Ivan Malfatto perIl Gazzettino
Settanta giocatori sono in contenzioso con le proprie società di Eccellenza, A e B per
spettanze arretrate. L’Alta corte di giustizia del Coni ha annullato la delibera del consiglio
federale sul numero di atleti di formazioni italiana in Eccellenza (17 su 22), accogliendo
il ricorso di due oriundi argentini. Sotto il cielo azzurro dell’Italia al Sei Nazioni, ricco di sponsor, entusiasmo, pubblico, e popolarità (pensa se ci fossero anche i risultati), arranca nel grigiore un movimento in difficoltà, non solo economica. Queste due vicende sono gli esempi più recenti.
«I circa 70 contenziosi aperti dai giocatori nei confronti dei propri club sono destinati ad aumentare» spiega Stefano Di Salvatore, avvocato e presidente dell’Air (Associazione
italiana rugbisti) che cerca di tutelare gli atleti. L’estate scorsa con la crisi economica
imperante e il ridisegno del professionismo e del rugby di vertice italiano, l’Air aveva
previsto un centinaio di contenziosi nel corso della stagione. Ci è andata vicino. «Ci
arriveremo, purtroppo – continua – I contratti depositati in Fir sono solo il 40% di quelli
in essere. Il problema riguarda sia la stagione vecchia, che quella in corso». Fra i club più
in difficoltà con i pagamenti figurerebbero l’Aquila, Venezia, Crociati e Roma. A posto le altre venete di Eccellenza. In tale clima il 9 febbraio è piombata la decisione dell’Alta
corte del Coni che ha «accolto parzialmente» i ricorsi contro la Fir di Santiago Monteagudo
e José Pitavino, oriundi militanti in serie A e C. Tale sentenza dichiara «illegittima e annulla la delibera del consiglio federale del 10 aprile, nella parte in cui stabilisce in 17 il numero minimo di giocatori di formazione italiana da inserire nel foglio gara in Eccellenza». Una bomba, in teoria, che potrebbe ridisegnare squadre, campionato e regole di utilizzo degli oriundi. In realtà secondo Di Salvatore non avrà effetti pratici. «La Fir dal giorno della
sentenza aveva tempo 30 giorni per adempiere, convocando il consiglio federale e modificando la delibera del 10 aprile – spiega – Mancano pochi giorni alla scadenza e una convocazione appare improbabile. Si può fare ricorso per mettere in mora la Fir. Ma con i tempi tecnici il nuovo giudizio non arriverà prima di maggio, a campionato praticamente finito. Gli eventuali effetti non potranno ricadere nemmeno sul futuro. Infatti il Coni non contesta il tetto dei 17 giocatori, ma il principio di omogeneità nell’averlo portato di colpo da
12 a 17 rispetto ai campionati minori, dove l’aumento è stato minore. Quindi al massimo si
potrà ottenere di ridurre il tetto a 14-15 per una stagione, ma quella successiva sarà di
nuovo alzato».
Quindi i tanti oriundi che a seguito della delibera Fir hanno perso il posto hanno scarse
possibilità di ritrovarlo. A meno che la federazione non torni sui propri passi, cosa improbabile. «Anche perchè – conclude Di Salvatore – la direttiva di tutelare i vivai,
quindi i giocatori di formazione italiana, viene proprio dal Coni. Dal 2004 riguarda tutti
gli sport di squadra, non solo il rugby».
