Chabal e Mourinho, due facce di due mondi (e modi) diversi

A volte la vita e il caso propongono quasi contemporaneamente due storie apparentemente molto simili tra loro, ma che alla fine sono più lontane di quanto non si potrebbe pensare a un primo e superficiale sguardo.
Succede infatti che il Real Madrid perda la semifinale di andata di Champions League di calcio in casa contro i rivali storici del Barcellona. Una sconfitta figlia anche di una espulsione un po’ affrettata comminata a un giocatore madridista a metà del secondo tempo. Apriti cielo: l’allenatore del Real José Mourinho attacca i “poteri forti” e poi via con la solita tiritera dei torti arbitrali che sembra ormai – purtroppo – la litania obbligata del calcio, che sembra non riuscire una delle lezioni-base dello sport: a volte capita anche di perdere.
A parte che sentire uno del Real Madrid lamentarsi dei poteri forti è un atto di comicità tanto involontaria quanto irresistibile, ma se anche quell’espulsione avesse dato una svolta alla gara, va pure detto che il Barcellona ha avuto sin dall’inizio un possesso palla di oltre il 70%. Insomma, le merengues non l’hanno quasi mai vista.
Ora veniamo a noi, alla palla ovale. Perché succede che nelle stesse ore uno dei giocatori più forti del Top 14 – nonché uno dei più noti al mondo – si lamenti degli arbitraggi nel campionato francese. Lo fa dopo una vittoria e non parlando di un caso specifico, ma di una situazione generale. Lo fa usando un linguaggio diretto e duro, ma non volgare. Lui è Sebastien Chabal, “l’orco”.

Dove sta la differenza tra i due? Beh, qualcuna – e molto sostanziale – c’è. A parte quella di non usare l’arbitraggio come un alibi perenne per giustificare le proprie manchevolezze, c’è il comportamento delle società dei due protagonisti. Il Real Madrid tace, fa magari filtrare qualche imbarazzo, ma nulla più. Il Racing Métro, la squadra di Chabal, invece sospende in via cautelativa il suo giocatore. Il 12 maggio la Commissione Disciplinare deciderà la squalifica per la seconda linea dai lunghi capelli. Che rischia moltissimo, persino la convocazione per il Mondiale o secondo una lettura parecchio intransigente (ma possibile) dei regolamenti addirittura la radiazione. Mourinho? l’Uefa lo ha messo sotto inchiesta. Alla peggio una multa e qualche giornata di squalifica.
La morale? Che il calcio è irremediabilmente malato e il rugby sanissimo? Certo che no. Però se anche i pallatonda cominciassero a punire certi comportamenti (sempre, a prescindere dal nome dei protagonisti o dalle maglie da loro indossate) magari qualcosa in meglio per il calcio cambierebbe.
E punire anche i simulatori non sarebbe male (guardare la clip sotto, please). Non arrivo a chiedere che la simulazione non venga insegnata ai ragazzini fin dalla più tenera età, che mi rendo conto pretenderei troppo…

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