Umberto Nalio su Il Resto del Carlino
ALCUNI giorni fa si è parlato di ufficialità per l’ennesima operazione di restyling delle categorie giovanili, ma ancora non è giunta nessuna comunicazione ufficiale da parte della Fir, esclusion fatta per la circolare di ottobre 2010.
Dovrebbe scomparire l’Under 18 e ricomparire nuovamente l’Under 23, che in passato si chiamava squadra Riserve, insomma l’ennesimo cambiamento che questa volta non ha come scopo la necessità di uniformarsi al modo di lavorare delle altre realtà del rugby europeo, ma semplicemente una forma elegante per mascherare la mancanza di numeri atti a mantenere vive le attuali categorie. Parlare di Under 20 schierando dei ’94 e ’95 vuol dire raccontarsi delle bugie, in quanto a scendere in campo saranno dei ragazzini di 16 e 17 anni, anche se è pur vero che ci sarà la possibilità di far giocare fino ad otto rientranti del
’93, ma allora perché non chiamarla Under 19?
L’altra novità sarà il ritorno dell’Under 23 formata dai nati dal ’93 all’89, con possibilità di inserire nella lista cinque fuori quota, fatto questo positivo perché permetterebbe alle prime squadre di graduare il rientro degli infortunati e tenere sotto osservazione gli elementi più interessanti. Ma anche qui i dubbi non sono certo pochi in quanto la partecipazione a questo campionato non sarà obbligatoria con concrete possibilità
che si disputi a livello regionale.
Ed ecco allora sorgere i primi dubbi: con quale criterio verranno composti i gironi? saranno messe assieme formazioni di Eccellenza con A, B e C? e se così sarà quale potrà essere il livello del torneo Under 23? Pensare che un campionato di questo genere possa
contribuire a far crescere i giovani, in prospettiva prima squadra sembra quasi utopistico, sempre ragionando in funzione dell’Eccellenza, oltre all’inevitabile disagio che ne deriverebbe per tutto il movimento minore, basti pensare alla situazione del Polesine che vive da sempre grazie ad un processo di osmosi tra le poche realtà esistenti.
E’ vero che le società satelliti non sfornano da tempo validi ricambi per i bersaglieri, ma è altrettanto vero che le iniezioni di Under 18 da Villadose hanno salvato al Rovigo la stagione in corso e che a Badia, nei momenti cruciali, la prima squadra dei rosso blu ha tratto in più occasioni benefici per la disponibilità di uno sparring partner di qualità. Ma come
potrebbero stare in campo realtà come queste se non ricevessero linfa vitale, alias giocatori, da via Alfieri? Atleti per altro che molto spesso non hanno le qualità per restare a quel livello, mentre con l’adesione al progetto Under 23 diventerebbero indispensabili per
formare una rosa di 30/35 giocatori, numero indispensabile per fare un campionato. Il dubbio è che con questo passaggio si possano creare i presupposti per un ulteriore
impoverimento numerico e qualitativo del nostro rugby.
