Un po’ di cose sparse che non dimenticherò mai di Italia-Francia

– Andrea Masi. Una partita immensa, dal primo all’ultimo minuto. Magari non precisissimo nel gioco al piede, ma una costanza e una capacità nel proporsi in avanti che non si vedeva da tempo dalle parti azzurre. E una domanda inevitabile: come non farlo giocare da 15 adesso?

– Secondo tempo, l’Orco Chabal – pessima partita la sua – che va in tackle su Semenzato, a cui dà parecchi chili e centimetri. E “Mozzarella” che non fa una grinza. Fabio 1 Chabal 0.

– Le mie mani in tribuna stampa, che hanno cominciato a tremare a partire dal 70′ in poi. Gli ultimi cinque minuti a scrivere non ci ho più nemmeno provato

– Le facce dei giocatori francesi all’uscita dagli spogliatoi.

– Il solito, splendido, Flaminio che a pochi minuti dalla fine canta l’inno d’Italia con un vigore mai visto (e sentito)

– Carlo Festuccia e Gonzalo Canale. Bravissimi. E a Gonzalo perdoniamo la poca reattività in occasione della prima meta francese. A volte la “classe operaia” va davvero in Paradiso

– Il coraggio di BergaMirco. Perché calciare bene i primi due tiri da fermo, sbagliare in maniera invereconda il terzo e fallire il quarto, per poi metterne a segno due decisivi e affatto facili non è da tutti

– Quell’attimo di incredulità subito dopo il fischio finale, una manciata di secondi in cui il tempo si è fermato e quasi 40mila persone hanno smesso di respirare per chiedersi “è davvero finita?”, “è veramente successo?”

– La paura dei francesi, che fin dal primo minuto di gioco hanno capito che avrebbero trovato pane per i loro denti. Una paura testimoniata dal loro caos tattico e da un paio di scelte inequivocabili: un calcio da metà campo a oltre 20 minuti dalla fine e un tentativo di drop che mai avrebbero cercato in altre occasioni

– La determinazione degli azzurri fin dal primo secondo. Sono scesi in campo con le idee chiarissime su cosa fare e hanno messo immediatamente in difficoltà i francesi, che non ci hanno capito un granché fin dalle prime battute

– L’intervallo. In tribuna stampa è sempre un momento in cui scambiare qualche impressione con i colleghi. Ieri circolavano facce un po’ stranite nei 10 minuti di riposo. La partita era sull’8 a 6 per i francesi, apertissima. Da quanto non succedeva? Però nessuno osava pronunciare la parola “vittoria”, solo cenni, ghigni maliziosi e sorrisi contenuti…

– I dieci difficili minuti(scarsi)  in cui tutto sembrava aver preso una brutta piega: la seconda meta francese, i due errori di Mirco dalla piazzola, il 18 a 6 per i galletti. Alzi la mano chi non ha pensato “ora mollano, se la sono giocata per un’ora contro un avversario al di là delle loro possibilità, accontentiamoci”. Invece.

– La paura dei minuti finali, quelle mischie che sembravano interminabili. Il terrore di una punizione che ci avrebbe condannato.

– La gioia indescrivibile per la vittoria. Sentirsi un po’ pirla perché hai le lacrime agli occhi. Poi ti giri e ti guardi attorno e ti rendi conto che sei in buona e numerosa compagnia. Sì, anche in tribuna stampa.

– I tifosi del cancello 19. Un gruppo di pazzi adorabili, carichi di cibo e vettovaglie (e che cibo e che vettovaglie!) da distribuire a chiunque passi da quelle parti. Lo spirito di uno sport. E grazie a Davide Libertucci di avermeli fatti conoscere

Ps: unico neo di una giornata perfetta, i fischi su un calcio di Parra. Non si fa, punto e basta. Il rugby non è quella cosa lì.

9 pensieri riguardo “Un po’ di cose sparse che non dimenticherò mai di Italia-Francia”

  1. “Sentirsi un po’ pirla perché hai le lacrime agli occhi.”
    ah, allora non ero l’unico!! (ed io ero a casa sul divano….)

    il tuo articolo mi piace dall’inizio alla fine, specialmente la fine: ieri con mio figlio accanto a me gli facevo notare quanto brutti e antisportivi fossero quei fischi, diciamo che adesso che la squadra è cresciuta speriamo possa crescere anche il pubblico 🙂

  2. Sentirsi un po’ pirla a ritrovarsi con le lacrime agli occhi rileggendo il tuo articolo perchè ci si è ritrovati in ogni tua parola perchè noi ieri eravamo tra i quasi 40.000 del Flaminio che hanno cantato l’inno a sperando che la loro voce potesse dare mani, gambe e forza in più ai nostri giocatori…e che al fischio finale hanno perso la voce per ringraziarli dell’impresa…

    altra cosa che non dimenticherò mai…il minuto di silenzio per le vittime del Giappone…silenzio veramente assoluto…da non credere…

  3. Ero a casa anche io e per una buona mezz’ora son rimasto KO. Ero in tribuna per la partita col Galles e già si era avuta la sensazione di essere vicini. Quanta invidia verso chi era in tribuna ieri!

  4. Paolo questo articolo lo conservo nelle mie cartelle dell’hd con le emozioni rugbystiche…
    il 12.03.11 sarà una giornata che rivisiterò spesso in futuro e questo avverrà anche attraverso questi tuoi fantastici flash.
    Premesso che non ci sono mai giustificazioni ai fischi, (lo stile limerick è semplicemente fantastico e lo adoro) so però di italiani che l’anno scorso allo stade de france hanno vissuto prese in giro pesanti dai francesi…magari qualcuno di loro si è tolto qualche sassolino che giaceva li da un anno…

    1. antonio, sei gentilissimo. Io questo 12 marzo me lo porterò stretto nella tomba. I fischi ci possono stare, però ieri mi sono sembrati eccessivi. la verità è che noialtri appassionati di palla ovale siamo troppo ben abituati

    1. Se avessimo vinto le altre due partite la Francia non ci avrebbe sottovalutato e magari non saremmo arrivati a questo…con i se non si arriva a nulla…godiamoci questo momento senza pensare a cosa sarebbe potuto essere…e pensiamo a far bene sabato che la Scozia ci aspetta…e se giocano come oggi….

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