Il migliore nel trittico novembrino. Forse il migliore in campo una settimana fa al Flaminio. Ma Sgarbi non finisce mai sotto l’occhio delle telecamere.
La Gazzetta dello Sport, la firma è di Andrea Buongiovanni
La collina è sempre la stessa, quella di Richmond, Londra sudoccidentale: il Tamigi scorre lento ai suoi piedi, Twickenham è all’orizzonte. C’è pace ed eleganza. E un po’ di pioggerellina, of course. E’ qui, come da tradizione, che l’Italia fa base in vista della sfida all’Inghilterra. La delegazione è arrivata ieri sera dopo l’annuncio, alla Borghesiana, della formazione titolare per il match di domani. Rispetto alla sfida all’Irlanda, ci sono quattro novità, ma non grandi sorprese. La mediana, inedita, è composta da Orquera apertura (preferito a Burton) e Canavosio n. 9 (con Gori fuori gioco). E’ la tredicesima coppia proposta nei 33 incontri della gestione Mallett, la ventottesima dall’ultima volta di Dominguez-Troncon (otto anni e 89 partite fa), a conferma che il problema è irrisolto. In terza linea Bernabò, col rientrante Barbieri in panchina, rimpiazza l’infortunato Sole, in seconda Del Fava spedisce Dellapè tra le riserve. Mentre salgono a otto i giocatori non di formazione italiana, il resto della squadra, reparto arretrato al completo, è confermato. Personaggio A partire dal primo centro Alberto Sgarbi, la nota più lieta dell’esordio romano. Il 24enne trevigiano, unico azzurro, è stato addirittura inserito nel XV ideale della prima giornata del Torneo di Midi Olympique, bibbia ovale francese. La sua partita, del resto, con tanto di clamoroso placcaggio salva meta ai danni di Sexton, è stata grande. «Difendere — minimizza da uomo tutta sostanza — conta quanto attaccare. Ho fatto il mio dovere». Il campo parla per lui: Alberto, fisicaccio da 1.91 per 104 kg, non è un chiacchierone. Ma, al decimo cap della carriera e a sette mesi dalla Coppa del Mondo, la maglia n. 12, nonostante la concorrenza, sembra avere un padrone. «Non sono un titolare inamovibile — si affretta a dire — sfrutto le occasioni e ringrazio chi mi dà fiducia». Arrivato al rugby a 12 anni, tra Villorba, Pieve di Soligo, Conegliano e Mogliano ha girato diversi club della Marca fino ad approdare al Benetton, col ouale ha vinto tre scudetti in quattro stagioni. Scalatore «L’esperienza della Celtic League è fondamentale» sostiene. Fidanzato con Maria Sole, ama la montagna e la natura. «Adoro le ferrate delle Dolomiti, sin da quando le frequentavo con nonno Franco che ora, a volte, viene a vedermi a Monigo. Ero anche iscritto a Scienze Forestali a Padova, ma ho rinunciato». Il suo debutto in Nazionale è avvenuto proprio contro l’Inghilterra, nel Sei Nazioni 2008: 14′ minuti all’ala. «Twickenham? Non ci sono mai stato, nemmeno da spettatore. Chissà l’emozione». Di fronte, un’Inghilterra con lo stesso XV che la settimana scorsa ha violato Cardiff dopo otto anni, con Tindall — il fidanzato di Zara Phillips — confermato capitano. Quattro i giocatori del Leicester: per Castrogiovanni, da queste parti gettonatissimo, sarà sfida nella sfida, tanto più che in prima linea si troverà di fronte Cole, una sorta di allievo. Ieri l’azzurro, a «Un giorno da pecora», su Radio2, ha dichiarato: «Quelli del rugby sono più di destra di quelli del calcio». Capiranno, gli inglesi?
