L’analisi di Right Rugby sul terzo turno del Sei Nazioni, al solito molto intrigante
Tante belle succose informazioni possono essere tratte da questo confronto domenicale, a nostro avviso tutte positive se viste dal nostro punto di vista di italiani, come sempre impegnati a tentare di schivare la cucchiaiata legnosa che regolarmente ci arriva in mezzo alle costole quasi ogni anno, ma stavolta anche interessati a tener d’occhio l’Irlanda, in prospettiva settembrina neozelandese.
Iniziamo dagli obiettivi ravvicinati: la Scozia, quella che doveva essere la sorpresa di questo Sei Nazioni, si appresta ad affrontarci nell’ultima gara a pari punti con noi. Per quanto infatti la Calcutta Cup possa rappresentare da sempre l’obiettivo di una intera stagione per gli scozzesi, non vediamo questa compagine rappresentare una seria minaccia per gli inglesi tra le loro mura; perlomeno non più di quanto sulla carta lo possa essere una Italia con più certezze che dubbi, nei confronti della pur scossa nostra bestia nera francese.
Da potenziale sorpresa a contendente del cucchiaio di legno: cos’è successo agli scozzesi? A mio avviso Andy Robinson li ha portati troppo avanti nella strada del gioco “moderno” tutto possesso e avanti Savoia, ooops go go Cameron Highlanders. Uno spartito il suo indubbiamente in linea coi dettami Australi in voga, ma se non hai le qualità richieste negli interpreti, produci solo sfiancanti percussioni e allargamenti ma guarda caso, senza segnare mai una meta.
Dal nostro punto di vista, abbiamo avuto la “fortuna” di venir brutalmente svegliati a Twickenham per tempo, dal sogno nazional popolare che ci conduceva lungo la stessa strada perdente (“battere gli inglesi in casa loro si può, basta affrontarli a viso aperto” !), avendo ancor meno risorse e tradizioni degli scozzesi; un traumatico risveglio dai sogni di gloria, la “paura” di prender altri 50 punti come ha giustamente detto Parisse, ci potrebbe salvare.
Loro invece no, sono oramai troppo avanti, Robinson è committed, son tutti troppo monodimensionali e amanti della bravery per cambiar strada e tornare a interpretazioni più chiuse e conservative, fortunatamente per noi.
Eppure non servirebbero gran analisti per accorgersi che è con l’ingresso di Parks al posto di un anonimo Jackson (deve crescere) e il suo minimo abbozzo di gioco tattico che la Scozia ha rischiato sul serio di strappare ai pigri (o logori) irlandesi una gara sin lì dominata tre mete a zero. E prima di lui, la baracca era stata retta non dai nobili assalti all’arma bianca al suono delle pive, ma dalla più “chiusa” delle tattiche, punire le indiscipline avversarie grazie all’educatissimo piede del veterano Paterson. (…)
Lezione invece perfettamente assimilata dall’Irlanda: anche loro avanti lungo la strada del gioco più aperto, dopo le difficoltà con noi e lo schiaffo francese in casa, Kidney ritira fuori dalla naftalina Ronnie O’Gara, un nome una garanzia, e gli fa sparacchiare un po’ dei suoi missili intelligenti a cercar rimesse laterali. Senza esagerare beninteso, ma avete per caso notato che oggi le due ali verdi è come se non ci fossero state in campo, in fase offensiva? Viva la tradiciòn, gioco sporco, “avanti con gli avanti” – e i centri – come si faceva un tempo- e ancor oggi – a Munster!
Il problema di Kidney analizzato in ottica Mondiali è che sarà difficile rimanere in mezzo al guado, un po’ di qua – gioco di possesso – e un po’ di là – ritorno alle sane ruvidezze marca Munster. Aprirebbe troppi dubbi, a partire dal contrordine compagni, Sexton o O’Gara? L’aver fatto entrare il primo quando sarebbe servito come il pane continuare col tatticismo del secondo, stava per fargli pedere la partita: il peggior cambio visto quest’anno in Europa dopo quelli di Ranieri nell’ultima sua partita con la Maggica. (…)
L’altra considerazione, stavolta l’ultima per davvero: ranking a parte, l’Europa s’allarga al vertice e Inghilterra vola, anche se all’inizio de Le Crunch ha nostrato dei limiti temperamentali, ha sentito molto la pressione e s’è rimessa anche grazie agli “aiutini”, mentre la Francia batte il passo ma rimane un livello più alto delle altre, ranking a parte, alla luce della gara con l’Irlanda; a meno che il morale, sempre importante per i Transalpini, non sia sceso troppo. Al contempo l’Europa ci pare si restringa alla base: i risultati lo provano, oggi non c’è più ‘sto abisso di differenza, pur nel rispetto dei valori di sempre, tra Irlanda, Scozia, Galles e udite udite, Italia.
La quale, lo ricordiamo perché siamo gli unici a farlo, se qualche anno fa veniva affrontata dai rincalzi, oggi se la gioca con gli avversari di questo livello che schierano i migliori. Se con le prime due ci sono ancora le decine di punti di divario, con queste non più, non adesso.E non è poco, in attesa di chi sappia selezionare una nuova generazione e “condizionarla” non solo fisicamente e tecnicamente.
