Ieri la FIR ha diffuso un comunicato federale abbastanza importante: già vi ho detto dell’attesa decisione circa il numero di stranieri consentiti alle due franchigie celtiche, ma in quel documento c’è qualcosa di altrettanto importante. Si trova all’articolo 3.1 e si chiama “Progetto salesiani”. Ecco cosa dice:
”Il Consiglio Federale nella sua ultima riunione dell’1aprile u.s., ha approvato il Protocollo d’Intesa con il Centro Nazionale OpereSalesiane per lo sport (CNOS Sport), che prevede i seguenti accordi.
1) Da parte della FIR:
– l’adesione alla campagna sociale “La partita educativa nello sport”;
– la formazione di operatori tecnici individuati dai responsabili degli oratori salesiani ;
– la partecipazione degli oratori salesiani al Progetto scuola FIR e alle competizioni previste in tale progetto.
2) Da parte del CNOS SPORT:
– la divulgazione della disciplina del rugby nelle opere salesiane secondo i criteri stabiliti;
– l’individuazione degli oratori che parteciperanno all’attività prevista da tale protocollo.
I referenti per l’attuazione della convenzione sono: per la Federazione il sig. Tullio Rosolen (responsabile Scuola e promozione FIR) e per il CNOS Sport don Claudio Belfiore ( referente sportivo per i Salesiani in Italia)”.
La cosa era nell’aria da un po’ di tempo – se ne parla almeno da settembre – e quello qui sopra riportato è solo il primo passo verso un accordo più ampio e che dovrebbe comprendere tutti gli oratori italiani. Importante dicevo, anzi importantissimo. Perché porta in maniera capillare e diffusa in tutto il Paese la disciplina ovale e va ad erodere un po’ di spazio all’onnipresenza del calcio. In teoria, negli oratori (per il momento salesiani) ora i bambini potranno scegliere anche il rugby. Mi ripeterò, ma penso che sia un passo veramente importante.
Qualcuno invece ha criticato la decisione, leggendo l’accordo come una sorta di “delega” agli oratori dell’introduzione dei più piccoli al mondo del rugby. Parlo dell’amico e collega Duccio Fumero, di Rugby 1823. Intendiamoci qualche rischio c’è: bisogna trovare persone preparate e appassionate disposte a sobbarcarsi quel tipo di impegno. La “soluzione” oratori non può e non deve essere l’unica stampella a cui appoggiarsi. I risultati li vedremo tra un po’ di anni. Ma per la prima volta il rugby ha la possibilità di trovare dei punti di incontro, crescita e diffusione in ogni angolo d’Italia. la strada è da sistemare, ma è quella giusta.
