Uno stralcio dell’articolo di Stefano Semeraro su La Stampa di oggi
(…)Panchina di Mallett a parte, quello che non sta funzionando è il rapporto fra la Nazionale e le due franchigie di Celtic League, Benetton Treviso e Aironi, foraggiate anche dai soldi federali. Polemiche, divergenze di vedute sull’impiego dei giocatori, il tecnico federale Guidi «ripudiato» dagli Aironi, e Treviso che reclama indipendenza e lamenta contributi ancora non versati. Tutto molto italiano. Tutto molto dannoso per il rugby italiano. «Benetton e Aironi devono ragionare meno da club e più da franchigie», sbotta il Presidente della Fir, Giancarlo Dondi. «Sono nate per dare ai nostri migliori giocatori la possibilità di restare in Italia, per dimostrare che il rugby italiano è cresciuto e può competere a livello europeo. Mi fa piacere se Treviso e Viadana vincono, ma se la Nazionale perde, perdiamo tutti. Era il primo anno, abbiamo commesso errori, sia noi sia i club. Ora non possiamo più sbagliare». In Celtic League siamo entrati per avere due palestre-laboratorio di alto livello per la Nazionale, ma i club spesso preferiscono utilizzare stranieri collaudati al posto dei giocatori di interesse nazionale. Il conflitto d’interessi c’è: la Federazione investe e vuole un tornaconto, i club lamentano contributi non versati e chiedono autonomia. «Per le due squadre abbiamo tirato fuori 6 milioni e mezzo di euro, abbiamo in programma di tirarne fuori 7 la prossima stagione», continua Dondi. «Sono cifre alte. Se alle squadre ne vanno in tasca 3 di meno è perché li versiamo noi, per conto loro, alla Celtic League». Due lettere «di richiamo» sono già partite, destinazioni Benetton e Treviso. Si cerca il colloquio, ma a fine 2012, se gli attriti resteranno, la Fir potrebbe addirittura revocare le licenze ai ribelli. «Dobbiamo trovare una comunione tecnica», continua Dondi. «É impensabile che le due franchigie e la Nazionale facciano t re tipi di gioco diverso, sarebbe una frittata. Il nostro obiettivo non è rinforzare gli Aironi o la Benetton, ma far diventare sempre più grande la Nazionale. Se non ci riusciremo attraverso le franchigie, troveremo altre soluzioni. I soldi vogliamo investirli, non buttarli via». Il turnover dello scialo non fa bene a nessuno.

E’ proprio ciò che sostenevo in un commento ad un post precedente: gli uni hanno come obiettivo vincere le partite, gli altri far crescere indigeni per la Nazionale. Sono due esigenze differenti e quindi inconciliabili.