Treviso e il dopo-Munster: quanto cresce Filippucci!

Silvano Focarelli su La Tribuna di Treviso

Dolce è stato il risveglio dei «leoni» il giorno dopo la grande impresa. Ne stanno parlando molto pure in Irlanda, ad esempio l’Evening Echo di Cork rende onore al Benetton con un pizzico di ironia: «Treviso continua ad impressionare, aggiungendo alla serie di scalpi collezionati a Monigo quello del Munster». In questi casi non è opportuno stilare classifiche di merito ma, certo, ciò che ha fatto sabato Marco Filippucci è senz’altro degno di menzione. Vicentino di Bassano, 24 anni, terza linea, uno dei dominatore del pack. «Quando gioco non me ne accorgo nemmeno, come ho giocato lo capisco rivedendomi in video. Sentir dire che ho fatto bene mi fa piacere, ma la cosa fondamentale è che abbiamo vinto con una grande prestazione di squadra. Anche di chi finora aveva giocato poco e, di conseguenza, con qualche problema nel trovare il ritmo giusto, invece anche loro hanno dimostrato di poter tenere benissimo il campo. E mi riferisco a Pratichetti, Sepe e tutti gli altri». Avete dimostrato che, oltre alla perizia tecnica, per battere la capolista serve anche un grande carattere. «Sì, però con il carattere, la volontà, duri al massimo una decina di minuti; solo se hai anche una grande organizzazione puoi vincere. In verità l’organizzazione nel finale è un po’ sparita dalla circolazione per far posto all’emozione, ma devo dire che cuore, gambe e testa non ci sono mai mancati. Una grande difesa schierata sino alla fine, tranne nell’ultima meta dove anch’io ho sbagliato, ero andato per l’intercetto quando erano sotto i pali». In classifica siete 7-6: chi l’avrebbe mai detto? «A maggior ragione dopo aver sentito i commenti su certe batoste anche in Heineken, dimenticandosi un po’ troppo presto del buono fatto dalla squadra fino a quel momento». Le grandi le battete tutte: questione di motivazioni? «Non lo so. Al primo anno di Celtic sarebbe strano se pensassimo di impegnarci solo con le grandi, sulla carta tutte ci sono superiori, anche le ultime. Però sicuramente affrontare Munster, Leicester, Scarlets davanti ai nostri tifosi ti dà una carica in più, è una sfida, la voglia di dimostrare che ci siamo anche noi. Siamo felici anche perché abbiamo tenuto alto l’onore del rugby italiano». Il rugby italiano dunque non è quello del Sei Nazioni… «Contro l’Inghilterra abbiamo deluso, è vero, ma non dimentichiamo che con l’Irlanda siamo andati vicini ad un risultato storico, ma ogni gara ha una sua storia». Allora voi e nazionale dovreste giocare sempre in casa. «Forse è vero, però la prossima sfida del Benetton sarà quella di vincere, o almeno di fare una grande prestazione all’estero, come con gli Scarlets o Perpignan in Heineken. Se vogliamo crescere vincere solo in casa non basta». Il tuo rapporto con la nazionale? «Non esiste… Però nemmeno ci penso: nel mio ruolo ci sono giocatori bravissimi, anche nel Benetton, penso a Vosawai e Derbyshire. Ovvio, la maglia azzurra è un sogno che si ha da ragazzini, comunque sto con i piedi per terra, faccio un passo alla volta e penso solo a Treviso». Sabato sarete di nuovo al Monigo, con l’Ospreys. Dopo Munster le aspettative dei tifosi saranno alle stelle. «Ormai nessuno ci considera più una sorpresa, loro non verranno qui a passeggiare, al contrario avranno il coltello fra i denti. Sarà indubbiamente un’altra battaglia». Silvano Focarell

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