Il rugby, i Bergamasco e il fango

Da Minirugby.it

Mauro e Mirco Bergamasco, fratelloni del rugby azzurro, icone del nostro sport, sono conosciuti – loro e pochissimi altri – anche al di fuori degli ancora angusti confini ovali che in Italia limitano la nostra disciplina.
Quando compaiono in tv o su una rivista, anche su un calendario, la gente sa che stiamo parlando di rugby. Lo sa, ma non sa molto altro. Ora hanno scritto un libro ma… come dicono i miei figli quando parto con qualcosa che non interessa loro… “non è di questo che volevo parlarvi”.
Più o meno. Il titolo del libro mi dà il pretesto per dire una cosa che penso da un po’: ovvero che il rugby ha due volti, quello di sport poco conosciuto e come tale identificato attorno a qualche luogo comune; e quello dello sport giocato e vissuto anche fuori dal campo.

Il rugby è uno sport bifronte.

Mentre gli esperti discutono del “movimento”, delle sorti di Nick Mallett, delle batoste che pigliamo spesso nei tornei internazionali, il rugby, lato nuca, è quello sport che riesce a farsi confondere, nello Stivale, con il football americano, che pure quasi non si pratica da noi ma che ha avuto un push televisivo in passato che ha tolto la verginità a molti ignari.
Sempre sul lato nuca, il rugby è lo sport violento, delle botte. Del bestione che picchia un altro bestione. O del ciccione che sfrutta i chilogrammi mentre altrove starebbe a guardare da lontano gli altri che giocano. Dei bambini che si fanno male.
Il rugby visto da dietro è questo.

Il rugby lato fronte, invece,  ha sole, vento e pioggia in faccia, smorfia di fatica e qualche segno, sorriso di materiale plastico anallergico.
Sempre lato fronte, il rugby, anzi, prima del rugby, già il mini rugby, è – come recita il titolo del libro dei fratelloni azzurri –andare avanti guardando indietro, contando sul compagno. Non vi è praticamente altro modo: o avanzi davanti ai tuoi compagni con la palla in mano, oggetto di kili e kili di attenzioni avversarie, o dai la palla all’avversario e poi sputi sangue per riprendertela. Ci Lotti, di continuo col tuo avversario e col terreno. Ed entrambi lasciano segni.
Ma il segno più bello sono gli abbracci tra avversari e i sorrisi dei bambini che escono dal campo a fine partita. E questo è il rugby. Da mostrare a chi non ne sa.

 

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