Italia & Sei Nazioni: opinioni da irlandese

Lo scorso 27 gennaio ho pubblicato questo articolo nella sua versione “originale”, in inglese. Questo invece è la traduzione dall’Irish Independent di Emanuele Fantoni per Aironi Rugby facebook page

Guidare nel bel mezzo del cuore pulsante del calcio italiano lo scorso weekend mi ha fatto pensare a proposito dell’Italia e del rugby.Mentre uscivo in macchina dalla città di Milano, sede di gloriosi club come Milan e Inter, vedere i cartelli autostradali che indicavano Torino, casa della Juventus, per poi guidare in direzione di Bologna e Parma, mi ha fatto sentire avvolto dal mondo del calcio italiano.

Dunque che posto trova il rugby nello sport italiano? Quali sono le speranze di vedere l’Italia diventare una leader del Sei Nazioni? Cosa giustifica la loro partecipazione al torneo? Bene, la mia risposta è che ci sono mille motivi, una moltitudine di ragioni.

Consideriamo per primo il contesto storico. La Francia ha partecipato al Cinque Nazioni per la prima volta nel 1910. Precedentemente aveva affrontato altre nazioni in gare singole, come contro l’Inghilterra nel 1906. Ma ci vollero ben 17 incontri prima che battessero gli inglesi per la prima volta, in una vittoria per 3-0 a Parigi nel 1927. La Francia infatti non fu in grado di vincere ciò che un tempo veniva chiamato “Campionato Internazionale” fino al 1959, sebbene arrivarono primi a parimerito nel 1954 e nel 1955. Queste statistiche sono rilevanti. L’Italia è stata ammessa al torneo delle Sei Nazioni nel 2000 e ha affrontato difficoltà simili a quelle della Francia nei primi anni, perdendo 47 delle 55 partite disputate sino ad ora.

Non c’è stato molto di cui gioire nemmeno in Heineken Cup. La Benetton Treviso ha perso tutte le sei partite giocate nel girone 5, l’ultima delle quali è stata una mazzata con il 62-15 subito da Leicester il fine settimana scorso. Gli Aironi, con sede a Viadana dove sono stato il weekend passato, hanno vinto una partita nel girone 4 – una sconffitta shock del Biarritz per 28-27 – ma più che altro perché il club francese si è addormentato e mentalmente non è mai entrato in partita. A parte questo successo gli Aironi sono stati letteralmente schiacciati da Ulster, Bath e Biarritz in Francia. Ci si può aspettare un risultato simile dalle partite che giocherà l’Italia in questo suo dodicesimo Sei Nazioni, che inizierà sabato prossimo a Roma contro l’Irlanda. L’Italia non ha mai battuto l’Irlanda e forse non lo farà nemmeno quest’anno. Ma gli italiani hanno battuto il Galles e la Scozia nelle passate edizioni del Sei Nazioni e saranno pronti a dare nuovamente battaglia quest’anno.

Ma dobbiamo giudicare l’Italia solo per i suoi risultati sul campo? O dobbiamo considerare anche altri elementi per giustificare la loro presenza nel top del rugby europeo? Io suggerisco la seconda. In un certo senso l’atmosfera vista alla partita degli Aironi il weekend scorso non è diversa da quella degli altri ambienti rugbystici italiani. Offrono sempre a tutti un caloroso e spontaneo benvenuto; sono sorridenti e cercano sempre di darti una mano e farti sentire a tuo agio mentre sei da loro.

Non sono forse questi alcuni dei grandi valori tradizionali del rugby? Ti occorre un posto all’interno della postazione stampa anziché in tribuna? Non c’è problema, qualcuno starà in piedi per lasciarti il suo posto. Non ti funziona la connessione internet nella sala stampa? Tranquillo, puoi venire negli uffici del club e usare la connessione dei dipendenti. Mezz’ora dopo la fine dell’incontro noi giornalisti stranieri dall’Irlanda eravamo presso gli uffici del club per trasmettere i nostri articoli grazie alla loro linea internet. Ti offrono un caffé, una chiacchierata piacevole e la loro amicizia. Vecchio stile? Certamente, ma dov’è il problema? Sicuramente meglio di certe facce irritate che si vedono in giro nei club di altri stati.

Le strutture allo Stadio Flaminio di Roma sono assolutamente ordinarie per il lavoro dei media, ma non c’è nulla al di sotto dello standard quando si parla di accoglienza da parte degli uomini di rugby italiani. E’ come se capissero implicitamente i valori su cui questo grande sport è stato forgiato e sono determinati a fare del loro meglio per mantenerli vivi, sebbene magari i risultati sul campo non siano dei migliori. L’allenatore dell’Italia Nick Mallett insiste sul fatto che l’aggiunta di due club italiani nella Magners League e in Heineken Cup porterà benefici nel lungo corso per il rugby italiano. Tuttavia sottolinea che ciò non avverà dall’oggi col domani e che è comprensibile in un paese ancora dominato dal calcio. Ma talvolta in un’equazione occorre considerare anche altri fattori. Ad esempio sarebbe bello vedere una delle partite di Sei Nazioni allo Stadio San Siro di Milano, che è molto più vicino alle zone tipicamente rugbystiche d’Italia. Sarebbe un’atmosfera sensazionale. Comunque gli italiani portano molti elementi positivi al Sei Nazioni. L’entusiasmo, la gioia di vivere e la cortesia del rugby d’altri tempi sono solo alcuni. Dal mio punto di vista la loro presenza nel Sei Nazioni è un valore aggiunto.

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