Mallet e un addio (dopo i Mondiali) quasi sicuro. Ma senza sbattere la porta

Giorgio Cimbrico, da Il Secolo XIX

L’EQUIPE: “Total Fiasco”. Medard, l’estremo spuntato: “Meno di niente”. Lievremont, il ct che non dà le dimissioni: “Verso lo zero”. I francesi l’hanno presa malissimo, peggio che a Berlino 2006. Con la palla rotonda, les italiens sono sempre stati meglio, ma con quella ovale… Blu a letto dopo cena; azzurri in mischia sino a notte fonda, con birra e gin tonic che ricompaiono dopo lunga astinenza. Il rugby è uno sport tolemaico: chi è più forte, vince, senza lasciar spazio alle imprevedibilità, gas esilarante del calcio. Ma allora, com’è che l’Italia batte la Francia, padrona del 6 Nazioni 2010, due volte finalista mondiale, potenza assoluta? Mirco Bergamasco, l’uomo dal piede improvvisamene d’oro: «Tanti anni passati a giocare in Francia e dentro di me, sempre questo sogno. Realizzato». Nick Mallett, ct: «Avevamo avuto una sfortuna pazzesca contro Irlanda e Galles. Fossimo a 6 punti, sarebbe più giusto». Giancarlo Dondi, presidente di lungo corso: «Fatte scelte giuste: Masi estremo ha corsa, ha impeto. Semenzato ha tecnica, coraggio: a Treviso non gioca quasi mai ma tre partite gli sono bastate». Ancora Mallett: «La squadra è cresciuta. Oggi, 25 giocatori da palcoscenico. Un processo lungo, con progressi che per qualcuno è stato da record, 100%». Il processo ha preso molta parte del tempo del contratto quadriennale. Ora, l’impresa. Ed è su Mallett che è ricamato l’interrogativo sul futuro di Ovalia. «Tra dieci giorni, appuntamento con il ct», assicura Dondi, pronto a promettere «che ai Mondiali sarà lui» a comandare le operazioni. E dopo il 2 ottobre (partita decisiva con l’Irlanda) o dopo il 10, eventuale quarto di finale tinto di storicità, quando l’accordo si esaurirà? «Vuole una mia opinione? In un paese come il nostro, dove la sete della vittoria è furibonda, otto anni sono tanti». Il nome di Jacques Brunel riprende quota, ne perde l’autocandidatura di Mallett, che ha rifiutato l’offerta della federazione inglese di dirigere la struttura tecnica. L’antica coppa rimane all’Inghilterra che (22-16) prosegue verso lo Slam ma la Scozia arriva al 67′ prima di concedere una meta (di Croft) ed è capace di reagire con una magia di Evans. Sigilli finali di Wilkinson. L’Inghilterra, 8 punti, va a Dublino, il Galles, a quota 6, a Parigi Per l’Italia, ritorno sul luogo di un’altra prima volta (maledizione-trasferta spazzata nel 2007) con la Scozia che ha il cucchiaio di legno a portata di mano.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.