Caos Rugby Roma: un racconto dalla capitale

Chiara Zucchelli per “Il Romanista”

La Rugby Roma a un passo dal baratro. A meno che un pool di imprenditori, coordinati da Gabriele Caccamo e vicini al mondo dello sport (e del rugby in particolare), non riesca nell’impresa (perché di questo si tratta) di salvare una delle società più gloriose del rugby italiano, che ad ottobre ha festeggiato gli 80 anni di storia. I fatti: il presidente Paolo
Abbondanza ha fatto sapere ai suoi giocatori che gli stipendi di maggio non verranno pagati. Si pagheranno,  quindi, soltanto marzo e aprile, visto che la squadra è ferma a febbraio, mentre lo staffa gennaio. Abbondanza avrebbe poi, tramite terzi (e quarti) fatto sapere che non intende pagare i ragazzi per andare al mare, visto che molti di loro abitano a Ostia e dintorni. Parole bizzarre, se si considera che ai giocatori, come aveva chiesto proprio la dirigenza da lui scelta, era stato chiesto di allenarsi fino al 15 maggio. Cosa che, puntualmente, sta accadendo. Abbondanza ha anche confermato la richiesta di recessione di tesseramento avanzata alla Federazione e avrebbe, infine, fatto comunicare ai giocatori – sempre da altre persone – che non sarà lui ad iscrivere la Rugby Roma al prossimo campionato. Per questo, adesso più che mai, è necessario che qualcuno, d’accordo
con le istituzioni, salvi la società bianconera. In questi giorni sono in programma incontri decisivi in questo senso. La speranza è che si possa presto trovare una soluzione, magari in un’ottica di risanamento oculato ma ben gestito, che possa garantire a chi lavora nella Rugby Roma (e anche alleloro famiglie) una serenità che, soprattutto in questo ultimo anno, ostata un miraggio. Con tanto di effetti negativi anche in campo, visto che una delle migliori formazioni dell’Eccellenza non è riuscita a qualificarsi per i playoff.

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