Ritratti da rugby azzurro… in rosa

Stralcio di un articolo di Dario Ricci per IlSole24Ore.com

(…) Mete in rosa – Visitare il campo dove le ragazze del Rugby Monza si allenano è un’esperienza preziosa per provare a capire cosa vuol dire essere donna e amare il rugby in Italia. Ragazze che arrivano, borsoni in spalla, alla spicciolata verso le 8 di sera, per l’abituale allenamento. Prima, per tutte, c’è stata l’abituale giornata di studio o di lavoro. Insomma, la passione ovale è trasversale e comune tra chi magari ripensa a schemi e placcaggi durante la lezione di greco o latino (le giovanissime che si stanno affacciando ora alla prima squadra) e chi, come Silvia, riesce a prender parte all’allenamento dopo un’estenuante trattativa col proprio datore di lavoro, che lentamente si sta convertendo all’amore per il rugby: «A forza di parlargli di partite e mete, l’ho quasi convertito…Ha promesso che presto verrà a vedermi!», racconta divertita Silvia. Ma come è nata questa passione? Interviene subito mamma Daniela, dirigente della società: «Il grande appassionato in casa è mio marito Carlo (presidente del Rugby Monza, ndr): sempre a parlare del rugby, da mattina a sera. Prima ho ceduto io, poi Silvia a voluto provare…. Pensavamo che dopo le prime botte in allenamento avrebbe mollato, e invece… Siamo arrivate fin qua, alla maglia azzurra e al Sei Nazioni! Che gioia battere due volte le gallesi! Ma l’emozione più bella è stata calpestare l’erba e giocare a Twickenham contro le inglesi: da brividi!».

(…) Pendolare agli antipodi – C’è chi poi, per amore di rugby, famiglia e maglia azzurra, non esita a dividere la sua vita tra due Continenti agli antipodi. È il caso di Giuliana Campanella, 35 anni, messinese, terza linea della Nazionale. Giuliana è sposata con un rugbysta neozelandese, ha due figli e vive e gioca ad Auckland per buona parte dell’anno. Poi però, quando arriva la convocazione per la Nazionale, torna in Italia per prendere parte al Sei Nazioni. «In Nuova Zelanda il rugby è vita e cultura – ci racconta-: gli All Blacks e le Black Ferns (la Nazionale femminile vincitrice delle ultime quattro coppe del mondo, ndr) sono ammirati da tutti, ma al tempo stesso sono campioni che fanno dell’umiltà e del duro lavoro le basi del loro successo». E per te è stato facile inserirti e trovare spazio sul campo di gioco? «All’inizio erano un po’ prevenuti, neanche sapevano che in Italia si giocasse a rugby femminile… Ma sono bastati un paio di placcaggi per meritarsi posto in squadra e il rispetto di tutti…. Certo il pareggio della nostra Nazionale di calcio, proprio con la Nuova Zelanda agli ultimi Mondiali di Sudafrica 2010 non mi ha aiutato: quante prese in giro!»

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