Lui è un tuttofare, ma quel genere di giocatori lì – quelli che bene o male dove li piazzi, fanno – nel rugby vengono definiti utility back. che oggettivamente fa molto più figo. Andrea Masi è un estremo, ma nel corso della sua carriera ha fatto anche il centro, l’ala e l’apertura. Un utility back fatto e finito.
Andrea Masi gioca nel racing Métro di Parigi e ha vinto il titolo di “miglior giocatore del Sei Nazioni 2011”. Primo italiano di sempre. ma lui si schermisce, e intervistato dal sito internet del Midi Olympique non ha problemi a dire che querl premio doveva andare a un inglese. Ovviamente Masi è contento, ma sa benissimo che il premio è stato assegnato in maniera “poco tecnica”: il voto popolare. Evidentemente la claque azzurra (in corsa c’era anche Fabio Semenzato) era più numerosa di altre. Andrea incassa il premio ma non perde l’umiltà. Altro punto – o voto – per lui.

Ovviamente i miei complimenti a Masi sia per il premio sia per l’understatement con cui lo ha incartato e portato a casa. Però vorrei anche sottolineare che a me non convince molto il premio di Man of the Match, Man of the Tournament o per dirne un’altra, di IRB Player of the Year: come chiunque abbia giocato a rugby sa bene, in questo sport il singolo non è quasi mai – se non proprio mai – determinante ai fini del risultato finale. Un Pelé nel rugby non può vincere da solo le partite, è sempre la squadra che vince, mai il singolo. Per quello che secondo me vale, un premio individuale può essere il riconoscimento a una scuola rugbistica più che a un singolo giocatore. Poi fa sempre piacere vedere un Parisse incluso nella rosa dei cinque selezionati per l’IRB Player of the Year, perché vuol dire che finalmente gli italiani iniziano a essere considerati, ma farebbe ancora più piacere vedere una crescita generale di livello del nostro rugby.
Ciao Sergio. Hai perfettamente ragione sulla questione “gioco di squadra”, ma questi premi sono o dei giochini o degli spot al movimento. Facce e gesta da abbinare alla disciplina.