Convocazioni e polemiche: le risposte di Cavinato

Rugby 1823 ha intervistato Andrea Cavinato, coach dell’Italia under 20

Le convocazioni sono sempre uncampo minato, non accontentano mai nessuno e c’è sempre chi avrebbe preferito un giocatore a un altro. Ma se le critiche ci stanno sempre e i gusti personali sono, appunto, gusti; a volte le convocazioni danno il là a polemiche più politiche e territoriali. Come quelle nate tra Andrea Cavinato, allenatore dell’Italia Under 20, e la Mantovani Lazio. Pochi laziali in azzurro? Coach Cavinato non ci sta e dà i numeri.

Pochi giorni fa, durante la trasmissione “Quelli che il rugby” sulla radio romana Centro Suono Sport, l’allenatore della Mantovani Lazio Alfredo De Angelis aveva dichiarato che “Sui giovani c’è un po’ di pregiudizio da parte di alcuni rappresentanti della Fir”. Un accusa precisa, enfatizzata da appassionati e addetti ai lavori dopo che sono state diramate le convocazioni per il Sei Nazioni Under 20. Un solo laziale in lista.
Andrea Cavinato, come rispondi a queste accuse?
“Quando si fanno certe affermazioni sarebbe il caso di sapere quello che si dice. In questi giorni si radunano le nazionali Under 20 e Under 19 e i giocatori della Lazio convocati sono cinque. Cui possiamo tranquillamente aggiungere due ragazzi infortunati (come Ruben Riccioli, presente in tour in Francia a dicembre), e quindi rimasti a casa. Fanno sette giocatori della Lazio convocati o convocabili”.
Una buona media, insomma?
“Non solo. La Lazio Under 20 schiera ogni settimana in campo il numero massimo possibile di fuori quota, cioé 5 giocatori che io non posso considerare”.
Nessun pregiudizio federale, quindi?
“Partiamo da due concetti. Il primo riguarda il campionato Under 20 italiano. Sono tre squadre a comandare, Padova, Lazio e Treviso. Del Treviso ci sono 4 ragazzi convocati da me e due in Under 19. Del Petrarca quattro in Under 20 e uno in Under 19. Sono numeri così diversi dalla Lazio? E poi, parliamoci chiaro. Chi parla e mi accusa per le convocazioni può dire quanti giocatori, ora dell’Under 20, sono stati convocati prima nelle altre nazionali giovanili? E quanti hanno, in passato, rifiutato le convocazioni?”.
Ma le convocazioni, insomma, come vengono fatte?
“Io ogni settimana vedo 2/3 partite dal vivo, inoltre mi faccio mandare i video delle partite dove ci sono giocatori interessanti e mi guardo anche quelle. Un ragazzo come Mattia Carretta, mai convocato prima, arriva in azzurro proprio perché i giocatori che valgono mi vengono segnalati e io vado personalmente a vederli. Ma se vedo un giocatore, magari anche bravo, ma che non è ancora a quel livello d’eccellenza necessario per un Sei Nazioni o un Mondiale, perché dovrei convocarlo? I tecnici italiani, invece di fare del vittimismo, si chiedano come mai un giocatore di 20 anni è ancora in Under 20 e non è titolare almeno in Serie A, se non in Eccellenza. E’ quello il livello da cui si può pescare per giocare a livello internazionale, non certo dalla nostra Under 20. Ma se non vengono chiamati in prima squadra un motivo ci sarà”.
Parliamo di Sei Nazioni. Come lo vedi per l’Italia?
“E’ molto importante il Sei Nazioni quest’anno perché è l’ultimo step per arrivare al Mondiale di categoria a giugno, dove vogliamo confermarci nell’elite mondiale. Per questo motivo durante il torneo ruoteremo tutti i giocatori, per vederli in campo e dare loro la possibilità di dimostrare ciò che valgono. Sarà un Sei Nazioni molto duro, perché come qualità, soprattutto atletiche, siamo scesi rispetto all’anno scorso, ma vedo una coesione e una cattiveria agonistica maggiore”.
Rispetto agli ultimi test ci sono alcuni ritorni importanti.
“Aver ritrovato gente come Piermaria Leso o Giovanni Alberghini è sicuramente importante, per la qualità dei giocatori e per la loro esperienza, visto che erano nel gruppo anche l’anno scorso”.
Insomma, a questo Sei Nazioni andiamo davvero con la migliore Italia possibile?
“Ma secondo te un allenatore non convoca i migliori giocatori possibili? Comunque, faccio un appello a tutti, allenatori e addetti ai lavori. Se c’è un giocatore che credete meriti una chance in azzurro, che sia forte e che, magari, non conosco o non ho visto abbastanza me lo segnali. Io vengo volentieri a vederlo, a parlarci e, perché no, lo posso far venire ad allenarsi con noi. Nessuna porta è chiusa a nessuno. Che sia chiaro”.

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