Italia U20, tutti i dolori e tutte le speranze

Ivan Malfatto per Il Gazzettino

I numeri spiegano tutto meglio delle parole. «Nel Sei Nazioni di categoria – inizia Andrea Cavinato – la media di gioco effettivo a partita è stata di 40′ contro i 22′ del campionato italiano under 20. Le azioni sono durate 1’20” contro 20″. Con simili premesse per l’Italia è stato già un successo costruire 37 azioni durate oltre 3′ in tutto il torneo».
Il tecnico dell’Italia under 20 sta redigendo la relazione per il consiglio federale (venerdì e
sabato a Bologna) sul Sei Nazioni azzurro e i numeri li sa a memoria. Il documento servirà da base a lui, Franco Pavan (ds), Giovanni Sanguin (preparatore atletico) e il resto dello
staff per preparare la Coppa del Mondo che si disputerà dal 10 al 26 giugno in Veneto. La presentazione della manifestazione avverrà mercoledì alle 11,30 a Treviso nella sede di Unindustria.
Si sa già che l’Italia stabilirà il raduno a Rovigo, dove giocherà probabilmente 4 partite
su 5, tranne l’esordio con gli Ali Blacks a Treviso. Si sa già anche l’obiettivo degli azzurrini,
la salvezza. Dal gruppo A delle migliori 12 l’ultima retrocede nel B (dove l’Italia era l’anno scorso). La vittoria 9-7 in casa degli scozzesi nel turno finale del Sei Nazioni fa bene sperare. Scozia, Tonga e Figi, sono le tre squadre sulle quali i “Cavinato boys” dovranno fare la corsa.
«Saremmo presuntosi a parlare di un obiettivo diverso dalla salvezza – conferma il tecnico –
Ma centrarlo non sarà facile. Per riuscirci dovremo avere tutti i migliori disponibili, in
piena forma e tutto dovrà girare alla perfezione. Dovremo dare sostanza nelle nostre prestazioni e confermare la crescita avvenuta nel corso del Sei Nazioni». Perché qui sono ancora i numeri impietosi a parlare. «Su 37 giocatori utilizzati nel torneo – continua Cavinato – solo Nicola Quaglio (Rovigo) e Giovanni Alberghini (GranDucato) hanno
sporadiche apparizioni in Eccellenza. Altri sei azzurrini giocano fra Al e A2, gli altri 29
solo nel campionato under 20. Molti avversari, invece, hanno stabili esperienze nei propri
campionati o in Heineken Cup. Il Sei Nazioni ha fatto capire ai ragazzi cos’è il livello internazionale.
Dopo una partenza dura con l’Irlanda (9-28), dove siamo andati fuori giri per mantenere
ritmo e qualità, abbiamo pagato caro con l’Inghilterra (3-74). E’ stato faticoso ricostruirci,
ma con il Galles (15-46) sono migliorati tattica e sostegno, con la Francia (3-25) abbiamo ritrovato la fisicità e la capacità di aggredire l’avversario che ci hanno permesso di
conquistare l’unica vittoria in Scozia». Alla quale si aggrappano le speranze azzurre di fare
bene anche al Mondiale.

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