Andrea Masi, la modestia dell’estremo

Rocco Coletti su Il Centro di oggi

E’ aquilana la stella azzurra del Sei nazioni di rugby. E’ quella di Andrea Masi, il trequarti del Club Racing Metro, franchigia Sanzar. Il sito Planet rugby l’ha eletto miglior giocatore
della quarta giornata del torneo, quella in cui l’Italia ha battuto la Francia, proprio
grazie alle prodezze del 30enne giocatore cresciuto nell’Aquila rugby. Che si è ripetuto
anche ad Edimburgo, sabato scorso. Proprio la sua uscita dal campo per infortunio,
però, ha tarpato le ali alla squadra di Mallett crollata nella ripresa sotto i colpi della Scozia. Andrea Masi è in corsa per l’elezione del miglior rugbista del Sei Nazioni. Ieri sono terminate le votazioni e domani sarà reso noto il verdetto. A contendergli la palma sono l’altro azzurro Fabio Semenzato e gli inglesi Flood e Ashton, protagonisti della squadra che ha vinto il Sei nazioni.
Masi, come sta?
«Non benissimo, visto che i medici mi hanno diagnosticato uno stiramento al mio
rientro a Parigi».
Però, è contento.
«Abbastanza, credo di aver disputato il mio miglior Sei nazioni. E’ andata bene».
Tanto che rischia di essere eletto miglior giocatore del torneo.
«Non lo so, mi sembra un azzardo nei confronti dei giocatori inglesi che hanno vinto
il trofeo».
Venerdì all’ultimo rilevamento era in testa, ma lei non sembra particolarmente entusiasta.
«Mi fa piacere, per carità, non equivochiamo. Ma conosco i valori tecnici del rugby e sono cosciente del fatto che ci sono dei giocatori che hanno fatto meglio del sottoscritto. In particolare gli inglesi».
Resta il fatto che lei è stato l’uomo decisivo per la vittoria azzurra contro la Francia al Flaminio.
«Certo, e ne sono orgoglioso. Quell’exploit mi ha dato una felicità unica, sportivamente
parlando. I francesi ci hanno sempre dato 30-40 punti, eppure li abbiamo battuti,
giocando una grande partita. Solo chi vive di rugby può capire la nostra gioia».
Che cosa le hanno detto al ritorno a Parigi?
«Ho ricevuto tanti complimenti. Erano tutti felici, anche perché ne va del buon nome del club».
Come vive un aquilano a Parigi?
«Bene, mi dispiace solo di essere lontano dalla mia città. Mi manca. All’Aquila ho i miei affetti, la famiglia e gli amici. E, purtroppo, riesco a tornare raramente».
Com’è L’Aquila oggi dal suo osservatorio di Parigi?
«La ripresa è lenta, molto lenta. E questo mi addolora. Ne soffre tutta la gente, è un
problema grosso».

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