si può fare a breve: dare il via libera a sinergie con le franchigie di Celtic League. A progetti di collaborazione tecnica e maturazione dei giocatori, a movimenti di atleti in entrata dalla Celtic, anche temporaneamente.
(…) A medio e lungo termine invece si avverte il bisogno di una iniezione costante di giocatori giovani, ma non acerbi, tecnicamente completi e di un qualche talento. Un’operazione possibile solo con un salto di qualità dei settori giovanili, che non possono essere ridotti alle sole accademie federali. Serve altro. E in fretta.
