Sei Nazioni femminile – Emozioni in disordine: una bella giornata a Rovigo

Di Brendan Wallace

Dopo tanta trepidante attesa è arrivato il 6 Nazioni, quello vero che per me fa rima con femminile. Ah si! Quanta gente riderà per quello che ho appena detto. Ormai non ci faccio più nemmeno caso.

Spesso scrivo di rugby femminile, seguo un po’ tutta questa parte dell’ovale in giro per il mondo, ma oggi non è della partita che voglio raccontarvi. Di quella ne parleranno i giornalisti seri. Io solo un cronista di emozioni in disordine.

Non è la prima volta che faccio tanti km in giro per l’Italia per seguire le “mie” ragazze in azzurro, ma oggi per me è una giornata davvero speciale: per la prima volta con me tutta o quasi la mia squadra. Una di quelle giornate in cui ti senti davvero parte di qualcosa di grande. Ci sono voluti cinque anni, ma ne è valsa davvero la pena.

Quando siamo arrivati a Rovigo è stato davvero bello sedersi in tribuna e vedere così tanta gente (anche molti giovanissimi e bambini con i genitori) venuti da chissà dove per stare vicino alle nostre ragazze. Tante facce conosciute, tante mai viste. Quanto piacere però nel ritrovare gli amici e le amiche di sempre, avversari ed avversarie, oggi siamo tutti una grande famiglia. Si perchè nel rugby femminile qui in Italia ti senti un po’ come nella carboneria, ognuno con la sua lingua, ognuno con i suoi colori, ci si conosce e riconosce tutti. Mille gocce d’acqua che oggi diventano un fiume.

Enrica ha fatto un gran lavoro, anche offrendo dei prezzi popolarissimi per assistere alla partita nel bellissimo Stadio Battaglini e Rovigo tutta ha risposto all’evento molto bene.

Arrivato allo Stadio, apprezzo l’efficienza dell’organizzazione, i nostri biglietti sono pronti per essere ritirati agli accrediti ed entriamo senza problemi sotto gli sguardi attenti ma cortesi da parte delle forze dell’ ordine, e l’atmosfera… fantastica. Ci vengono consegnati i programmi ufficiali e decidiamo di prendere posto sulla mitica tribuna Doro (come vedi Enrica ho fatto tesoro degli apprezzamenti del babbo). Se ne vanno già le prime birre, buttate giù tra sorrisi ed abbracci: Casale, Ferrara, Milano e Mira, così come Bologna, Forlì, Benevento e Colorno. Da quanto tempo sono dentro questo mondo? Mi sembra passato un giorno e sono invece sono già cinque anni.

Intanto la tribuna si riempie, mentre il resto dello stadio si riempirà gradualmente. Si provano già gli inni. Bella la corsa delle mitica fanfara dei bersaglieri che saluta l’ingresso in campo delle squadre. Poi è solo azzurro e verde, inni, sorrissi, gioia e amarezza. Tutto insieme… tutti insieme.

Il risultato non è quello che speravamo, ma non importa. Crescere, lavorare, ritmo, intensità, sono parole che riprenderanno il loro senso domani, adesso e festa. La Club House del Rovigo è sempre quella, modernizzata è vero, ma se chiudi gli occhi lo senti ancora quel respiro che ti fa capire dove sei, una sorta di tempio e non puoi che essere riverente, anche mentre butti giù l’ennesima birra. Arrivano le ragazze, conosciamo il presidente della Irfu, vuole un calendario delle Rhinogirls (!!!) ci invitai in Irlanda a giocare, ci ha preso per una squadra seria e noi un po’ per gigioneria un po’ per scherzo glielo lasciamo credere. Le ragazze d’Irlanda sono gentilissime, quasi irriconoscibili nei loro tailleur verde scuro e blu, firmano il nostro pallone e ci chiedono chi siamo, ci chiedono della squadra. Sentire un “Florence Rugby Women? Oh wow!” ci fa sentire importanti. Arrivano anche le nostre azzurre sono comprensibilmente più tristi ma anche loro vengono a salutarci, Gina, Giovanna, Silvia e la Fly, Elisa Cucchiella mi firma il pallone e scherza su quell’irlandese alta due metri. Veronica parla con la nostra Ambra evidentemente emozionata, ringrazia e sorride. Un sorriso schivo ma non per questo meno sincero. C’è spazio sempre per un sorriso, una stretta di mano ed una battuta, magari su quel torneo giocato assieme o di quella volta che…

Anche questo è dire grazie, anche questo ci fa capire che ancora una volta è valsa la pena essere qui.

 

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