La questione è da sempre dibattutissima. Il fatto è che non esiste nulla di scritto o di codificato, quindi tutti hanno un po’ di ragione o di torto.
Sul whitewash, poche discussioni, è la squadra che arriva ultima in classifica senza mai vincere.
I problemi esistono sul cucchiaio di legno (il “riconoscimento” che le principali università inglesi davano – fin dal XVII secolo – al loro peggior studente, subito mutuato dal rugby). Nessun regolamento lo cita. Nessuna federazione o istituzione rugbistica ha fatto sua una delle due versioni che circolano. Ovvero:
a) il cucchiaio di legno va all’ultima classificata
b) il poco ambito “premio” va alla squadra che non ha mai vinto ed è uscita sempre sconfitta dal campo
Tra media e tifosi c’è una discreta confusione, proprio per questa situazione di stallo interpretativo.
Anni fa un mio amico e collega interpellò Vittorio Munari (uno che ha fatto anche parte del Technical Advisory Commitee dell’International Board, la commissione incaricata di proporre la prima serie di modifiche al regolamento) sul tema, senza averne risposte certe e definitive.
Generalmente la prassi è quella di seguire la “versione B”, ovvero il cucchiaio di legno va a chi rimane fermo al palo degli zero punti. Altri però la pensano diversamente, generando confusione…
Due i motivi sostanziali: primo, ché altrimenti sarebbe un doppione del whitewash, e non se ne vedrebbe la ragione.
La seconda è ancora più incisiva e affonda in una di quelle storie che rendono affascinante il rugby: fino al 1993 – sembra incredibile – non è mai esistita una classifica ufficiale del torneo. Si registravano vittorie e sconfitte, ma il numero di mete e i punteggi in realtà li tenevano solo i giornalisti. E stiamo parlando di due fattori determinanti per la compilazione della classifica.
La Scozia quest’anno ci è arrivata davanti solo per la differenza punti. Fatto ancora più clamoroso: nel 1973 tutte e cinque le squadre allora partecipanti finirono il torneo allo stesso punteggio e il trofeo venne assegnato a tutte ex-aequo, proprio perché non esistevano né regolamenti in merito e nemmeno classifiche.
Il Grillotalpa, se a qualcuno interessa, sta con la versione “b”.
