Dondi precisa e tra le righe…

Giorgio Sbrocco intervista il presidente Dondi su La Padania. Interessante il passaggio sulla conduzione tecnica delle due franchigie celtiche

Telefonata di chiarimento da parte del presidente Dondi, ieri mattina, dopo che sulla stampa veneta e su la Padania erano apparse alcune soprendent i dichiarazioni del numero uno del rugby italiano relative ai risultati della Nazionale di Nick Mallett messi a confronto con quelli delle due franchigie di Celtic. Il tutto all’indomani dell’impres a storica della Benetton che, a Monigo, aveva sconfitto la corazzata Munster, dominatrice del torneo. “La mia osservazione circa la diversità di risultati della Nazionale e quelli delle franchigie in un weekend contrassegnato dalla pesante sconfitta nel Sei Nazioni – ha precisato Dondi – non voleva in alcun modo sminuire la portata della prestazione del XV veneto. Figuriamoci se io non esulto e non vado fiero di una squadra italiana capace di mettere sotto la capolista! Oltretutto si tratta di risultati che politicamente generano rispetto e producono credito internazionale. Merce rara e preziosissima, che io per primo ho bisogno di esibire e di spendere nei vari consessi ovali”. Presidente, a non piacere è stato il passaggio nel quale lei è sembrato preferire Nazionale e franchigie perdenti piuttosto che l’attuale situazione sbilanciata a favore dì Treviso e, in parte, degli Aironi. «Le parole hanno una loro forma e loro profonda sostanza. Se ci si limita a riferire e a mettere in pagina la forma si rischiano pesanti fraintendimenti». Charisca pure «Ho detto e ho sempre pensato che l’approdo del rugby italiano in Celtic league, per avere un senso compiuto, deve risultare di costante e diretto sostegno alla Nazionale. In termini di uomini e di qualità complessiva del gioco espresso. Una o due franchigie che vincono e ben figurano in Celtic, accanto a una Nazionale che perde e gioca male è una sorta di paradosso logico inaccettabile. Qualcosa che è quantomeno il caso di cercare di comprendere. Anche perché la Celtic alla Fir costa! E parecchio». Ma la federazione non ha mai pensato a un controllo diretto sulla conduzione tecnica delle franchigie. Sta per caso cambiando idea? «Altre Unions lo fanno. Noi, per il momento abbiamo preferito limitarci a proficui scambi di informazioni fra i nostri tecnici e lo staff delle due realtà. Il solo tecnico federale che attualmente lavora in una franchigia e Guidi con gli Aironi». L’anno prossimo le cose cambieranno? «Non sono in grado di dirlo». Anche la storia degli atleti che arriverebbero stanchi o spremuti in Nazionale non ha suscitato applausi… «Altro fraintendomento colossale. Il mio era semplicemente un augurio. Mi auguravo e mi auguro cioè, che l’attività internazionale di club non sovraccarichi eccessivamente quei giocatori che sono indispensabili alla Nazionale. Che possano cioè giocare il giusto e riposare quando ne hanno bisogno. Al di là della regola dei minutaggi che, sinceramente e da ex giocatore, faccio fatica a condividere e a comprendere» . Concludendo? «Mai più un’altra Twickenham o un’altra Bath (Inghilterra under20-Italia74-3, ndr), nessun processo sommario e niente caccia alle streghe alla ricerca del colpevole o dell’untore di turno. Occorre lavorare tutti insieme per il bene del nostro sport. E il primo indispensabile passo è dotarsi degli strumenti adeguati per comprendere le ragioni di certi insuccessi e di certi mancati progressi». E un augurio di buon proseguimento della stagione a Benetton e Aironi? «Dal più profondo del cuore. Da tifoso, prima ancora che da presidente»

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