George Coste, “l’uomo di Grenoble” (e amico di Brunel…) spinge Mallett

Francesco Volpe, per Il Corriere dello Sport

Alla tenera età di 66 anni ha imparato a non commuoversi quando il telefono squilla e l’interlocutore parla italiano. Georges Coste porta il nostro Paese nel cuore ed anche adesso che la salute della moglie Michelle lo trattiene nella “sua” Perpignan, la testa è in giro per il mondo con gli azzurri. Anche se questi potrebbero essere i figli «dei miei ragazzi». Sabato gli occhi erano incollati alla Tv per Italia-Francia (22-21) e quando il Flaminio è esploso nell’urlo liberatorio la testa è volata a Grenoble, a quel pomeriggio da leoni di 14 anni fa. Lo rivediamo negli spogliatoi che piangeva. Piangeva e abbracciava tutti. «Che abbiamo fatto’. Che abbiamo fatto!» ripeteva come un mantra. La “sua” Italia aveva appena sconfitto per la prima volta la Francia e lui stentava a realizzare la portata di un’impresa oscurata solo dai gladiatori di Nick Mallett. «Grande partita, strategia perfetta. Il rugby ha i suoi principi e l’Italia li ha rispettati tutti: avanzamento, sostegno, conservazione, continuità, occupazione del campo. Ha distrutto gli avversari con la difesa. Sono deluso dalla Francia, ma contentissimo per gli azzurri». Più bello a Grenoble o a Roma? «Ogni vittoria ha la sua storia. Quella di Grenoble ci schiuse le porte del Cinque Nazioni, fu decisiva. Ma quella di ieri è la più bella di tutte. Battere la Francia nel Torneo ha tutto un altro valore». Cosa l’ha colpita di più? «La volontà incrollabile della squadra. Noi a Grenoble segnammo subito e rimanemmo quasi sempre in vantaggio. Stavolta Parisse e i suoi compagni hanno dovuto risalire da 6-18 ed era tutt’altro che facile». Negli azzurri di oggi ha rivisto i suoi ragazzi? «Nessuno dei miei può essere paragonato a questi giocatori. Certo, avevo gente come Giovanelli, Vaccari, Dominguez, Troncon, Gardner, Orlandi che poteva giocare in qualsiasi squadra del mondo, ma questo è un altro rugby. Sabato mi hanno impressionato soprattutto Masi e «Masi estremo l’arma in più. In Semenzato sto rivedendo Troncon. Questa squadra può stupire il Mondiale» “E vorrei spendere due parole per il ragazzino, Semenzato. Che carattere! Mi ha ricordato il primo Troncon. Se prende un altro po’ di fiducia… Con lui e Gori abbiamo due mediani di primissima scelta». Questa Nazionale ha una imedia di 28 anni: che futuro vede? «Da qui si può solo costruire. Primo obiettivo confermarsi, provando a vincere in Scozia. Si può fare. Possiamo distruggerli con la mischia. Poi occorre un po’ più di creatività. Proviamo a giocare di più, i nostri tre-quarti sono di qualità. E Masi partendo da dietro può essere imprevedibile. McLean è troppo classico, e lento, non arriva mai. Masi può essere l’arma in più, in difesa e in attacco». Il futuro del  ct. Nick Mallett è sempre in bilico: lei cambierebbe con Jacques Brunel? «No comment, però vi dico una cosa. Io presi l’Italia nel 1993, formai il gruppo nel tour in Australia del 1994 e ottenni i migliori risultati tra il 1996 e il 1998». Chiave di lettura: Mallett è in carica dal 2008 e ha costruito l’attuale Nazionale nel tour del 2009, siamo nel 2011… Dunque via, verso il Mondiale e oltre, per parafrasare il capitano Kirk? «Un’Italia del genere può essere la sorpresa della Coppa del Mondo. Fossi negli irlandesi, non starei tranquillo». (…)

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