Cosa rimane del primo anno di Celtic

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Tempo di bilanci per la “rivoluzione celtica”. Un anno fa l’annuncio dell’ingresso di due franchigie italiane del torneo fino ad allora riservato a irlandesi, gallesi e scozzesi era stato dato da poco più di un mese. Oggi ci siamo messi alle spalle la prima stagione giocata. Bene, come è andata?
Il bicchiere è mezzo pieno, diciamolo subito. Treviso è andata benissimo: 9 vittorie, altre 4-5 partite perse per un  niente, poche alla fine le gare perse nettamente (meno di quelle preventivate), praticamente assenti le “imbarcate”.
Per gli Aironi il discorso è un po’ diverso: una sola vittoria (due, se contiamo lo storico trionfo con Biarritz in Heineken), tante “sconfitte onorevoli”, e una manciata di partite che con un po’ di esperienza e “cattiveria” in più si potevano portare a casa. Tanti però anche i ko assolutamente meritati.
La differenza tra il Benetton e gli Aironi l’ha fatta la storia. Nel senso che una delle due – Treviso – ce l’ha, con tutto quello che ne consegue in termini di organizzazione, programmazione, abitudine a giocare certe partite e preparazione tecnica. L’altra – l’ex Viadana – è stata messa in piedi in fretta e furia, con un parco giocatori completamente nuovo o quasi. Insomma, lo scotto era inevitabile. Se a questo aggiungiamo una guida tecnica probabilmente non adatta alla bisogna allora si spiegano le enormi difficoltà registrate nei primi mesi. La svolta in riva al Po è arrivata con il cambio della guardia in panchina tra Franco Bernini e il suo “secondo” Graham Phillips, un cambio che in società garantiscono fosse previsto anche se non già a novembre. Bernini è un ottimo allenatore, intendiamoci, ma probabilmente non pronto per affrontare da head coach una sfida come quella della Celtic.
Ad ogni modo il cambio ha portato risultati evidenti, la squadra è cresciuta moltissimo in organizzazione e convinzione. Il lavoro di Phillips, opinione del sottoscritto, il prossimo anno darà risultati.
Un’ultima cosa, importantissima. La crescita dei giocatori. Che c’è stata sia in Veneto che a Viadana. Una crescita mentale e soprattutto fisica: il gap di fiato e gambe con il resto d’Europa è stato colmato. La crescita tecnica arriverà, ma per quella ci vogliono anni.

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