Mafalda “la contestatrice” questa volta scrive di un paio di episodi da lei vissuti in prima persona. Si parla di fischietti, regolamenti e preparazione che a volte latita. Un po’ come un briciolo di buona educazione. Buona lettura
DA: MANUALE “TUTOR REGIONALI” a cura del Centro Studi della Commissione Nazionale Arbitri della FIR
L’obiettivo di questa pubblicazione è quello di fornire, alla struttura arbitrale, uno strumento che consenta di “tecnici” che avranno il compito di assistere e CORRETTAMENTE INDIRIZZARE, verso un percorso formativo finalizzato, i nuovi arbitri che iniziano la loro carriera dovendo affrontare non solo problematiche tecniche inerenti alla conduzione, pura e semplice, di una partita di rugby, ma anche quelli che sono i contesti di preparazione della gara e del rapporto del pre/post-gara con squadre dirigenti e allenatori. DOVRANNO infine ESSERE IN GRADO di far si che l’arbitro analizzi criticamente il suo operato per poter correggerne gli aspetti negativi e/o non conformi alle aspettative tecniche del ruolo.
Questi “tecnici” dovranno svolgere quindi non un’azione di pura e semplice valutazione, ma dovranno in via ASSOLUTAMENTE PRIVILEGIATA operare come analizzatori dei problemi manifesti dall’arbitro, a qualsiasi livello: tecnico, fisico e relazionale, ed ESSERE IN GRADO DI SUGGERIRE strategie od atteggiamenti utili all’eliminazione, o quanto meno di sensibile riduzione, dei problemi e, nello stesso tempo, valorizzare le abilità che l’arbitro mette in mostra naturalmente…
Da: MANUALE “TUTOR REGIONALI” COMPETENZE ARBITRALI – Problemi & Soluzioni –
…di supportare i Tutor nel loro lavoro di impostazione e “sgrezzatura” dei nuovi arbitri, fornendo nel contempo agli arbitri uno strumento di auto-riflessione sul loro livello di capacità, colmando quel vuoto che in moltissimi casi “circonda” un giovane che affronta la carriera arbitrale e che in moltissimi casi è causa di abbandoni e/o premature rinunce alla continuazione di tale attività.
QUANTO SEGUIRA’ NON E’ GENERALIZZATO ALLA CATEGORIA, MA RIFERITO AD UN UNICO ELEMENTO
Dopo questa lunga introduzione avrete capito che andrò ad affrontare un argomento molto delicato e che ogni tanto vivo personalmente, visto che generalmente passo le mie domeniche sui campi delle giovanili, dove si può vedere come combattono, ma soprattutto come “credono” ancora questi giovani rugbisti nei valori che vengono loro insegnati sin da piccoli. E meno male!
Bene, allora, tenendo conto di quello riportato nella prima parte cercherò di raccontarvi situazioni alle quali ho assistito in alcune gare (due, per la precisione), dove un neoarbitro era “assistito” da un tutor; riporterò le PAROLACCE, dette da questo “educatore”, punteggiandole sì, ma in modo che la vostra lettura non venga disturbata, ma resti scorrevolissima.
Gara 1: il Tutor ritira e controlla i cartellini delle due squadre (compito dell’arbitro o neo-tale, come in questo caso), manca però il documento di un giocatore della squadra ospite e il padre del ragazzo si offre per un’autocertificazione nella quale certifica, appunto, che il ragazzo è “PINCO PALLINO”. A questo punto il Tutor, non il neoarbitro, se ne esce, giustamente, dicendo che i regolamenti FIR non prevedono in casi simili l’autocertificazione concludendo con SONO UN UOMO FIR E QUI RAPPRESENTO LA FIR!!!!!!!!!! Arriva il documento e inizia la gara (io in campo).
Il Tutor entra nel perimetro di gioco e segue non l’incontro, ma quello che dicono i ragazzi e il suo primo intervento ad alta voce al neoarbitro che prepara una mischia è: “lasciali perdere questi che non capiscono un c…o”. Dopo un po’ un ragazzino dice al neo che secondo lui c’è stato un fallo e il Tutor interviene dicendo “taci testa di c…o!!!!!!!!!”.
Si va avanti così fino alla fine del primo tempo quando io decido di abbandonare il campo perché avrei potuto sgonfiare una palla e infilargliela su per il “naso”. Seguo il secondo tempo dalla tribuna e il giorno dopo “chiacchierando” con addetti ai lavori racconto l’accaduto, senza pensare che l’avremmo potuto incontrare di nuovo. Come in effetti accadde.
Gara 2: gli addetti ai lavori di cui sopra, nelle settimane precedenti alle gare invitano il Tutor a comunicare con il neoarbitro durante l’intervallo dell’incontro o a fine gara. Arrivato al campo il Tutor chiama il nostro allenatore dicendogli che terrà d’occhio i ragazzi e che alla prima che andranno a fare saranno c…i. Questa volta il Tutor va a posizionarsi in tribuna, prima seduto di fianco ad uno spettatore poi in piedi, più tardi vicino alla rete che separa gli spettatori dal campo. Agitatissimo, è tutto un avanti e indietro, inizia a comunicare con il neoarbitro alzando il tono della voce. Fine primo tempo porta l’acqua al neo e parla e si agita, ma non sento. Inizia il secondo tempo sempre vicino alla rete il Tutor ad un certo punto, non so cosa sia successo, DURANTE L’INCONTRO, chiama a sé il neo che si avvicina alla rete dove parlottano lasciando i ragazzi, che stavano preparando una touche, lì a far nulla. A questo punto non ho fatto altro che prendere in mano la macchina fotografica ed immortalare la scena dove si vedono in primo piano i ragazzi, increduli, e in secondo piano sfuocate le figure di Tutor e neoarbitro a colloquio INTERROMPENDO UNA GARA. La legge 196 sulla privacy non mi permette di pubblicare l’immagine che comunque metto a disposizione di chi di dovere.
