A raccontarla sembra una barzelletta, ma è tutto dannatamente vero.
I fatti: la Nuova Zelanda ha – da anni – una legislazione che vieta l’ingresso sul suo territorio a chiunque sostenga un regime militare e/o una dittatura. Le Fiji dal 2006 sono di fatto una dittatura militare, appena “mascherata” dalla presenza un Parlamento.
Una legislazione che crea non pochi problemi al regime in vista dei Mondiali di settembre/ottobre. Oggi la federazione figiana ha fatto sapere che boicotterà il torneo se non le sarà permesso di schierare i migliori giocatori disponibili. Non solo, visto che la Nuova Zelanda non pare intenzionata a rilasciare “wild card” di qualunque tipo, la federazione di Suva (la capitale figiana) ha chiesto all’International Board di riprogammare le partite delle Fiji – inserite nella Poule D con Sudafrica, Galles, Samoa e Namibia – in un altro Paese. Cosa non esattamente semplice in mezzo all’Oceano Pacifico.
In realtà questa è solo la parte visibile dello scontro tra Fiji e IRB: a pesare è infatti un buco finanziario da oltre 2 milioni di euro della federazione isolana, dove sarebbero anche letteralmente “spariti” finanziamenti del Board per centinaia di migliaia di euro. E’ sospetta anche la tempistica dell’uscita figiana: come dicevamo la legislazione neozelandese non è affatto una novità e la nazionale in bianco e nero si era vista rifiutare l’ingresso in Nuova Zelanda già nel 2009.
Da un punta di vista tecnico, va da sé, per il Mondiale sarebbe una grave perdita.
