Masi, un campione fin troppo umile

Carlo Gobbi è uno dei decani del giornalismo sportivo italiano. E un profondo conoscitore del rugby. Così saluta oggi dalle pagine della Gazzetta dello Sport il premio ad Andrea Masi, quale miglior giocatore del Sei Nazioni 2011

Andrea Masi ha mostrato le sue doti sin dal primo cap del 1999 contro la Spagna nella sua L’Aquila (con tanto di meta). Stazza da decathleta, potente, veloce, aggressivo, irruente, coraggioso, resistente, con colpo d’occhio, presa al volo e capacità di coprire il campo. Che si vuole di più da un estremo? Una grande squadra comincia da lì, sosteneva Pierre Villepreux. Masi non sempre è stato ben sfruttato. Troppo duttile e umile nell’accettare qualsiasi ruolo per il bene della squadra. Centro, e ci siamo. Ala, sprecato. Apertura, sbagliato. Andrea è un combattente, testa alta e pedalare, pronto a inventare cambi di direzione che sconvolgono la linea avversaria. Come ha fatto nelle due ultime partite di questo Sei Nazioni. Da quel 1999, da quando 18enne venne lanciato da Massimo Mascioletti, quanta strada avrebbe potuto fare. Dai tempi di Fabrizio Gaetaniello, ultimo vero estremo azzurro di ruolo dopo Lazzarini, Modonesi e Caligiuri, l’Italia ha cercato un n. 15 all’altezza. Era lì, bastava crederci, dargli fiducia. Compie trenta anni il 30 marzo. Ora ha anche l’esperienza. Ora è un campione vero.

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