Gli azzurri del giorno: tocca a Burton e Bernabò

Da Solorugby

Uno vuole rendere felice la mamma Angela e i nonni di Luco dei Marsi (Aq). Renderli orgogliosi, entusiasti nell’urlare al mondo “Guardate Kris con la maglia azzurra”. L’altro invece ha già provato l’emozione Sei Nazioni: anno 2007, stadio Twickenham. Ma il vero “debutto” di Valerio nel Championship è arrivato il 5 febbraio 2000: raccattapalle sotto la curva Sud del Flaminio, a pochi passi dalla meta di Giampiero De Carli, romano come lui.
Uno è l’apertura Kristopher Burton, quattro caps azzurri tra il 2007 e il 2009; l’altro è il seconda/terza linea Valerio Bernabò, quindici presenze alle spalle. Due modi diversi eppure vicini di vivere il Sei Nazioni, torneo da sempre giocato più con il cuore che con i muscoli. Le radici australiane di Burton, però, non lasciano troppo spazio ai sentimenti: “E’ vero, questo torneo ha un fascino straordinario ma devo affrontare quest’avventura come se fosse una competizione come tante. Non posso farmi travolgere”.
Contro l’Irlanda Burton dovrebbe partire dalla panchina. In campo, con tutta probabilità, Orquera in coppia con il numero 9 Gori, provenienza Benetton come lo stesso Kris. Quell’Edoardo “Ugo” Gori buono per Mallett, non per il timoniere trevigiano Smith. “Conosco bene Ugo dai tempi di Prato. Non gioca in Celtic? Beh, è una scelta dello staff. Probabilmente lo si vuole far crescere. Ogni club ha un suo progetto che deve seguire…”.
FLAMINIO Tourbillon di emozioni invece per Valerio Bernabò. Per lui Flaminio è sinonimo di casa. “Non c’è soltanto quella meta leggendaria del 2000. Ricordo la finale Under 19 con la mia Lazio opposta alla Capitolina e poi il debutto casalingo al Sei Nazioni 2007. Giocavamo contro il Galles. Non solo: Vittorio Nervi, nipote del progettista dello stadio Pier Luigi, è stato uno dei miei allenatori”.
I bei giorni sono lontani, sabato arriva l’incubo Irlanda. “In seconda linea dovrebbero schierare O’Callaghan e O’Connel. A prescindere da chi scenderà in campo, in fase di conquista saranno comunque pericolosissimi”.

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